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Aborto: dove posso farlo?

10 novembre 2018 | Autore:


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Chi intende interrompere la gravidanza può farlo in un ospedale o in una clinica, senza costi e nel rispetto della propria privacy. Vediamo come.

Una pillola anticoncezionale dimenticata, un preservativo che si rompe, un rapporto occasionale dopo una serata in discoteca, una violenza subita: tutte cose che possono succedere e un’unica conseguenza in comune, una gravidanza indesiderata. Quello che viene dopo è, senza dubbio, una delle scelte più sofferte nella vita di una donna: interromperla tramite l’aborto noto anche – e non a caso – come interruzione volontaria di gravidanza perché è proprio la donna a scegliere di non portarla a termine, tra dubbi e incertezze. Una domanda su tutte: dove si può abortire? Basta andare in un ospedale o in una clinica, privata o convenzionata col Servizio Sanitario Nazionale (Ssn). Qui di seguito cercheremo di capirne di più e se anche tu ti stai chiedendo dove posso fare l’aborto proveremo a darti delle risposte efficaci.

L’aborto è una delle scelte più sofferte nella vita di una donna

L’aborto, in Italia, è diventato legale il 22 maggio del 1978, grazie alla Legge 194, dando il diritto alle donne di interrompere volontariamente la gravidanza; prima di allora questa pratica era considerata un reato penale e chi voleva percorrere questa strada, doveva rivolgersi a chi praticava aborti clandestini, mettendo in serio pericolo la propria vita, in ambienti spesso privi di qualsiasi precauzione igienica e con strumenti improvvisati. Se anche tu ti trovi in questa situazione, sappi che le cose oggi sono molto diverse e che tante donne, nel corso della propria vita, si trovano a dover affrontare la difficile condizione di una gravidanza indesiderata, dovendo far fronte a tutte le decisioni e ripercussioni che questa può comportare. Un rapporto non protetto, l’errato utilizzo dei contraccettivi e, nei casi più gravi, una violenza subita, sono alcune tra le possibili cause che, dopo un percorso personale, possono portare alla conclusione di interrompere una gravidanza mediante l’aborto volontario. E’ possibile che tu non sappia a chi rivolgerti e ti stia chiedendo: “Dove posso farlo?”. Le alternative di assistenza e trattamento sono varie e puoi parlarne con il tuo medico curante per farti consigliare e scegliere la procedura più indicata alle tue esigenze ed al tuo stato di salute generale.

Le basi: quali tipi di aborto esistono?

Per iniziare è meglio fare una distinzione tra i vari casi di aborto, che sono di 3 tipi:

  • l’aborto volontario, che può essere di tipo chirurgico o farmacologico ed è dettato da una scelta personale;
  • l’aborto terapeutico prevede l’interruzione della gravidanza, quando la donna rischia la salute fisica e psichica o in casi di patologie e malformazioni che potrebbero crearle gravi danni di salute o pericolo di vita;
  • l’aborto spontaneo (non causato), ovvero la morte naturale dell’embrione o del feto, che può essere la conseguenza di diversi fattori.

Quali sono le procedure per abortire?

In primo luogo, voglio spendere qualche parola sull’obiezione di coscienza, in quanto la legge prevede che il personale medico ed i dottori hanno la facoltà di non prendere parte alle procedure che hanno come finalità l’aborto, se in contrasto con la loro etica o religione. Detto questo, ti conviene informarti per sapere se il tuo medico curante o il ginecologo fanno parte degli Obiettori prima di rivolgerti ad altri professionisti.

Hai la possibilità, inoltre, di procedere attraverso l’aiuto dei Consultori ed essere seguita da assistenti sociali e psicologi, nel caso tu ne abbia bisogno. Una volta effettuata la visita ginecologica ed ottenuto il certificato di gravidanza, dovrai sostenere un colloquio con con il medico, il ginecologo o il Consultorio, in cui saranno affrontate le problematiche che ti hanno portato alla decisione di interrompere la gravidanza. Parlerete di quali sono le alternative a tua disposizione e di quali diritti potrai beneficiare nel caso decidessi di portare a termine la gestazione.

