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Lo sai che? Sulle clausole vessatorie ci vuole sempre la firma?

Lo sai che? Pubblicato il 9 luglio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 9 luglio 2017

L’obbligo della specifica approvazione delle clausole vessatorie vale solo per quei contratti redatti da una sola parte, senza che l’altra abbia potuto modificarne il contenuto.

Alzi la mano chi non si è mai chiesto a cosa servono tutte quelle firme quando si conclude un contratto. Non ne basterebbe una sola alla fine dell’ultimo foglio? La ragione è semplice. Le condizioni generali di contratto vengono normalmente predisposte in anticipo e in modo standardizzato dall’azienda onde uniformare tutti i rapporti con i numerosi clienti ed evitare singole e inutili trattative (si pensi ai moduli delle compagnie telefoniche o delle banche). Il cliente viene messo dinanzi alla scrittura già bell’e pronta e non ha la possibilità di modificarne il contenuto. Insomma, il contratto viene predisposto in modo unilaterale da parte del soggetto “più forte” economicamente perdendo quella sua tipica caratteristica che è «l’incontro di due volontà» a formazione progressiva. Proprio per ciò, la legge richiede che, per le clausole più svantaggiose a carico del consumatore (le cosiddette «clausole vessatorie»), questi debba mettere una seconda sottoscrizione. Tanto al fine di renderlo più consapevole degli eventuali svantaggi che l’impegno potrebbe comportare.

Quando sono valide le clausole vessatorie?

Tutto ciò che abbiamo appena detto avviene materialmente nel seguente modo:

  • alla fine di tutte le clausole del contratto, viene richiesta una prima firma da parte di entrambe le parti;
  • successivamente viene inserita una clausola in cui si dà atto che «le parti hanno preso cosciente e consapevole visione delle clausole vessatorie riportate agli articoli …».

Se manca la seconda firma – quella sulla clausola che richiama le clausole vessatorie contenute nel contratto – dette clausole non hanno effetto solo per il contraente più debole, che come detto è colui che non ha predisposto il contratto ma se l’è visto presentare già prestampato dall’azienda (il consumatore). In pratica significa che, se ad esempio è presente una clausola che stabilisce l’automatico rinnovo del contratto in mancanza di disdetta (il che costituisce clausola vessatoria), è come se la stessa non fosse mai stata scritta e il contratto si considera scaduto al primo termine, senza che valga il rinnovo.

Non sempre le clausole vessatorie vanno firmate

Proprio sulla scorta di quanto abbiamo detto si evince che le clausole vessatorie non richiedono invece la doppia sottoscrizione quando il contratto è frutto di una trattativa congiunta delle parti, che ne discutono il contenuto e lo modificano apportando il proprio contributo. Insomma, quando il contratto non è un “prestampato” non c’è bisogno che le clausole vessatorie siano richiamate a fine della scrittura e sia apposta un’ulteriore sigla.

Proprio per garantirsi questa sicurezza ed evitare sin da principio che possano sorgere contestazioni, è opportuno inserire, al termine del contratto, una clausola che contenga una dicitura simile a quella che suggeriamo qui di seguito:

«Il presente contratto è stato concordato e scritto da ambedue le parti a seguito di lunga e meditata trattativa; non è pertanto l’opera di un solo soggetto cui l’altro abbia aderito puramente e semplicemente».

Quali sono le clausole vessatorie?

Il codice civile, nel riferire quali clausole siano da considerarsi vessatorie, si limita a una descrizione generale. In particolare sono vessatorie le condizioni che stabiliscono:

  • a favore di colui che le ha predisposte: 1) limitazioni di responsabilità, 2) facoltà di recedere dal contratto o di sospenderne l’esecuzione,
  • a carico dell’altro contraente: 1) decadenze, 2) limitazioni alla facoltà di opporre eccezioni, 3) restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti coi terzi, 4) tacita proroga e rinnovazione automatica del contratto, 5) clausole compromissorie ossia che devolvono le eventuali lite ad arbitri, 6) deroghe alla competenza del giudice stabilendo un foro diverso da quello che altrimenti la legge prevede come “normale”.

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