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In quanto tempo deve essere consegnata una raccomandata?

9 luglio 2017


In quanto tempo deve essere consegnata una raccomandata?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 luglio 2017



I tempi di consegna della raccomandata a.r. tradizionale e della raccomandata 1: cosa fare se l’ufficio postale garantisce tempi più celeri e poi non adempie?

Ti è mai capitato di dover inviare, urgentemente, una raccomandata e di voler essere certo sui tempi di consegna? Pensa a quando devi rispettare una precisa data: ad esempio, la partecipazione a un bando di concorso, la consegna di un progetto, la disdetta di un contratto; o a quando è in ballo un’occasione irripetibile: ad esempio l’invio di un curriculum o la domanda di iscrizione a un master o a una gara. In tutti questi casi, la prima domanda che farai all’addetto allo sportello dell’ufficio postale è «in quanto tempo deve essere consegnata una raccomandata?». E che succede se questi tempi tecnici non vengono rispettati? A chi puoi fare causa? Una recente sentenza della Cassazione ci offre degli importanti chiarimenti [1].

Tempi di consegna della raccomandata a.r.

Il punto da cui partire per sapere in quanto tempo deve essere consegnata una raccomandata è la «Carta della qualità del servizio pubblico postale» divenuta decreto ministeriale nel 2001 [1]. In essa si legge che la lettera raccomandata deve essere consegnata entro un termine massimo da tre a cinque giorni dalla data di spedizione. Sul sito di Poste Italiane viene specificato che la consegna della raccomandata avviene in quattro giorni lavorativi, oltre quello di spedizione.

In caso di spedizioni online, ai tempi di recapito indicati si sommano i seguenti tempi di lavorazione: stampa in un giorno lavorativo (T+1), se la spedizione è accettata entro le ore 14:00 dal lunedì al venerdì, escluso i festivi.

Se l’addetto all’ufficio garantisce un tempo di consegna della raccomandata inferiore rispetto a quello indicato dalla Carta di qualità l’eventuale ritardo non ricade comunque su Poste Italiane e, pertanto, il mittente che non sia riuscito a far pervenire per tempo la lettera (si pensi alla partecipazione a un bando di concorso) non potrà poi chiedere i danni a Poste Italiane.

Questo significa che la scelta del metodo di spedizione più conforme alle proprie esigenze spetta unicamente al cittadino, il quale – in caso di urgenze particolari e di necessità di consegna della busta in tempi inferiori – potrà valersi di ulteriori servizi come, ad esempio, la raccomandata 1 oppure i vettori privati.

Ricordiamo che la busta della raccomandata a.r. può pesare fino a massimo 2 kg.

Puoi sempre monitorare dove si trova la tua raccomandata in qualsiasi momento attraverso il servizio di Poste Italiane Dove Quando Cerca spedizioni.

Per chi non può recarsi all’ufficio postale a spedire la raccomandata (magari perché è impegnato al lavoro o perché ha problemi di deambulazione o semplicemente perché ha poco tempo), può accedere al servizio Raccomandata da te. In questo modo, il portalettere concorda con il mittente un giorno in cui recarsi in casa sua o presso la sua sede di lavoro per prendere in consegna le raccomandate da spedire. Questo servizio ha un costo di 4 euro che si aggiunge a quello della tariffa della raccomandata.

Tempi di consegna della raccomandata 1

Più veloce della raccomandata a.r. “ordinaria” c’è la raccomandata 1 la cui consegna viene garantita entro il giorno successivo a quello di spedizione. Pertanto, ad esempio, se la raccomandata viene spedita giovedì (a prescindere dall’orario), la sua consegna avverrà entro il giorno dopo, ossia venerdì.

La raccomandata 1, al pari della tradizionale “raccomandata a.r.” consente di avere la certezza del ricevimento della busta se richiedi il servizio «Raccomandata 1 con prova di consegna»; in tal caso il postino, dopo aver consegnato il plico al destinatario (o a persona abilitata o delegata), gli fa firmare  anche la ricevuta che poi trasmette al mittente.