Per finire, dopo un periodo di almeno 7 giorni, utile a darti il tempo di riflettere sulla tua decisione, ti verrà rilasciato un documento che attesta l’avvenuto colloquio e quindi la possibilità di procedere con l’aborto in una struttura di tua scelta. Tutta la procedura, compreso l’intervento o la terapia di interruzione, è protetta dalla legge sulla privacy, che ti garantisce il completo anonimato, indispensabile nel caso tu voglia che nessuno sia messo al corrente del tuo stato interessante e delle decisioni ad esso collegate.

Aborto volontario: come viene fatto?

Come detto in precedenza, questo tipo di interruzione della gravidanza prevede due possibilità, che puoi scegliere in base alle tue considerazioni, lo stato di salute ed il parere medico. Scopriamo quali sono le opzioni possibili e come vengono messe in pratica.

  • aborto chirurgico: può essere eseguito in anestesia locale o generale e viene effettuato attraverso la dilatazione del collo dell’utero (se necessaria) e l’inserimento di una sonda che ne aspira il contenuto. Una volta finito, il medico verifica la presenza di residui e ripulisce l’utero. La durata dell’intervento è di circa 20 minuti e non è previsto il ricovero prolungato, ma solo alcune ore di osservazione per scongiurare complicazioni. Può essere eseguito entro la fine della 12ª settimana di gestazione (14 settimane partendo dal primo giorno dell’ultima mestruazione), presentando il certificato che dichiara lo stato di gravidanza, l’attestato dell’avvenuto colloquio e una tua dichiarazione sulla volontà di interrompere la gestazione.
  • aborto farmacologico: il trattamento viene effettuato somministrando due pillole, la prima è la pillola abortiva (la RU486) che distacca l’embrione dalle pareti uterine e, dopo due giorni, viene completato da una seconda pillola che agevola le contrazioni, utili all’espulsione fisiologica delle membrane interessate. L’utilizzo di questo metodo, in Italia, prevede il ricovero ospedaliero fino alla fine della procedura, di circa tre giorni, anche se l’espulsione dell’embrione avviene in tempi diversi da donna a donna. Il trattamento può essere effettuato entro la 7ª settimana dall’ultima mestruazione (5 settimane di gestazione). I documenti che ti verranno richiesti sono gli stessi dell’aborto chirurgico, ma a questi si aggiungono il consenso al ricovero ed i controlli dopo le dimissioni.

E giusto sapere che, nel nostro paese, una minima parte degli aborti viene eseguita con il metodo del “raschiamento”, una pratica che, dopo l’aspirazione, prevede l’inserimento di uno strumento a “cucchiaio” per eliminare ogni residuo all’interno dell’utero. Questo può aumentare il rischio di complicazioni per la donna ed è importante che tu sia informata per poter decidere a chi rivolgerti, sentendoti a tuo agio ed al sicuro.

Sei minorenne o straniera e vuoi abortire?

Non hai ancora diciott’anni e vuoi interrompere la gravidanza? Se hai un’età inferiore ai 16 anni, hai bisogno del consenso di entrambi i tuoi genitori (o di un tutore), mentre se hai compiuto i 16 anni di età e non vuoi che i tuoi genitori siano informati, puoi far ricorso al tuo diritto alla privacy e rivolgerti in modo autonomo ed anonimo agli organi sopra citati. Una volta che avrai ottenuto l’attestato dell’avvenuto colloquio, dopo i 7 giorni per ripensare alla tua scelta, la pratica che ti riguarda sarà inviata ad un giudice tutelare del tribunale dei minori che, dopo un colloquio con te, deciderà se autorizzare la procedura per l’interruzione della gravidanza.

Se sei una ragazza straniera e non hai il permesso di soggiorno, sappi che hai diritto alle cure essenziali mediche, ambulatoriali o d’urgenza ospedaliera, nelle strutture pubbliche o convenzionate. Quello che devi fare è richiedere il codice STP (Stranieri Temporanei Presenti) e, senza esibire il documento d’identità, potrai accedere al nostro servizio sanitario, anonimamente. Chi si prenderà cura di te nel tuo percorso per l’interruzione della gravidanza non potrà segnalarti alle autorità, non avere paura. Ti basta informarti in una struttura ospedaliera di fiducia, o presso le ASL, e procedere con la raccolta dei certificati richiesti per sottoporti all’intervento.

