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Lo sai che? Condanna per corruzione

Lo sai che? Pubblicato il 21 luglio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 21 luglio 2017

Cosa rischia il pubblico ufficiale per accettare o chiedere soldi o regali a cambio di favori? E cosa rischia chi paga? Ecco quando scatta il reato.

«Si dice che l’occasione fa l’uomo ladro, ma anche per la donna non ci metterei la mano sul fuoco». Antonio De Curtis, in arte Totò, sintetizzava così un fenomeno assai diffuso tra chi ha l’opportunità di guadagnare soldi o di trarre dei benefici in modo illecito appena gli si presenta l’opportunità. E’ quello che si chiama reato di corruzione, di cui, purtroppo, in Italia (come in tanti altri Paesi) si sente parlare da una vita.

C’è chi la passa liscia, c’è chi finisce in galera e c’è chi di trincera dietro l’immunità garantita dalla politica in attesa che il suo reato cada in prescrizione.

Ma vediamo quando si rischia una condanna per corruzione e che cosa si rischia quando si viene sorpresi «con le mani nella marmellata».

La corruzione per l’esercizio della funzione

Nell’ambito di questo reato, rischia una condanna per corruzione il pubblico ufficiale che, nell’esercizio della propria funzione o dei propri poteri, riceve indebitamente per sé o per una terza persona, denaro o altra utilità oppure ne accetta la promessa [1].

E’ il caso, ad esempio, del sindaco o del presidente della Regione che riceve le famose «mazzette» oppure biglietti aerei per vacanze gratis, ingressi omaggio alle partite o ai concerti per i figli, anelli o braccialetti per la moglie, ecc., da parte di un imprenditore o da un professionista che vuole «tenersi buona» la figura istituzionale in modo da trarne vantaggio con qualche favore (un appalto agevolato, ad esempio).

Che cosa si rischia in caso di condanna per corruzione in questo caso? La reclusione da 1 a 6 anni. Stessa pena, ridotta di un terzo, per chi induce un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio alla corruzione per l’esercizio della funzione.

La corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio

A differenza della condotta citata in precedenza, commette questo reato (e quindi rischia una condanna per corruzione) il pubblico ufficiale che omette o ritarda un atto del suo ufficio oppure compie un atto contrario al suo dovere e, così facendo, garantisce a sé o ad una terza persona, denaro o altra utilità o ne accetta la promessa [2].

Ad esempio: il pubblico ufficiale che non fa pagare una multa in cambio di soldi o di regali, l’assessore che cestina una domanda di appalto in modo da favorire chi gli ha promesso in cambio una somma di denaro, ecc.

Cosa si rischia in caso di condanna? La reclusione da 6 a 10 anni. Ma la pena aumenta se il fatto oggetto della corruzione consiste nel conferimento di pubblici impieghi, stipendi o pensioni o la stipula di contratti che interessano la Pubblica amministrazione a cui appartiene il pubblico ufficiale [3]. Stessa pena, ridotta a un terzo, per chi induce a questo tipo di corruzione.

La corruzione in atti giudiziari

Qui il discorso diventa ancora più grave e, pertanto, le pene aumentano in caso di condanna per corruzione. Quella in atti giudiziari viene commessa quando qualcuno tenta di favorire o danneggiare una parte in un processo civile, penale o amministrativo.

E’ il caso, ad esempio, di chi promette dei soldi o dei regali a un giudice per ottenere un’assoluzione per sé o una condanna per un’altra persona. Ma anche di chi paga un testimone affinché, durante il processo, sostenga una versione di comodo (il teste verrà accusato di falsa testimonianza, mentre l’imputato dovrà rispondere di corruzione in atti giudiziari).

Cosa si rischia in caso di condanna per corruzione? La reclusione da 6 a 12 anni. La pena diventa:

  • da 6 a 14 anni di reclusione se il fatto provoca un’ingiusta condanna alla reclusione non superiore a 5 anni;
  • da 8 a 20 anni di reclusione se il fatto provoca l’ingiusta condanna alla reclusione superiore ai 5 anni o all’ergastolo.

Induzione indebita a dare o promettere utilità

C’è un altro tipo di comportamento che, in parole estremamente povere, si potrebbe chiamare «corruzione indiretta» ma che, a tutti gli effetti, di corruzione si tratta. E’ la cosiddetta induzione indebita a fare o promettere utilità. In che cosa consiste?

Commette questo reato il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che, abusando della sua posizione e dei suoi poteri, induce qualcuno a dare o a promettere in modo illecito regali o denaro [4].

L’esempio più chiaro può essere quello del pubblico ufficiale che, durante un controllo, spiega al titolare di un locale che sarebbe meglio dargli dei soldi sotto banco anziché pagare la multa per le irregolarità contestate.

Cosa si rischia in caso di condanna? La reclusione da 6 anni a 10 anni e 6 mesi. Ma anche chi ha voluto evitare il salasso e ha pagato illecitamente può passare dei guai: rischia la reclusione fino a 3 anni.

Quando si può parlare reato di corruzione

Affinché ci sia il reato, e quindi si possa arrivare ad una condanna per corruzione, non basta la prova della semplice consegna del regalo o del denaro, ma bisogna dimostrare che quel regalo o quel denaro servono a convincere un pubblico ufficiale a tenere un comportamento contrario ai suoi doveri d’ufficio.

In altre parole: io posso fare un regalo al mio amico sindaco perché mi sta simpatico, perché è il suo compleanno o perché mi ha prestato la sua casa al mare per le vacanze. Quello che non posso fare, invece, è regalargli un Rolex perché, di nascosto, cestina le mie multe e non mi fa pagare le tasse comunali (comunque, con quel che mi costa il Rolex, faccio prima a pagare le multe e le tasse). Nel primo caso, la corruzione non esiste (non è vietato che mi stia simpatico, che compia gli anni o che mi presti la casa). Nel secondo, invece, sì, in quanto mantiene un comportamento contrario al suo dovere di sindaco.

Sulla questione si è espressa la Cassazione con una sentenza [5] in cui ha stabilito che, per accertare il reato di corruzione propria, sempre che sia provata la consegna di denaro o di altra utilità in favore del pubblico ufficiale, è necessario dimostrare che l’attuazione dell’atto contrario ai doveri d’ufficio è stato la causa della prestazione dell’utilità e della sua accettazione da parte del pubblico ufficiale.

Insomma: il sindaco mi straccia le multe perché gli do dei soldi. Solo a questo punto scatta il reato e si può arrivare alla condanna per corruzione.

note

[1] Art. 318 cod. pen.

[2] Art. 319 cod. pen.

[3] Art. 319-bis cod. pen.

[4] Art. 319-quarter cod. pen.

[5] Cass. VI sez. pen., sent. n. 39008/2016 e n. 5017/2001.

Autore immagine: 123rf.com


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