Anche qui puoi sempre monitorare, in qualsiasi momento, lo stato della tua spedizione e sapere dove si trova la tua raccomandata attraverso il servizio di Poste Italiane Dove Quando Cerca spedizioni.

Come fare reclamo in caso di ritardo nella consegna della raccomandata

È sempre la Carta dei servizi a spiegare come fare reclamo in caso di ritardo nella consegna della raccomandata. Ecco le varie alternative:

  • compilare e inviare il Form online denominato “Richiesta Informazioni” presente sul sito www.poste.it
  • chiamare il Contact Center al numero “803.160”
  • inviare una e-mail all’indirizzo servizio.clienti@posteitaliane.it
  • scrivere una lettera inviandola a Casella Postale 160 – 00144 Roma (Rm).

Nel caso in cui si voglia inviare un formale reclamo bisognerà compilare l’apposito modulo denominato «Lettera di reclamo», che potrà essere:

  • o inviato on line accedendo al sito Internet www.poste.it o inviato tramite PEC a reclamiretail@postecert.it;
  • o inviato a mezzo fax al numero 06 98686415;
  • o consegnato presso qualsiasi Ufficio Postale;
  • o inviato tramite raccomandata a Casella Postale 160 – 00144 Roma.
  • Per conoscere lo stato di avanzamento della pratica si può contattare il Servizio Clienti di Poste Italiane, al numero 803.160.

Poste Italiane deve decidere il reclamo entro 45 giorni e comunicarlo al cliente. Se la risposta manca o è negativa il cliente può attivare la Procedura di Conciliazione, entro 12 mesi dalla presentazione del reclamo. La Conciliazione, che si svolge in sede locale e con l’eventuale assistenza di un’associazione dei consumatori, si conclude entro 60 giorni dalla ricezione dell’istanza, mediante la redazione di un verbale che verrà inviato all’utente. Qualora la procedura di Conciliazione non sia andata a buon fine, entro 90 giorni dalla conclusione della stessa, l’interessato potrà rivolgersi all’AGCom, inviando una richiesta di definizione della controversia mediante la compilazione del “Formulario CP” che Poste Italiane rende disponibile sul sito web e nelle proprie sedi, anche avvalendosi dell’assistenza di un’associazione nazionale dei consumatori.

In ultima istanza il cittadino può ricorrere al giudice per ottenere il risarcimento del danno.

note

[1] Cass. sent. n. 16653/17 del 6.07.2017.

[2] D.m. 9 aprile 2001.

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 16 maggio – 6 luglio 2017, n. 16653
Presidente Spirito – Relatore Cirillo

