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Quando una condanna penale diventa definitiva?

7 luglio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 luglio 2017



La condanna penale diventa definitiva quando sono stati esauriti i tre gradi di giudizio o sono inutilmente decorsi i termini per impugnare la sentenza.

Nel processo penale, a differenza di quello civile nel quale la sentenza di primo grado è «immediatamente esecutiva», la sentenza di condanna (o di assoluzione) diviene definitiva solo dopo che sono stati celebrati i cosiddetti «tre gradi di giudizio» o quando siano inutilmente decorsi i termini per impugnare la sentenza.

I tre gradi di giudizio        

Come molti già sapranno, il nostro sistema processuale prevede tre gradi di giudizio: processo di primo grado, processo di appello, giudizio di cassazione. Quello che forse non tutti sanno è che mentre i primi due gradi di giudizio sono, per così dire, a cognizione piena, quello di cassazione è un giudizio esclusivamente di legittimità.

Volendo semplificare il concetto possiamo dire che mentre nel giudizio di primo grado e in quello di appello si tratta sia del «fatto» (inteso quale reato per il quale si è processati) sia del «diritto» (cioè dell’inquadramento giuridico e delle regole previste per lo svolgimento del processo), in cassazione ha rilievo solo il profilo giuridico, non potendo la corte di cassazione, trattare del fatto storico (reato) se non dal punto di vista più strettamente giuridico.

Il principio di non colpevolezza

Il fatto che la sentenza di condanna sia di primo grado che di appello, non sia immediatamente esecutiva, determina una serie di effetti, tra i quali quello, sancito nel principio costituzionale di non colpevolezza [1], secondo il quale l’imputato deve essere considerato «non colpevole» fino a quando non sarà condannato in via definitiva.

Questo significa anche, in buona sostanza e volendo semplificare, che nella «logica complessiva di sistema» la custodia cautelare (volgarmente detta: carcerazione preventiva) costituisce, a determinate condizioni, una eccezione nel senso che, con essa, viene a essere privato della libertà personale un soggetto formalmente innocente.

Cosa significa che la sentenza è definitiva?

La sentenza definitiva è quella che non può più essere impugnata con gli ordinari «mezzi di impugnazione» le cui statuizioni sono, perciò, da considerare irrevocabili. Mi spiego meglio facendo un esempio.

Immaginiamo che Tizio sia accusato di aver rubato in casa di Caio e che, per questo motivo, sia condannato in primo grado alla pena di quattro anni di reclusione e alla multa di cinquecento euro, perché ritenuto responsabile di «furto in abitazione» [2].

Entro specifici termini previsti dalla legge [3] Tizio potrà impugnare la sentenza di primo grado presentando «ricorso in appello». La presentazione del ricorso in appello avvierà un nuovo giudizio, dinanzi a giudici diversi (la Corte di appello) che ben potrebbe concludersi con la sua assoluzione. Avverso la sentenza di appello potrà, poi, proporre «ricorso per cassazione». Solo alla fine di questo iter (o se non ha impugnato la sentenza nei termini previsti dalla legge) potrà dirsi che Tizio è colpevole per aver rubato a casa di Caio e che per questo reato è stato condannato in via definitiva.

Cosa succede quando la condanna è definitiva?

La condanna definitiva deve essere, come si dice con terminologia giuridica, «eseguita» deve, cioè, darsi esecuzione alla condanna comminata in sentenza. Nell’esempio che poco sopra si è fatto, non a caso è stata indicata come condanna quella della reclusione a quattro anni perché, in pratica, non tutte le condanne anche a pene detentive determinano poi l’effetto di andare in prigione. Vediamo alcuni casi.

La pena sospesa

 È anzitutto previsto, in via generale, la possibilità che il giudice nell’emettere sentenza di condanna alla pena non superiore ai due anni di reclusione, possa ordinare che la stessa resti sospesa se ritiene che il colpevole si asterrà per il futuro dal commettere altri reati [4]. Il beneficio può essere concesso anche più di una volta ma sempre nei limiti, complessivamente, degli anni due. In caso di ulteriore condanna per un altro reato commesso durante il periodo di sospensione, si procederà alla revoca e il condannato dovrà espiare entrambe le condanne.

Le misure alternative alla detenzione

Salvo che per alcuni e specifici reati giudicati di particolare allarme sociale (tra i quali si annovera anche il furto in abitazione) la legge prevede [5] che prima di procedere alla incarcerazione del condannato si debba procedere alla sospensione dell’«ordine di esecuzione».

L’ordine di esecuzione è un provvedimento (un atto) di competenza del pubblico ministero con il quale, in buona sostanza, si va a determinare la quantità di pena che deve essere espiata dal condannato. Se la condanna da eseguire non supera i tre anni la esecuzione rimane sospesa per trena giorni, entro i quali il condannato può avanzare richiesta di una delle «misure alternative alla detenzione» previste dalla legge sull’ordinamento penitenziario. Ai fini del calcolo della pena da eseguire la misura alternativa equivale a quella detentiva.

Cosa succede se viene assolto un colpevole?

Può accadere, e accade, che nonostante l’effettiva colpevolezza (il reato è stato veramente commesso) non si venga condannati perché, ad esempio, mancano le prove della responsabilità e il colpevole viene assolto. Anche per la sentenza di assoluzione valgono le stesse considerazioni che sono state fatte rispetto a quella di condanna circa il suo «passaggio in giudicato». Se il colpevole viene assolto con sentenza definitiva, non potrà più essere processato e condannato per quel reato anche se dovessero poi essere scoperte nuove prove che dimostrano certamente la sua responsabilità.

note

[1] Art. 27 cost.

[2] Art. 624 bis cod.pen.

[3] Art. 585 cod.proc.pen.

[4] Artt. 164 e ss cod.pen.

[5] Art. 656 cod.proc.pen

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