Professionisti Il responsabile del servizio di prevenzione sul lavoro

Professionisti Pubblicato il 15 luglio 2017

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La sicurezza sul luogo di lavoro e la posizione di garanzia del responsabile del servizio di prevenzione che, insieme al medico, collabora col datore per evitare gli infortune.

Il servizio di prevenzione e protezione, insieme al medico competente, svolge un ruolo di collaborazione con il datore di lavoro. Il servizio, previsto dall’art. 33 D.Lgs. 81/2008, deve essere composto da persone munite di specifiche capacità e requisiti professionali, adeguati ai bisogni dell’organizzazione, e ha importanti compiti, che consistono nell’individuazione e valutazione dei rischi, nonché nel proporre le misure preventive e protettive di cui all’art. 28 D.Lgs. 81/2008.

Questa figura svolge una delicata funzione di supporto informativo, valutativo e programmatico ma è priva di autonomia decisionale: essa, tuttavia, coopera in un contesto che vede coinvolti diversi soggetti, con distinti ruoli e competenze, un lavoro in equipe.

Alla luce di tali considerazioni si è affermato che i componenti del servizio di prevenzione e sicurezza non possono assumere la veste di garante poiché non sono destinatari in prima persona di obblighi sanzionati penalmente e svolgono un ruolo non operativo ma di mera consulenza.

L’assenza di sanzioni penali, tuttavia, non costituisce un argomento risolutivo per escludere il ruolo di garante. Ciò che importa è che i componenti del servizio di prevenzione e protezione siano destinatari di obblighi giuridici, e non può esservi dubbio che, con l’assunzione dell’incarico, essi assumano l’obbligo giuridico di svolgere diligentemente le funzioni che si sono viste.

D’altra parte, il ruolo svolto da costoro è parte inscindibile di una procedura complessa che sfocia nelle scelte operative sulla sicurezza compiute dal datore di lavoro. La loro attività può rilevare ai fini della spiegazione causale dell’evento illecito: si pensi al caso del servizio di prevenzione e protezione che manchi di informare il datore di lavoro di un rischio la cui conoscenza derivi da competenze specialistiche.

In situazioni del genere è ragionevole attribuire, in presenza di tutti i presupposti di legge e, in particolare, di una condotta colposa, la responsabilità dell’evento ai soggetti di cui parliamo. Una diversa soluzione rischierebbe di far gravare sul datore di lavoro una responsabilità che esula dalla sfera della sua competenza tecnico-scientifica [1].

Il responsabile del servizio di prevenzione e protezione, sebbene privo di capacità immediatamente operative sulla struttura aziendale, collabora con il datore di lavoro nell’individuazione e nella segnalazione dei fattori di rischio delle lavorazioni e nell’elaborazione delle procedure di sicurezza, di informazione e formazione dei lavoratori, come disposto dall’art. 33 D.Lgs. 81/2008. Da ciò consegue che:

  • il datore di lavoro è titolare di una posizione di garanzia in materia infortunistica, avendo l’obbligo di effettuare la valutazione dei rischi e di elaborare il documento contenente le misure di prevenzione e protezione in collaborazione con il responsabile del servizio di prevenzione e protezione;
  • può sussistere una responsabilità concorrente del responsabile del servizio di prevenzione e protezione per il verificarsi di un infortunino, poiché, anche se privo di poteri decisionali e di spesa tali da consentire un diretto intervento per rimuovere le situazioni di rischio, egli è responsabile quando il fatto sia oggettivamente riconducibile a una situazione pericolosa che egli avrebbe avuto l’obbligo di conoscere e segnalare, dovendosi presumere che alla segnalazione avrebbe fatto seguito l’adozione, da parte del datore di lavoro, delle necessarie iniziative idonee a neutralizzare detta situazione [2].

Deve dunque ritenersi corretta la funzione consultiva attribuita al «medico competente» nell’ambito del rapporto di collaborazione che la legge gli attribuisce, ma un’eccessiva delimitazione di tale ruolo sarebbe sbagliata.

È evidente, avuto riguardo all’oggetto della valutazione dei rischi, che il datore di lavoro debba essere necessariamente coadiuvato da soggetti, come il medico  competente,  portatori  di speciftche conoscenze  professionali,  per cui lo svolgimento di tali compiti da parte del medico competente comporta un’effettiva  integrazione  nel  contesto  aziendale [3]

note

[1] Cass. pen., IV, 23-11-2012, n. 49821.

[2] Cass. pen., IV, 27-1-2011, n. 2814.

[3] Cass. pen. 15-1-2013, n. 1856.


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