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Lo sai che? Si pagano le tasse sui bitcoin?

Lo sai che? Pubblicato il 11 luglio 2017





> Lo sai che? Pubblicato il 11 luglio 2017

Le operazioni a pronti (acquisti e vendite) di bitcoin non generano redditi imponibili

Il Bitcoin, moneta virtuale utilizzata per transazioni online, concepita nel 2008 da un individuo noto solo con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto (mai individuato), non offre chiarezza nella tracciabilità e può essere pertanto strumento per riciclaggio di denaro, e altri gravi reati.

In particolare, infatti, in caso di trasferimento di Bitcoin non c’è modo di poter individuare l’identità reale delle persone coinvolte nelle operazioni e, soprattutto, del nuovo proprietario, identificato solo da un codice numerico.

Ma quali sono le caratteristiche di Bitcoin e come funziona materialmente? Questa moneta virtuale non richiede intermediari e non fa uso di un ente centrale (cioè di una Banca).

Come una qualsiasi moneta i Bitcoin permettono comunque l’acquisto di beni e servizi ed esistono diversi siti dove è possibile cambiare i propri Bitcoin con Dollari, Euro, Yen o altre valute

I Bitcoin possono infine essere accantonati in un portafoglio elettronico nel proprio pc, oppure affidati a una banca elettronica gestita dagli stessi ideatori di Bitcoin.

A differenza degli acquisti con carta di credito, le transazioni avvengono in modo assolutamente anonimo.

Altra questione (e non di poco conto) è poi se e come transazioni/investimenti effettuati con il denaro digitale devono essere tassati. E su questo una prima risposta dell’Agenzia delle Entrate c’è già.

Il 2 settembre 2016 l’Agenzia delle Entrate ha infatti emesso una Risoluzione, con la quale ha preso nette posizioni in tema di Bitcoin. Tra le varie affermazioni quella più rilevante è la seguente: le operazioni a pronti (acquisti e vendite) di valuta non generano redditi imponibili mancando la finalità speculativa.

I guadagni di tipo speculativo, in linea generale, debbono essere dichiarati come redditi diversi.

I bitcoin, moneta virtuale assimilabile a valuta corrente estera, in caso di scambi rilevanti che producano guadagni di tipo speculativo, potrebbero dunque, in linea generale, generare plusvalenze da dichiarare (appunto nella sezione redditi diversi).

Ma, da come si esprime l’Agenzia nella Risoluzione citata, sembra potersi invece concludere che tali operazioni non possano mai essere considerate speculative, a prescindere anche dalla rilevanza o meno degli scambi.

Tali redditi, in base ai principi generali, potrebbero del resto essere considerati redditi derivanti dall’impiego di capitale e, considerato che derivano da un evento incerto (anche considerata la variabilità delle quotazioni dei bitcoin), la disciplina applicabile potrebbe essere già presente nel sistema legislativo. In tal caso allora il reddito imponibile sarebbe pari alla differenza tra il costo di acquisto e il valore o corrispettivo di vendita, con applicazione della ritenuta del 26%. Ma, a netto favore per il contribuente, non è questa l’interpretazione seguita nella Risoluzione. E dunque, se vi fidate della moneta virtuale, l’investimento in bitcoin, oscillazioni permettendo, almeno da un punto di vista fiscale può risultare molto conveniente. 

note

Risoluzione Agenzia Entrate n 72/e del 2 settembre 2016

Art. 67, comma 1, lett. c ter del Decreto del Presidente della Repubblica n. 917/86


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1 Commento

  1. Buongiorno,

    la non imponibiltà risulterebbe solo su operazioni private o anche tramite piattaforme trading? Se compro criptovalute tramite un normale broker online vale la stessa risoluzione?

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