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Che rischio se affitto casa a un immigrato clandestino

9 luglio 2017


Che rischio se affitto casa a un immigrato clandestino

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 luglio 2017



Immigrati irregolari: l’affitto in nero è reato. Non conta il fatto che il clandestino non possa indicare i propri dati nell’atto di registrazione.

Dare una casa in affitto a un immigrato clandestino, senza registrare il contratto, non è solo un illecito tributario (per il quale si pagano le relative sanzioni all’Agenzia delle entrate a causa dell’evasione), ma anche un reato, nella specie quello di favoreggiamento dell’emigrazione. È questo l’importante chiarimento fornito dalla Cassazione con una recente sentenza [1]. Non conta, secondo i giudici, il fatto che il canone di locazione sia quello di mercato e che il locatore non sfrutti lo stato di necessità del clandestino per lucrare di più di quanto altrimenti gli spetterebbe: il vantaggio economico che dalla condizione di irregolarità dello straniero ne trae il locatore è quello della impossibilità di registrare il contratto e, quindi, di rimanere nell’ambito dell’affitto in nero. Ma procediamo con ordine e vediamo cosa si rischia ad affittare casa a un immigrato clandestino irregolare.

Anche a canone di mercato, affittare casa a un clandestino è sempre reato

Si può registrare un contratto di affitto con un immigrato clandestino? Tecnicamente no, perché i suoi dati – per il fisco italiano – non esistono e, quindi, non esiste neanche un codice fiscale. Proprio per questo, chi vuol affittare casa a uno straniero irregolare deve per forza farlo “in nero”. Ebbene, questa situazione, che inevitabilmente porta il locatore a non pagare le tasse sul contratto, è un vantaggio che quest’ultimo riceve dalla condizione di altrui clandestinità e, come tale, rientra nelle ipotesi previste dal reato di favoreggiamento dell’immigrazione con cessione dell’immobile. In particolare, la legge [2] punisce con la reclusione da sei mesi a tre anni chiunque – dietro compenso (sono quindi esclusi i prestiti gratuiti, ossia il comodato) – «al fine di trarre ingiusto profitto», dà alloggio oppure cede, anche in locazione, un immobile ad uno straniero privo di titolo di soggiorno al momento della stipula o del rinnovo del contratto di locazione.

Come si evince dal testo della norma che abbiamo appena riportato, perché sussista il reato è necessario l’ingiusto profitto. A tal fine non è necessario lo sfruttamento della sfavorevole condizione dell’immigrato, ma è sufficiente l’illegale condizione dello straniero che abbia reso più convenienti le condizioni contrattuali per il proprietario di casa. Ed è proprio il caso dell’evasione fiscale conseguente alla mancanza di un regolare contratto.

Dunque, per rispondere al quesito iniziale, ossia cosa si rischia se si dà in affitto casa a un immigrato clandestino, è bene ricordare che:

  • da un punto di vista fiscale, l’Agenzia delle Entrate potrà recuperare a tassazione i canoni non dichiarati, applicando altresì le sanzioni per l’evasione fiscale che, in questo caso, vanno da un minimo del 240% del canone di locazione pagato al un massimo del 480% (leggi Cosa rischia chi affitta in nero?);
  • da un punto di vista penale, un’incriminazione per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione con cessione dell’immobile. A tal fine, secondo la Cassazione, non è necessario che il canone di affitto sia eccessivo in relazione all’immobile locato e ai prezzi di mercato: basta, infatti, il semplice fatto di non aver registrato il contratto per poter ottenere quell’ingiusto profitto dalla situazione di clandestinità per integrare il reato.

note

[1] Cass. sent. n. 32391/2017.

[2] Art. 12, co. 5 bis del Dlgs 286/1998.

Autore immagine: Pixabay. com


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