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Lavoratore che insulta il capo: quando è licenziabile?

15 luglio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 luglio 2017



Il lavoratore che insulta il datore di lavoro a volte può essere licenziato: vediamo il punto di vista della giurisprudenza.

Sul luogo di lavoro occorre comportarsi in modo civile ed educato: per questo non è mai visto di buon occhio il lavoratore che insulta il datore di lavoro, rivolgendosi al proprio capo con parole brusche, volgari, offensive e dunque mancandogli pesantemente di rispetto.

Tuttavia, è pur vero che si vive in una società dove le dinamiche quotidiane rendono assai complessa la vita in comune, soprattutto sul luogo di lavoro: dunque la condotta del lavoratore che insulta il datore di lavoro deve sempre essere valutata e ponderata, non potendosi certo licenziare il dipendente per un impropero sfuggito di bocca in una situazione magari molto stressante.

Vediamo allora cosa dice la giurisprudenza proprio per i casi in cui il lavoratore insulta il capo sul posto di lavoro.

Lavoratore che insulta il datore in modo episodico od occasionale

Innanzitutto, occorre dire che in linea generale non licenziabile il lavoratore che in modo episodico, occasionale e non continuativo rivolge un insulto al proprio datore di lavoro: il lavoratore che insulta episodicamente il capo, infatti, tiene una condotta censurabile ma comprensibile in relazione alle dinamiche lavorative, spesso molto complesse e comunque caratterizzate di frequente da necessità di urgenza nello svolgimento della prestazione. L’alterco, cioè, fa parte delle relazioni umane e dunque un singolo caso di insulto del lavoratore al capo deve essere tollerato, anche se nulla vieta al datore di lavoro di punire il proprio dipendente maleducato con una sanzione disciplinare conservativa ma non espulsiva (ad esempio, una lettera di richiamo). In sostanza, un singolo episodio in cui il lavoratore insulta il datore pur essendo spiacevole non costituisce una causa di rottura della relazione fiduciaria fra datore e dipendente, dunque il licenziamento per giusta causa non è ammissibile [1]. In questi casi il licenziamento è considerato non ammissibile perché altrimenti si offrirebbe al datore di lavoro la possibilità di sfruttare un singolo episodio di maleducazione per risolvere il rapporto di lavoro.

Lavoratore che insulta il datore in modo continuo o eccessivamente aggressivo

Diversi sono i casi in cui il lavoratore non si limita ad un singolo insulto o ad un singolo episodio di maleducazione ed intemperanza: quando infatti il lavoratore insulta il datore in modo continuativo, oppure si rivolge al proprio capo in modo troppo aggressivo, volgare o feroce, può ritenersi sussistente la giusta causa di licenziamento poiché una condotta continuamente o pesantemente ingiuriosa del lavoratore mina la fiducia che il datore ripone in lui.

In tali casi, il licenziamento del lavoratore che insulta il capo è giustificato poiché si registrano continui e frequenti episodi di insubordinazione e di mancanza di rispetto, che possono mettere in crisi anche l’organizzazione aziendale e dunque la corretta esecuzione delle prestazioni lavorative; lo stesso può accadere anche quando il lavoratore eccede nella critica al proprio datore e lo aggredisce verbalmente, con ferocia, durezza, minacce e volgarità non tollerabili. A differenza della singola intemperanza tollerabile, infatti, in questi casi si determina una vera e propria aggressione alla persona del datore di lavoro il quale può correttamente decidere di licenziare il lavoratore che così pesantemente lo insulta [2].

Il licenziamento è poi legittimo anche quando il lavoratore non solo insulta pesantemente il proprio capo, ma si rifiuta anche di svolgere i compiti dallo stesso assegnatigli: in questi casi, oltre all’insulto, vi è anche l’inadempimento della prestazione che impone di considerare estremamente grave la condotta del dipendente [3].

Il licenziamento è sorretto da giusta causa anche quando il lavoratore insulta per iscritto il proprio datore, rivolgendogli una o più email o comunicazioni dal contenuto particolarmente ingiurioso ed irrispettoso, rompendo così il rapporto fiduciario [4].

note

[1] Cass. sent. n. 10426/2012 del 22.06.2012.

[2] Cass. sent. n. 20071/2015 del 07.10.2015.

[3] Cass. sent. n. 22611/2015 del 06.11.2015.

[4] Cass. sent.  n. 14995/2012 del 28.11.2012.

Autore imagine: Pixabay


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