Fatti di causa

1. La s.r.l. R. Impianti convenne in giudizio, davanti al Tribunale di Roma, la s.p.a. Poste italiane, chiedendo che fosse condannata al risarcimento di tutti i danni sofferti in conseguenza del ritardo nella consegna di una lettera raccomandata spedita dall’ufficio postale di (…).
A sostegno della domanda l’attrice espose che, su consiglio del personale dipendente dell’ufficio postale, essa aveva spedito, in data 21 gennaio 2002, una raccomandata con la quale partecipava ad una gara di appalto, i cui termini scadevano il successivo 22 gennaio, alle ore 13.30. Poiché il personale dell’ufficio aveva assicurato che la consegna sarebbe avvenuta tempestivamente, cioè in tempo utile per la partecipazione alla gara, la società attrice si era convinta ad utilizzare quel mezzo di comunicazione. La raccomandata, invece, era stata consegnata solo il giorno 23 gennaio 2002 e ciò aveva comportato l’esclusione dalla gara di appalto. L’esistenza di un inadempimento della società convenuta risultava, nell’assunto della società attrice, dalla lettera del direttore di quell’ufficio postale, datata 25 gennaio 2002, con la quale si riconosceva che il plico era stato consegnato in ritardo per un errore di avviamento commesso dal personale dell’ufficio stesso. Lamentava la società attrice che il disguido aveva comportato la sua esclusione da una gara che essa aveva ragionevoli probabilità di vincere, essendone risultata aggiudicataria negli anni precedenti.
Si costituì in giudizio la società convenuta, chiedendo il rigetto della domanda.
Il Tribunale rigettò la domanda, condannando la società attrice al pagamento delle spese di giudizio.
2. La pronuncia è stata appellata dalla società R. Impianti e la Corte d’appello di Roma, con sentenza del 24 maggio 2013, in parziale accoglimento del gravame, ha compensato per metà le spese del giudizio di primo grado, confermando nel resto la decisione del Tribunale, ed ha condannato l’appellante alla rifusione della metà delle ulteriori spese del grado, compensate quanto all’altra metà.
Ha osservato la Corte d’appello che i fatti di causa erano pacifici, nel senso che la consegna della raccomandata avvenne il 21 gennaio, i termini per la partecipazione alla gara di appalto scadevano il giorno 22 gennaio e la lettera raccomandata pervenne effettivamente al destinatario solo il 23 gennaio. Ciò premesso, la Corte di merito ha rilevato che, ai sensi del d.m. 9 aprile 2001, la consegna della posta raccomandata deve avvenire entro un termine massimo che va da tre a cinque giorni, per cui l’inadempimento non sussisteva, essendo la consegna avvenuta entro due giorni. Quanto alla presunta responsabilità dei dipendenti dell’ufficio per violazione del corretto obbligo di informazione, la sentenza ha precisato che lo stesso bando di gara indicava la possibilità di far pervenire le domande tramite posta celere o agenzia di recapito autorizzata; sicché doveva essere addebitato a negligenza della società R. l’avere scelto uno strumento di spedizione che si era poi rivelato inefficace.
La Corte ha poi accolto l’appello solo ai limitati fini della compensazione delle spese del giudizio di primo grado.
3. Contro la sentenza della Corte d’appello di Roma propone ricorso la s.r.l. R. Impianti con atto affidato ad un solo articolato motivo.
Resiste la s.p.a. Poste italiane con controricorso.
Le parti hanno depositato memorie.

