Donna e famiglia Aborto: dove posso farlo?

Donna e famiglia Pubblicato il 11 agosto 2017

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Chi intende interrompere la gravidanza può farlo in un ospedale o in una clinica, senza costi e nel rispetto della propria privacy. Vediamo come.

Una pillola anticoncezionale dimenticata, un preservativo che si rompe, un rapporto occasionale dopo una serata in discoteca, una violenza subita: tutte cose che possono succedere e un’unica conseguenza in comune, una gravidanza indesiderata. Quello che viene dopo è, senza dubbio, una delle scelte più sofferte nella vita di una donna: interromperla tramite l’aborto noto anche – e non a caso – come interruzione volontaria di gravidanza perché è proprio la donna a scegliere di non portarla a termine, tra dubbi e incertezze. Una domanda su tutte: dove si può abortire? Basta andare in un ospedale o in una clinica, privata o convenzionata col Servizio Sanitario Nazionale (Ssn). Cerchiamo di capirne di più.

L’aborto è una delle scelte più sofferte nella vita di una donna

Aborto: due tipi

Partiamo dalle basi: non sempre l’aborto è volontario e, cioè, provocato da una scelta consapevole della donna. Può anche trattarsi di un aborto spontaneo, legato a problematiche di tipo fisico come sbalzi ormonali, malattie (ad esempio il diabete), problemi dell’utero.

Regola n. 1: rivolgersi al medico di famiglia, al ginecologo o al consultorio

Aborto: in cosa consiste?

L’intervento dura 20-30 minuti e consiste nell’aspirazione del contenuto presente nell’utero che viene, poi, pulito con un cucchiaio metallico.

Aborto: come muoversi?

Inutile dire che una decisione così complessa e carica di conseguenze – psichiche ma anche fisiche – dovrebbe essere attentamente valutata e, su questo, non si può dare alcun tipo di consiglio pratico.

Se si è convinte, non resta che rivolgersi al medico di famiglia (meglio verificando prima che non sia obiettore di coscienza: si tratta di quei medici che possono rifiutarsi sia di emettere il certificato per l’interruzione della gravidanza sia di effettuare l’intervento di aborto) oppure al proprio ginecologo. In alternativa, ci sono anche i consultori familiari dove la paziente potrà contare sull’aiuto di assistenti sociali e psicologi.

Occorre portare con sé un documento di identità, la tessera sanitaria e – se il medico non è un ginecologo – il test di gravidanza che deve essere stampato: deve, in altre parole, contenere il nome e cognome della paziente. Questo servizio viene effettuato da un laboratorio di analisi o da una farmacia.

Nel corso del colloquio, la paziente (che potrà essere accompagnata dal partner ma anche da sola senza subire imposizioni in merito) verrà adeguatamente informata su quello che la aspetta e sui suoi diritti e, alla fine, lo stesso medico le darà un periodo di riflessione non inferiore a 7 giorni, rilasciando un certificato che attesta l’avvenuto colloquio.

Aborto: quando farlo?

Sul punto la legge italiana è molto chiara: l’aborto è consentito nei primi 90 giorni di gestazione pari a 12 settimane e sei giorni. Oltre questo termine, è possibile solo in caso di grave rischio per la salute materna, gravi malformazioni del feto o in presenza di un grave rischio mentale per la salute della gestante (attestato con un certificato medico del servizio pubblico).

Asl, cliniche e ospedali garantiscono la privacy

Aborto: dove farlo?

Come anticipato in apertura, l’aborto viene praticato in tutte le strutture autorizzate: ospedali, cliniche private e cliniche convenzionate. La maggior parte degli ospedali, accetta direttamente le richieste di aborto provenienti da qualsiasi luogo ma occorre sempre informarsi bene prima: ad esempio, ci sono alcuni regolamenti ospedalieri che accettano solo le pazienti che provengono dai consultori. In ogni caso, le Asl hanno il dovere di garantire l’intervento e di mettere in contatto le pazienti con le strutture più vicine.

Una volta in ospedale, la donna verrà sottoposta agli esami di routine e verrà stabilita la data per l’intervento (o quella in cui verrà somministrata la pillola abortiva, non oltre la settima settimana di gravidanza, 49 giorni dall’ultima mestruazione), che solitamente viene eseguito in regime di day hospital, cioè in giornata. Per quanto riguarda l’anestesia, di solito è totale ma si può chiedere, compatibilmente con le proprie condizioni di salute, la parziale.

Per chi teme rischi per la propria privacy, non ha di ché preoccuparsi: i nominativi delle donne che abortiscono non possono essere divulgati o resi pubblici né menzionati nelle relazioni che i medici e gli ospedali, per legge, devono far pervenire all’autorità sanitaria provinciale.

Nessun costo per chi abortisce

Aborto: quanto costa?

Se ci si rivolge a strutture autorizzate, non ci sono costi da sostenere, fatta eccezione per i medicinali necessari dopo l’intervento.

Nessuno è tenuto a informare i genitori se la minorenne non vuole

Aborto: minorenni e straniere

Anche una ragazza minorenne può interrompere la gravidanza con il consenso di entrambi i genitori. Se non sono d’accordo o la ragazza non intende coinvolgerli (nessuno è tenuto a informarli), il medico – entro sette giorni dalla richiesta – inoltra al giudice tutelare competente una relazione, corredata dal proprio parere. A questo punto, sarà il giudice a decidere dopo un colloquio con la ragazza e dopo aver valutato la sua volontà, le sue ragioni e la relazione del medico.

Le straniere possono interrompere la gravidanza anche se non hanno il permesso di soggiorno senza essere segnalate alla polizia. Potranno rivolgersi ai consultori pubblici e agli ospedali per ottenere il certificato e richiedere l’intervento anche senza la tessera sanitaria con il cosiddetto codice Stp, che serve proprio per accedere ai servizi sanitari.

Aborto: che cos’è l’aborto farmacologico?

Abortire è possibile anche in via farmacologica con la pillola abortiva RU486 che provoca l’interruzione della gravidanza senza intervento chirurgico. Non tutti gli ospedali lo praticano per cui è meglio informarsi prima.


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