Diritto e Fisco | Articoli

Come fare denuncia di lavoro in nero

7 luglio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 luglio 2017



Chi non ha regolare contratto può fare segnalazione alla Guardia di Finanza o all’Ispettorato del lavoro senza rischiare nulla. Per l’azienda, pesanti sanzioni.

 

Dicono che sia tutta colpa della crisi. Ma c’è chi questa crisi la cavalca meglio di quanto John Wayne cavalcasse il suo cavallo nel lontano West, ponendola come scusa per sfruttare qualche disperato costretto a sgobbare dalla mattina alla sera per quattro soldi, senza contratto, senza assicurazione. E, se non gli sta bene, sa che il giorno dopo ci sarà un altro al suo posto.

Nonostante i controlli siano aumentati (così ci dicono) la piaga del lavoro nero è ancora molto diffusa in Italia. Oltre alle ispezioni dell’autorità competente, c’è un altro modo per debellarla: avere il coraggio di denunciare la propria situazione.

Il lavoratore ha tutto da guadagnare, anzi: il suo rapporto di lavoro verrà automaticamente convertito in contratto a tempo indeterminato e, quindi, il dipendente non potrà essere licenziato se non per giusta causa. E’, invece, il datore di lavoro chi ha tutto da perdere: dovrà pagare pesanti sanzioni.

Vediamo, allora, come fare denuncia di lavoro in nero.

 

La denuncia di lavoro in nero alla Guardia di Finanza

Possibilità numero 1 per fare denuncia di lavoro in nero: rivolgersi alla Guardia di Finanza. Si può inviare una segnalazione compilando l’apposito modulo per denunciare un lavoro in nero.

La segnalazione alla Guardia di Finanza non potrà essere anonima ma sarà, comunque protetta. C’è bisogno di un firmatario, ma sia la giurisprudenza [1] sia Ministero del Lavoro [2] consentono – anzi, consigliano – di tenere segrete l’identità e le dichiarazioni di chi si decide a fare denuncia di lavoro nero. Quindi, il datore di lavoro non potrà in alcun modo pretendere di sapere chi l’ha denunciato e che cosa ha detto alle Fiamme Gialle. Si eviterà così di mettere in grave difficoltà chi ha inviato la segnalazione.

E’ anche vero che alcuni tribunali hanno riconosciuto in passato il diritto del datore di lavoro ad accedere al contenuto di quel modulo in modo da potersi difendere meglio [3]. Tuttavia, c’è un modo per tutelare maggiormente il lavoratore. Quale? Come fare denuncia di lavoro nero nella maniera più discreta possibile?

La risposta è semplice: chiedere di farlo ad una terza persona il cui legame con il lavoratore che vuole denunciare la propria situazione sia sconosciuto al datore di lavoro. Certo, non sarebbe efficace incaricare la propria moglie, il figlio o il fratello. Ma sì, ad esempio, un amico fidato (e disponibile). La denuncia di lavoro in nero alla Guardia di Finanza, infatti, può essere presentata da una terza persona, non necessariamente impiegata nella stessa azienda.

Che cosa farà la Guardia di Finanza, una volta ricevuta la segnalazione? Può decidere di avviare un controllo con i propri uomini oppure di coinvolgere a tal fine l’Ispettorato del lavoro, inviando gli atti alla Direzione del lavoro.

La denuncia di lavoro in nero all’Ispettorato del lavoro

Possibilità numero 2: rivolgersi all’ufficio dell’Ispettorato del lavoro presso la Direzione del lavoro competente nel territorio in cui si trova l’azienda per la quale si lavora in nero. Come fare denuncia, in questo caso? E’ possibile inviarla via posta elettronica certificata (Pec) oppure con lettera raccomandata a/r appoggiandosi ad un avvocato. Ma il lavoratore può anche recarsi di persona presso gli uffici dell’Ispettorato e presentare la denuncia di lavoro in nero mostrando un documento di identità. L’interessato riceverà copia della denuncia.

