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Come saldare debiti se non si ha più nulla?

7 luglio 2017


Come saldare debiti se non si ha più nulla?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 luglio 2017



Sono stata sfrattata e mi hanno pignorato tutto. Ho ricevuto un atto di precetto per pagamento somme sempre per lo stesso sfratto di morosità dallo studio legale della proprietà. Non ho più nulla. Che fare?

Nel caso della lettrice, come in tutti i casi simili al suo, se precedenti pignoramenti non hanno soddisfatto o non hanno soddisfatto del tutto il creditore, quest’ultimo può e potrà sempre tentare nuove azioni esecutive (quindi nuovi pignoramenti) sugli stessi beni o su altri beni di proprietà del debitore (cioè intestati alla lettrice) finché riuscirà ad ottenere l’integrale soddisfacimento del proprio credito o finché verificherà che questo risultato è impossibile da ottenere perché lei non ha beni a sufficienza oppure perché questi beni, pur pignorati, restano invenduti.

Il precetto che è stato da ultimo notificato è, perciò, un nuovo tentativo del creditore di recuperare il credito riconosciuto dal giudice (probabilmente nel decreto ingiuntivo ottenuto nel procedimento di convalida di sfratto). Il creditore potrà pignorare nuovamente gli stessi beni precedentemente invenduti (se fosse in grado di trovarli in qualsiasi luogo che appartenga al debitore), oppure tentare pignoramenti di conti correnti bancari o postali [1]; infatti, il creditore può anche ottenere l’autorizzazione dal presidente del tribunale affinchè l’ufficiale giudiziario acceda ai dati dell’anagrafe tributaria dove potrà verificare anche eventuali rapporti che il debitore intrattiene con istituti di credito. Resta sempre la possibilità, per somme ingenti, anche di pignorare gli immobili di proprietà del debitore (anche se il debitore fosse proprietario di quote di immobili).

Fatta questa premessa, è chiaro che onde evitare nuovi pignoramenti degli stessi beni oppure, se la lettrice ne fosse titolare, onde evitare pignoramenti di conti correnti bancari o postali, potrebbe avviare trattative per accordarsi su un pagamento rateale dell’importo residuo che deve essere ancora corrisposto al proprietario dell’immobile dove esercita la sua attività. Potrebbe, cioè, tentare di concordare con il suo creditore un piano rateale per il pagamento del credito residuo (sovente questi accordi prevedono il rilascio di cambiali a garanzia del pagamento rateale pattuito). Chiaramente l’accordo, se raggiunto, prevederà anche il pagamento delle spese legali liquidate dal giudice nel decreto ingiuntivo e quelle successivamente sostenute dal creditore per tentare il recupero del proprio credito (sia per le ulteriori spese legali che per gli oneri fiscali e le spese degli atti posti in essere, cioè i bolli acquistati per il compimento dei precetti e dei pignoramenti e le spese sostenute per la notificazione degli atti che sono stati recapitati e per i diritti spettanti all’ufficiale giudiziario). Se, invece, non fosse possibile raggiungere alcun accordo a saldo e stralcio con il creditore (o la lettrice non volesse affatto raggiungerlo), il creditore proseguirà il suo nuovo tentativo di recupero forzoso del credito pignorando beni di sua proprietà (come poc’anzi evidenziato) nella speranza che i nuovi pignoramenti abbiano l’esito sperato (o attraverso la vendita all’asta ad un prezzo che copra integralmente il suo debito o con il pignoramento delle somme esistenti su eventuali conti correnti lei intestati che abbiano un attivo sufficiente a coprire le somme dovute).

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Angelo Forte

note

[1] Art. 492 bis cod. proc. civ.


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