Professionisti Sicurezza nei luoghi di lavoro e posizioni di garanzia

Professionisti Pubblicato il 15 luglio 2017

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Datore di lavoro, dirigente, preposto: le posizioni di garanzia nei luoghi di lavoro.

Occorre comprendere come si articoli, nel sistema della sicurezza del lavoro, la posizione di garanzia, come essa debba essere definita in linea di principio e come debba essere riconosciuta in concreto nell’organizzazione aziendale.

La materia è disciplinata dal D.Lgs. 81/2008, che ha recepito la sistemazione dell’istituto che si era formata nel corso di una lunga giurisprudenza.

Raccogliendo le indicazioni che in modo sostanzialmente coerente provengono da queste fonti, occorre preliminarmente rammentare che il sistema prevenzionistico, come è noto, è tradizionalmente fondato su diverse figure di garanti che incarnano distinte funzioni e diversi livelli di responsabilità organizzativa e gestionale.

Il datore di lavoro

La prima figura è quella del datore di lavoro. Si tratta del soggetto che ha la responsabilità dell’organizzazione dell’azienda o dell’unità produttiva in quanto esercita i poteri decisionali e di spesa. La definizione contenuta nel D.Lgs. 81/2008 è simile a quella contenuta nella normativa degli anni ‘90 e a quella fatta propria dalla giurisprudenza, e sottolinea il ruolo di dominus di fatto dell’organizzazione e il concreto esercizio di poteri decisionali e di spesa. L’ampiezza e la natura dei poteri è ora anche indirettamente definita dall’art. 16 che, con riferimento alla delega di funzioni, si occupa del potere di organizzazione, gestione, controllo e spesa.

Il dirigente

Il dirigente costituisce il livello di responsabilità intermedio: è colui che attua le direttive del datore di lavoro, organizzando l’attività lavorativa e vigilando su di essa, in virtù di competenze professionali e di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli.

Il preposto

Infine, il preposto è colui che sovraintende alle attività, attua le direttive ricevute controllandone l’esecuzione, sulla base e nei limiti di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico.

Per ambedue le ultime figure occorre tenere conto, da un lato, dei poteri gerarchici e funzionali che costituiscono la base e il limite della responsabilità e, dall’altro, del ruolo di vigilanza e controllo. Si può dire, in breve, che si tratta di soggetti la cui sfera di responsabilità è conformata sui poteri di gestione e controllo di cui concretamente dispongono.

Queste definizioni tratteggiano grandi contenitori concettuali che subiscono specificazioni in relazione a diversi fattori, quali il settore di attività, la conformazione giuridica dell’azienda, la sua concreta organizzazione e le sue dimensioni, ed è possibile che in un’organizzazione di qualche complessità vi siano diverse persone, con diverse competenze, chiamate a ricoprire i suindicati ruoli.

Queste considerazioni indicano che l’individuazione della responsabilità penale passa, non di rado, attraverso un’accurata analisi delle diverse sfere di responsabilità gestionale e organizzativa all’interno di ciascuna istituzione. Dunque, rilevano da un lato le categorie giuridiche, i modelli di agente, e dall’altro i concreti ruoli esercitati da ciascuno. Si tratta, in breve, di una ricognizione essenziale per un’imputazione che voglia essere personalizzata, in conformità ai principi che governano l’ordinamento penale, per evitare l’indiscriminata, quasi automatica attribuzione dell’illecito a diversi soggetti.

La posizione di garanzia

L’analisi dei ruoli e delle responsabilità di cui si parla viene tematizzata tradizionalmente entro la categoria giuridica della posizione di garanzia, espressione che esprime in modo condensato l’obbligo giuridico di impedire l’evento che fonda la responsabilità in ordine ai reati commissivi mediante omissione, ai sensi dell’art. 40 cpv. c.p.

Questo classico inquadramento deve essere arricchito con alcune considerazioni aggiuntive.

Noi siamo abituati a pensare ai reati colposi come a illeciti omissivi. Questa visione è alimentata soprattutto dal fatto, oggetto di immediata e forte percezione intuitiva, che in tale categoria di reati si individua sempre qualcosa che è mancato, che è stato omesso.

Tale modo di vedere le cose non sempre corrisponde alla realtà. È sufficiente pensare, ad esempio, al preposto che consegni una scala rotta al lavoratore che conseguentemente cada, oppure al dirigente che invii un dipendente in un ambiente saturo di sostanze venefiche. In tali situazioni è difficile negare la presenza di condotte attive rilevanti. Tuttavia, anche in tali contingenze, chiaramente riconducibili alla causalità commissiva e, quindi, estranee alla disciplina di cui all’art. 40 cpv. c.p. e alla strumentale categoria giuridica del garante, si è soliti parlare ugualmente di posizione di garanzia. Tale contingenza rende chiaro che quando nell’ambito di reati colposi commissivi si parla di «garante» per definire la sfera di responsabilità di un soggetto si usa il termine in un significato più ampio e diverso rispetto a quello connesso all’art. 40 cpv. c.p.