Che cosa farà l’Ispettorato del lavoro una volta ricevuta la segnalazione? Dipende.

Se il problema presentato dal lavoratore è di tipo retributivo, l’Ispettorato fisserà un incontro per tentare di trovare un accordo di conciliazione monocratica. All’azienda verrà imposto di mettere in regola il dipendente e di riconoscergli tutti gli arretrati entro un certo termine. Se, trascorso questo periodo, il datore di lavoro non ha ancora messo in regola il dipendente, la Direzione del lavoro manda i suoi ispettori e scattano le sanzioni.

Può darsi, però, che la denuncia di lavoro in nero presentata riguardi proprio la mancanza di un regolare contratto, per quanto il dipendente sia stato pagato tutti i mesi. O, ancora, il mancato pagamento della malattia, della maternità, degli assegni familiari. In questi casi, l’Ispettorato del lavoro effettua in breve tempo un controllo. In caso di irregolarità, l’Inps provvede a compensare in busta paga i contributi previdenziali non versati dall’azienda, conguaglio che comporta la consumazione del reato di indebita percezione di contributi statali.

Lavoro in nero: fare causa all’azienda

Per recuperare alcune mancate competenze non basta fare denuncia di lavoro in nero. Si otterrà, certamente, di essere messi in regola e il datore di lavoro, come vedremo tra poco, dovrà pagare delle sanzioni piuttosto pesanti. Ma se il lavoratore vuole recuperare i soldi degli straordinari non pagati, le maggiorazioni del lavoro festivo, l’indennità di malattia o di maternità, ecc., dovrà fare causa all’azienda.

In questo caso è necessario l’intervento di un avvocato, il quale si rivolgerà al Tribunale del Lavoro competente.

Il tempo di prescrizione per una causa di lavoro nero è di 5 anni dalla cessazione del rapporto

Sarà sicuramente interessante leggere la nostra guida Fare causa per lavoro in nero, in cui si possono trovare tutti i chiarimenti sulle prove da produrre (di solito si tratta di testimoni), sui costi da sostenere (se hai un reddito inferiore a 11.528,41 euro annui puoi accedere al gratuito patrocinio), ecc.

Fare denuncia di lavoro in nero: che cosa si rischia

Come detto, il lavoratore che intende fare denuncia di lavoro in nero non rischia nulla, a meno che in quel momento stia prendendo l’indennità di disoccupazione, cioè la Naspi. Il lavoratore in questione potrebbe essere a sua volta denunciato per indebita percezione di contributi statali.

Ha tutto da perdere, invece, il datore di lavoro. Sarà costretto a pagare una sanzione amministrativa e ad affrontare altre conseguenze civili.

Tutti i dettagli nel nostro articolo Lavoro in nero: conseguenze per datore di lavoro e azienda.

note

[1] Cons. St. sent. n. 736/2009 del 9.02.2009.

[2] DM n. 757/1994.

[3] Tar Basilicata, sent. n.797/02; Tar Veneto, sent. n. 1801/06; Tar. Abruzzo, sent. n. 497/08. Con la sent. n.1842/08 il Consiglio ha seccamente ritenuto che nessuna ragione possa giustificare una deroga al principio di riservatezza che fa capo ai lavoratori che hanno reso dichiarazioni, quand’anche il rapporto di lavoro sia cessato. Ma la grossa novità introdotta da questa decisione sta nell’aver spostato, per la prima volta, il baricentro della questione sul fondamentale interesse della Pubblica Amministrazione ad acquisire tutte le informazioni necessarie allo svolgimento di un efficace accertamento ispettivo.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

1 Commento

  1. Buongiorno :Volevo solo domandare ,ma se una persona ha gia un buon lavoro ben retribuito ed è ingordo ,quando a finito il lavoro penso che non potrebbe andare a lavorare in nero ??…..Grazie Nico .

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI