Prestazioni occasionali, retribuito anche chi non lavora

21 luglio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 luglio 2017



Contratti di prestazione occasionale: paga di 4 ore anche per chi ne lavora una, possibilità di confermare l’attività non svolta.

Il lavoratore che svolge l’attività occasionale per una sola ora riceve la retribuzione di 4 ore di lavoro; inoltre, se per qualche motivo la prestazione non viene svolta, il lavoratore può comunque confermarla, impedendo al committente di comunicare la revoca, mentre, se la revoca è già comunicata, può annullarla. Il tutto, senza che sia previsto, a favore del committente, un mezzo per fare le proprie ragioni.

È quanto emerge dall’attenta lettura della circolare Inps [1] che specifica le istruzioni sull’attivazione dei contratti di prestazione occasionale, noti anche come presto. Un regime che, certamente, offre una maggiore tutela ai lavoratori, rispetto ai vecchi voucher, ma che, dall’altra parte, lascia il committente (o utilizzatore) scoperto di tutela nel caso in cui il lavoratore sia in mala fede. Ma procediamo per ordine e vediamo quali sono i punti della disciplina dei presto più discutibili.

Presto: paga minima di 4 ore

Innanzitutto, è previsto che la paga, per il contratto di prestazione occasionale, può partire da un minimo di 4 ore, anche se la prestazione viene effettuata per un’ora soltanto. La disposizione è stata formulata in questo modo perché ai tempi dei voucher si erano verificati notevoli abusi riguardo al pagamento delle ore di lavoro effettivamente prestate: in diversi casi, addirittura, il datore di lavoro “copriva” un intero weekend di attività con un solo voucher, pari a un’ora di lavoro.

Tuttavia, a questa problematica ovviava, almeno in parte, la disposizione, entrata in vigore nell’ottobre 2016, che obbligava il datore, pena pesanti conseguenze, a comunicare preventivamente ora di inizio e termine della prestazione, assieme, ovviamente, ai dati del lavoratore e al luogo di svolgimento dell’attività. Questa comunicazione preventiva, da effettuarsi almeno 60 minuti prima dell’attività,  è obbligatoria anche per i contratti di prestazione occasionale: se non si invia la comunicazione, si applica una sanzione amministrativa pecuniaria che va da un minimo di 500 euro a un massimo di 2.500 euro, per ogni prestazione lavorativa giornaliera per cui risulta accertata la violazione.

Vero è che le sanzioni, per quanto severe, possono non bastare a scoraggiare chi vuole commettere abusi sull’utilizzo dei presto, e questo giustificherebbe la previsione della paga minima di 4 ore di lavoro.

Tuttavia, tale disposizione potrebbe anche avere un effetto negativo, quello, cioè, di scoraggiare i committenti a ricorrere ai presto, lasciando così i lavoratori completamente sprovvisti di tutela. A tal proposito, bisogna ricordare che il costo effettivo minimo di una prestazione occasionale non si limita ai 36 euro, che sono la retribuzione netta del lavoratore: a tale cifra vanno aggiunti i costi relativi a contributi e premi assicurativi, interamente a carico dell’utilizzatore.

Presto: conferma e revoca della prestazione lavorativa

Esiste, poi, un altro grave problema, che si verifica quando, nonostante la comunicazione preventiva della prestazione occasionale, l’attività lavorativa non sia effettivamente svolta.

In questo caso, il datore di lavoro ha la possibilità di revocarla, purché ciò avvenga entro le ore 24del 3° giorno successivo a quello originariamente previsto per lo svolgimento della prestazione. Il lavoratore, però, al quale l’Inps comunica la revoca, ha la possibilità di annullare la revoca stessa: a questo punto, l’utilizzatore non può fare più nulla per ribadire le proprie ragioni.

Il lavoratore, peraltro, può provvedere direttamente alla conferma della prestazione, in modo che la revoca non possa avvenire: anche in questo caso, il datore di lavoro non può far nulla per opporsi.

La normativa è stata formulata in questo modo per offrire una tutela completa al lavoratore, senza considerare, però, che quest’ultimo potrebbe agire in mala fede: nel caso in cui la revoca sia annullata, o sia effettuata direttamente la conferma, difatti, il lavoratore riceve comunque il pagamento della prestazione da parte dell’Inps. In questi casi, non è comunque l’istituto a rimetterci, ma il committente che, prima di poter attivare la prestazione, deve aver già versato la provvista necessaria alla sua copertura.

Le problematiche descritte, ad ogni modo, sono solo alcuni dei profili che destano perplessità, in materia di prestazioni occasionali. È necessario, per evitare abusi da parte di entrambe le parti del contratto, che siano forniti maggiori chiarimenti.

Per maggiori approfondimenti, si veda la Guida completa alle prestazioni occasionali.

note

[1] Inps Circ. n. 107/2017.

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