Professionisti La posizione di garanzia del datore di lavoro

Professionisti Pubblicato il 15 luglio 2017

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La sicurezza sul luogo di lavoro: il datore di lavoro deve tutelare l’integrità e la salute psico fisica dei dipendenti avendo su di sé una funzione di garanzia.

Il datore di lavoro, titolare principale della posizione di garanzia, è tenuto a vigilare  sul  modo  con  cui  il  medico  competente  assolve  il  proprio  ruolo.

Si tratta di un principio desumibile dall’art. 2087 c.c. e riaffermato a chiare lettere dell’art. 18, co. 3bis, D.Lgs. 81/2008, laddove afferma che il datore di lavoro e il dirigente, oltre ad assolvere agli obblighi propri dettagliati nei precedenti commi dello stesso articolo, in più («altresì») sono tenuti a vigilare sull’adempimento degli obblighi propri dei preposti (art. 19), dei lavoratori (art. 20), dei progettisti (art. 22), dei fabbricanti e dei fornitori (art. 23), degli installatori (art. 24) e del medico competente (art. 25), restando peraltro ferma l’esclusiva responsabilità dei soggetti obbligati in proprio dalle norme citate, allorché la mancata attuazione dei relativi obblighi «sia addebitabile unicamente agli stessi», non essendo riscontrabile un difetto di vigilanza da parte del datore di lavoro e del dirigente. L’art. 18, co. 3 bis riproduce il dovere di vigilanza e controllo, relativo al rispetto della normativa prevenzionale, che già compete al datore di lavoro ma anche al dirigente, nei limiti delle relative competenze funzionali, in applicazione della generalissima regola cautelare contenuta nell’art. 2087 c.c., la cui inosservanza può portare alla responsabilità del soggetto obbligato in ossequio al disposto, altrettanto generale, dell’art. 40, co. 2, c.p. (non impedire l’evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo) [1].

Colpa diretta e colpa indiretta del datore di lavoro per gli infortuni del lavoratore

Il datore di lavoro, per la sua posizione di garanzia, risponde dell’infortunio sia a titolo di colpa diretta — per non aver negligentemente impedito l’evento lesivo ed eliminato le condizioni di rischio — sia a titolo di colpa indiretta, per aver erroneamente invocato a sua discriminante la responsabilità altrui qualora le misure di prevenzione siano state inadeguate.

È nota la giurisprudenza secondo cui l’eventuale imprudenza del lavoratore non elide il nesso di causalità allorché l’incidente si verifichi a causa del lavoro svolto e per l’inadeguatezza delle misure di prevenzione. È evidente, infatti, che la prospettazione di una causa di esenzione da colpa che si richiami alla condotta imprudente del lavoratore non rileva se chi la invoca versa in re illicita, per non avere negligentemente impedito l’evento lesivo dovuto dal fatto che il lavoratore ha operato in condizioni di rischio note all’azienda e non eliminate da chi rivestiva la posizione di garanzia.

Chi è responsabile della sicurezza del lavoro deve avere sensibilità tale da prevedere il comportamento altrui. In altri termini, l’errore sulla legittima aspettativa che non si verifichino condotte imprudenti da parte dei lavoratori non è invocabile, non solo per la illiceità della propria condotta omissiva, ma anche per la mancata attività diretta ad evitare l’evento, imputabile a colpa altrui, quando si è nella possibilità di impedirlo.

È il cd. «doppio aspetto della colpa», secondo cui si risponde sia per colpa diretta sia per colpa indiretta, una volta che l’incidente dipende dal comportamento dell’agente che invochi a sua scriminante la responsabilità altrui.

È da osservare, peraltro, che la normativa antinfortunistica mira a salvaguardare l’incolumità del lavoratore non solo dai rischi derivanti da incidenti o fatalità, ma anche dai rischi che possono scaturire dalle sue stesse disattenzioni, imprudenze o disubbidienze alle istruzioni o prassi raccomandate, purché connesse allo svolgimento dell’attività lavorativa.

È stato affermato in giurisprudenza che, in caso di infortunio sul lavoro dovuto all’assenza o all’inidoneità delle misure di prevenzione, nessuna efficacia causale esclusiva può essere attribuita al comportamento del lavoratore infortunato che abbia dato occasione all’evento, quando questo sia da ricondursi anche alla mancanza o insufficienza di quelle cautele che, se adottate, sarebbero valse a neutralizzare il rischio di siffatto comportamento [2].

note

[1] Cass. pen., IV, 20-9-2011, n. 34373

[2] Cass. pen., IV, 14-3-2012, n. 16890


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