La teoria condizionalistica

A tale riguardo, occorre considerare che la causalità condizionalistica (o dell’equivalenza causale) è caratterizzata dalla costi tutiva, ontologica indifferenza per il ruolo qualitativo delle singole condizioni, che sono tutte equivalenti. Ne discende l’esigenza di arginare l’eccessiva forza espan siva dell’imputazione del fatto determinata dal condizionalismo. Tale esigenza è alla base della causalità giuridica e si manifesta lungo il corso della plurisecolare storia del diritto penale moderno.

La necessità di limitare l’eccessiva ampiezza dell’imputazione oggettiva generata dal condizionalismo è alla base di note elaborazioni teoriche: la causalità adeguata, la causa efficiente, la causalità umana e la teoria del rischio. Tale istanza si rinviene altresì nel controverso art. 41 cpv. c.p.

L’esigenza cui tali teorie tentano di corrispondere è però sempre la stessa: tentare di limitare, separare le sfere di responsabilità, in modo tale da esprimere un ponderato giudizio sulla paternità dell’evento illecito.

Le diverse aree di rischio

Il contesto della sicurezza del lavoro fa emergere con particolare chiarezza la centralità dell’idea di rischio: tutto il sistema è conformato per governare l’immane rischio, gli indicibili pericoli, connessi al fatto che l’uomo si fa ingranaggio fragile di un apparato gravido di pericoli. Il rischio è una categoria unitaria che si declina concretamente in diverse forme, in relazione alla diverse situazioni lavorative. Pertanto, esistono diverse aree di rischio e distinte sfere di responsabilità che quel rischio sono chiamate a governare. Soprattutto nei contesti lavorativi più complessi si è frequentemente in presenza di differenziate figure di soggetti investiti di ruoli gestionali autonomi. Ciò suggerisce che in molti casi occorre configurare, già sul piano dell’imputazione oggettiva, distinte sfere di responsabilità gestionale, separando le une dalle altre. Esse conformano e limitano l’imputazione penale dell’evento al soggetto che viene ritenuto «gestore» del rischio. Allora, si può dire in breve, garante è il soggetto che gestisce il rischio.

L’acquisizione della veste di garante può aver luogo per effetto di una formale investitura, oppure a seguito dell’esercizio in concreto di poteri giuridici riferiti alle diverse figure.

Un’ulteriore indicazione normativa per individuare in concreto i diversi ruoli deriva dall’art. 28 D.Lgs. 81/2008, relativo alla valutazione dei rischi e al documento sulla sicurezza, che costituisce una sorta di statuto della sicurezza aziendale. La valutazione riguarda solo «tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori». Dunque, non è possibile ricavare dal sistema prevenzionistico delineato dal Testo unico indicazioni direttamente vincolanti per ciò che riguarda l’obbligo di governare altri rischi presenti nell’organizzazione.

Il documento deve contenere la valutazione dei rischi per i lavoratori, l’individuazione di misure di prevenzione e protezione, l’individuazione delle procedure, nonché dei ruoli che vi devono provvedere, affidati a soggetti muniti di adeguate competenze e poteri. Si tratta quindi di una sorta di mappa dei poteri e delle responsabilità cui ognuno dovrebbe poter accedere per acquisire le informazioni pertinenti.

La sfera di responsabilità organizzativa e giuridica così delineata è, per così dire, originaria. Essa è generata dall’investitura formale o dall’esercizio di fatto delle funzioni tipiche delle diverse figure di garanti.

Nell’individuazione del garante, soprattutto nelle istituzioni complesse, occorre partire dall’identificazione del rischio che si è concretizzato, del settore e del livello in cui si colloca il soggetto deputato al governo del rischio stesso, in relazione al ruolo che questi riveste. Ad esempio, semplificando nel modo più banale, potrà accadere che rientri nella sfera di responsabilità del preposto l’incidente occasionato dalla concreta esecuzione della prestazione lavorativa; in quella del dirigente il sinistro riconducibile al dettaglio dell’organizzazione dell’attività lavorativa; in quella del datore di lavoro, invece, l’incidente derivante da scelte gestionali di fondo. Naturalmente, il quadro proposto è molto semplificato e diviene non di rado assai più complesso nella realtà.

L’investitura del garante può essere anche derivata, in presenza di una delega specifica, che attribuisca poteri di organizzazione, gestione, controllo e spesa ben definiti a un soggetto qualificato per professionalità ed esperienza (art. 16 D.Lgs. 81/2008). La delega comporta il trasferimento dal delegante al delegato di poteri e responsabilità del delegante. Questi, per così dire, si libera di poteri e responsabilità che vengono assunti a titolo derivativo dal delegato. La delega, quindi, determina la riscrittura della mappa dei poteri e delle responsabilità. Residua, in ogni caso, tra l’altro, come chiarisce l’art. 16 D.Lgs. 81/2008, un obbligo di vigilanza «alta», che riguarda il corretto svolgimento delle proprie funzioni da parte del soggetto delegato.


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