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Mutuo sulla casa coniugale: chi lo paga se l’ex ha un altro figlio?

6 luglio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 luglio 2017



Separazione: se la moglie ha una nuova famiglia, il marito che le versa il mantenimento per il figlio e paga il mutuo sulla casa coniugale cointestata può chiedere al giudice una revisione dell’assegno. Vediamo a che condizioni.

Sono separato dal 2015 e ho una bambina per la quale devo versare alla mia ex un assegno mensile di 500,00 oltre all’intera quota del mutuo cointestato sulla casa coniugale in comproprietà. Quota questa che il tribunale ha definito sempre come mantenimento per mia figlia. Intanto la mia ex ha un nuovo compagno da cui ha avuto un figlio che, un giorno, erediterà una quota sulla casa. Posso chiedere una revisione della sentenza almeno per quanto attiene il pagamento del mutuo?

La legge [1] attribuisce ai genitori (sposati o meno che siano) il diritto di chiedere in ogni tempo la modifica dei provvedimenti riguardanti i figli, tra i quali quelli relativi alla misura e alla modalità del contributo economico in loro favore.

Assegno di mantenimento per i figli: quando si può chiederne la modifica?

A riguardo, l’espressione «in ogni tempo» va letta nel senso che tale domanda può essere presentata tutte le volte in cui sopraggiungano fatti nuovi rispetto al momento del provvedimento del giudice, allo scopo di meglio adattarsi alle esigenze dei minori; esigenze che sono in continuo mutamento.

Questo significa che le ragioni per chiedere la modifica delle condizioni economiche della separazione riguardanti i figli vanno sì cercate in un fatto nuovo intervenuto e che non necessariamente richiede una prova specifica (si pensi all’aumento delle esigenze dei figli legato alla loro crescita), ma che tale fatto deve avere un’incidenza concreta sull’interesse (in questo caso economico) dei figli (minori o maggiorenni non autosufficienti).

Venendo così al caso che ci riguarda, noi dobbiamo innanzitutto partire dal presupposto che la decisione del giudice della separazione, basandosi sull’analisi delle condizioni reddituali dei genitori, ha:

– da un lato escluso il diritto ad un assegno di mantenimento in favore della moglie del lettore

– e dall’altro stabilito invece l’ obbligo in capo a quest’ultimo di pagare integralmente il mutuo sulla casa coniugale quale ulteriore contributo al mantenimento della figlia, tenendo conto che si tratta dell’immobile nel quale risiede la minore.

Così facendo possiamo dire che il giudice ha non solo ritenuto di bilanciare le disparità di reddito tra i coniugi, ma anche di tutelare la minore dall’ipotetico rischio che la madre possa rendersi inadempiente all’obbligo di versare le rate del mutuo, rischiando di pregiudicare i diritti sulla casa in cui la bambina vive. Di tanto abbiamo parlato nell’articolo: Mutuo sulla casa coniugale: chi lo paga in caso di separazione?

Si dice infatti in sentenza che è vero che «Vi è una disparità di redditi, poiché quello del marito è superiore, ma in considerazione del fatto che quest’ultimo paga interamente il mutuo per la casa coniugale (casa in comunione legale fra i coniugi), con ciò contribuendo indirettamente al mantenimento della ricorrente, si può affermare che i redditi dei coniugi sono simili». Motivo per cui si provvede nel senso che l’uomo «deve contribuire al mantenimento della figlia minore, pagando l’intera rata di mutuo che grava sulla casa coniugale…».

Assegno di mantenimento per i figli: e se chi lo riceve ha creato una nuova famiglia?

Allora non è tanto dalla circostanza che la donna abbia avuto un figlio con un nuovo compagno che dobbiamo partire, quanto domandarci se, avendo (presumibilmente) intrapreso una relazione con un altro uomo (non meglio chiaro se convivente) ella abbia, se non altro indirettamente, visto aumentare le proprie capacità di reddito rispetto a quelle esaminate nel giudizio di separazione e che hanno dato luogo ai provvedimenti attualmente in vigore.

Così, nel caso in esame, non può essere certamente per una ragione di principio che il giudice potrà esonerare il lettore dal pagamento integrale del mutuo, disponendo che la sua ex ne paghi una parte (e ciò anche se la casa coniugale – se non venduta prima – un domani ricadrà, per la metà appartenente alla donna, anche nella successione dell’altro figlio). Il giudice, invece, potrà farlo solo se risulti accertato che, stante l’intrapresa nuova relazione, la donna abbia visto aumentare le proprie capacità di reddito grazie al contributo economico del nuovo compagno. Facendo diversamente, egli rischierebbe di pregiudicare l’interesse del minore.

Modifica dell’assegno per i figli: va tutelato l’interesse dei minori

Mi spiego meglio facendo un esempio pratico: supponiamo che il compagno della moglie del lettore sia disoccupato, non abbia reddito o non contribuisca, se non in misura minimale, ai bisogni del proprio bambino. In tal caso, modificare l’attuale provvedimento in vigore, disponendo l’obbligo in capo alla madre di pagare parte della rata del mutuo costituirebbe un provvedimento in sicuro danno alla figlia del lettore, visto che, di fatto, la donna non solo ha una condizione economica immutata, ma – se vogliamo – addirittura peggiorata, dovendo ora provvedere ai bisogni di due bambini.

In altre parole, un simile provvedimento potrebbe pregiudicare astrattamente il diritto della minore a conservare il tenore di vita di cui ha goduto quando la famiglia era unita, in quanto la madre, dovendo pagare parte del mutuo, disporrebbe di una somma inferiore per contribuire ai suoi bisogni.

Richiesta di modifica dell’assegno per i figli: cosa occorre provare?

Questo vuol dire, all’atto pratico, che il lettore non potrebbe ottenere una automatica modifica delle condizioni economiche della separazione per il solo fatto che la sua ex ha avuto un altro figlio, se poi la situazione reddituale degli ex coniugi sia rimasta inalterata rispetto al momento della sentenza. Ma potrà ottenere una qualche modifica solo se la sua ex, grazie al contributo del nuovo partner, si trovi sostanzialmente a veder riequilibrate le proprie capacità di spesa.

Ciò non esclude che il lettore possa, alla luce della nuova situazione venutasi a creare, chiedere al giudice di non dover pagare più l’intera rata del mutuo. Ma al contempo, egli dovrebbe anche chiedere di rivedere l’importo dell’attuale assegno di mantenimento per la figlia. Importo che (va precisato) potrebbe, ipoteticamente, anche essere maggiore dell’attuale se risultasse che le capacità economiche della sua ex non sono mutate ma si  sono addirittura ridotte.

Dunque, la valutazione del giudice va fatta con riferimento al caso concreto e alle prove esibite nel procedimento, verificando se e in che misura la creazione della nuova famiglia abbia migliorato la situazione economica della madre della bambina.

Il consiglio per il lettore, pertanto, è di valutare opportunamente, anche con un legale di fiducia, la convenienza dell’istanza di modifica anche a seguito di opportune indagini sull’attuale reddito della sua ex alla luce della nuova relazione intrapresa.

In ogni caso, tenuto conto dell’importanza che tra i genitori si mantenga un rapporto il più sereno possibile nell’interesse della minore, sarà opportuno lavorare per la ricerca di un accordo di modifica delle condizioni di separazione anche avvalendosi  (tra le varie opzioni offerte dalla legge) – al più recente strumento della negoziazione assistita da avvocati.

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