Ragioni della decisione

1. Con il primo ed unico motivo di ricorso si lamenta violazione e falsa applicazione di norme di diritto e omesso esame di un fatto decisivo che è stato oggetto di discussione tra le parti.
Osserva la società ricorrente che la decisione di spedire la lettera di partecipazione alla gara tramite raccomandata fu presa solo dopo aver esposto ai dipendenti dell’ufficio postale quale fosse realmente il problema da risolvere e dopo aver ricevuto dai medesimi la piena rassicurazione che la consegna sarebbe avvenuta entro il giorno dopo. Il ritardo, invece, fu dovuto ad un disguido all’interno dello stesso ufficio, come ammesso dalla successiva lettera del direttore che era stata richiamata anche dalla sentenza impugnata. Ne consegue, secondo la ricorrente, che dovevano essere gli impiegati dell’ufficio ad informare gli addetti della società R. circa i tempi previsti per la consegna della lettera raccomandata, se del caso invitando i medesimi ad utilizzare un altro strumento più costoso, posto che chi si rivolge ad un ufficio postale non sarebbe tenuto a conoscere i termini previsti per la consegna (nel caso, da tre a cinque giorni). Richiamata la sentenza n. 254 del 2002 della Corte costituzionale, con cui è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale della disposizione che prevedeva un’esclusione di responsabilità in capo alla società postale per i disservizi nella spedizione, la società ricorrente osserva che, nella specie, la prova del comportamento negligente della società postale risulterebbe dagli elementi riportati, non adeguatamente valutati dalla Corte d’appello. La perdita della possibilità di partecipare ad una gara di appalto configura un’ipotesi classica di perdita di chance, riconosciuta dalla giurisprudenza come fonte di responsabilità da inadempimento contrattuale. Nel motivo si censura anche la decisione in ordine alla compensazione parziale delle spese.
1.1. Osserva preliminarmente questo Collegio che il ricorso presenta alcuni profili di inammissibilità, perché invoca genericamente la violazione e falsa applicazione di legge senza indicare a quali norme si faccia riferimento. Oltre a ciò, il motivo affianca censure (non chiarite) di violazione di legge con censure riguardanti la motivazione della sentenza e lamenta l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio in relazione ad un insieme di elementi e di circostanze che, nel loro complesso, sono stati tutti esaminati dalla Corte d’appello; profilo, questo, che rileva in ordine ai limiti fissati dalla giurisprudenza di questa Corte a proposito dell’ammissibilità della censura per vizio di motivazione.
1.2. Tralasciando, tuttavia, tali profili di inammissibilità, il ricorso è comunque privo di fondamento.
Com’è noto, la giurisprudenza di questa Corte ha da tempo stabilito che il rapporto con Poste italiane s.p.a. è contrattuale e non più autoritativo, stante l’intervenuta privatizzazione della società che gestisce il servizio (v. la sentenza 7 maggio 1998, n. 4619), e che ai fini risarcitori bisogna distinguere a seconda che la mancata consegna comporti solo la perdita della corrispondenza ovvero anche la lesione di altri diritti. Nel caso in esame, però, ciò non assume alcun rilievo, perché la lettera raccomandata spedita dalla società oggi ricorrente non si è persa ed è stata consegnata entro i termini di cui al d.P.R. 9 aprile 2001; per cui si tratta solo di valutare il comportamento delle parti e l’affidamento ingenerato nei fruitori del servizio da quanto detto dagli impiegati dell’ufficio e poi confermato dalla lettera del direttore che aveva ammesso la presenza di un disguido.
Rileva però il Collegio che, anche ammettendo che gli impiegati dell’ufficio postale in questione abbiano assicurato una consegna in 24 ore e che poi essa non sia avvenuta per un disguido dell’ufficio stesso, è pacifico che la consegna fu ugualmente tempestiva a termini della Carta della qualità del servizio pubblico postale (d.m. 9 aprile 2001 cit.), perché avvenuta nelle 48 ore. D’altra parte, è rimasta non contestata l’affermazione della Corte d’appello la quale ha rilevato, tra l’altro, che lo stesso bando di gara alla quale la società R. Impianti intendeva partecipare indicava, oltre allo strumento della raccomandata, altri mezzi di spedizione, certamente più sicuri anche se più costosi, quali la posta celere o l’agenzia di recapito autorizzata. Ne consegue che l’avere scelto, ad appena 24 ore dalla scadenza del termine per la presentazione della domanda di partecipazione alla gara, lo strumento della raccomandata comportava di per sé l’accettazione di un rischio che necessariamente ricade su chi compie simile scelta.
L’assenza di responsabilità della società Poste Italiane rende superflua ogni discussione sul danno da perdita di chance, come già osservato da entrambi i giudici di merito.
2. Il ricorso, pertanto, è rigettato.
A tale esito segue la condanna della società ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate ai sensi del d.m. 10 marzo 2014, n. 55.
Sussistono inoltre le condizioni di cui all’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, per il versamento, da parte della società ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la società ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 7.200, di cui Euro 200 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, dà atto della sussistenza delle condizioni per il versamento, da parte della società ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.


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1 Commento

  1. Il postino delle società CONSEGNA l’avviso di giacenza nella buca postale. Il DESTINatario ritira il plico nel rispetto delle norme di consegna ! !! LE NORME PREVEDONO 15 GG per la Rap 1 e 30gg per la Rar normale. In tali casi la consegna avviene all’atto ritiro (in ufficio ) della Raccomandata ? !!!!!!.

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