Aborto: dove posso farlo?

L’aborto può essere praticato in ospedali, case di cura, cliniche e poliambulatori autorizzati, siano essi pubblici, convenzionati o privati. L’intervento è effettuato da un medico del servizio ostetrico-ginecologico che, alla fine della procedura, comunica al medico provinciale del territorio l’esito, documentando l’intervento, senza menzionare in alcun modo i tuoi dati anagrafici, tutelati dalla privacy.

Rivolgersi sempre al medico di famiglia, al ginecologo o al consultorio

E’ molto importante che tu abbia, fin da subito, informazioni sulla struttura sanitaria nella quale vuoi farti seguire, perché le procedure per l’accesso all’interruzione di gravidanza, possono cambiare in base ai regolamenti interni o alle tecniche utilizzate. Una valutazione sbagliata potrebbe portarti a fare l’intervento in un posto non idoneo alle tue esigenze o al tuo percorso. Ci sono, ad esempio, ospedali che accettano pazienti provenienti solo dai Consultori ed altri che non somministrano la pillola abortiva; saperlo prima ti aiuterà a fare le giuste scelte.

Puoi informarti anche attraverso le ASL (Aziende Sanitarie Locali), che sono tenute a garantirti il contatto con la struttura vicina più conforme alle tue esigenze. Se hai intenzione di fare ricorso alla pillola abortiva fallo presente, sia durante la richiesta di informazioni, che durante i colloqui e fatti rilasciare una lista con le strutture più vicine a te che la utilizzano.

Effetti indesiderati e complicazioni dell’aborto

Dopo l’interruzione della gravidanza potresti avere a che fare con alcuni effetti indesiderati. Le eventuali problematiche sono soggettive e dipendono da tanti fattori, come le settimane di gestazione e lo stato di salute, ma sono ritenute nella norma, se rientrano in certi parametri. Di seguito trovi descritte le principali:

  • perdite di sangue: possono essere scarse o abbondanti, di solito il sanguinamento è quantitativamente simile a quello mestruale e può presentare dei coaguli. Se noti un flusso superiore ad una mestruazione abbondante, ti consiglio di effettuare un controllo presso la struttura nella quale è stato praticato l’aborto.
  • febbre: qualche linea di febbre può essere del tutto normale, ma se questa arriva ai 38° si deve avvisare il medico.
  • dolori addominali: il tuo utero deve ritornare alle dimensioni consuete e quindi potresti provare dei crampi che spesso sono risolvibili con degli antidolorifici.
  • seno turgido e dolorante: a causa degli ormoni prodotti dalla gravidanza, il tuo seno potrebbe metterci qualche giorno a sgonfiarsi e tornare quello di sempre. Se ti dovesse succedere di produrre latte, avvisa immediatamente il dottore che ha eseguito l’intervento.

L’aborto chirurgico è un intervento invasivo e può, in rari casi, portare a gravi complicazioni, come i danni alla cervice o la perforazione uterina.

Anche l’aborto farmacologico può avere gli stessi effetti indesiderati di quello chirurgico, ma le complicanze, anche se molto sporadiche, sono diverse. Le principali sono: l’emorragia, che può richiedere trasfusioni, e l’inefficacia del trattamento, che ha come conseguenza l’interruzione di gravidanza per via chirurgica.

Quanto costa abortire?

L’aborto volontario, qualunque sia il trattamento che sceglierai, in Italia è totalmente gratuito, grazie al Servizio Sanitario Nazionale (SSN), che è pubblico. Non devi sostenere costi neanche per le visite e gli incontri utili per interrompere la gravidanza. L’unica spesa è data dal ticket per le analisi e, nel caso di bisogno, dai farmaci prescritti.

Sei comunque libera di poter optare per una struttura privata ed in questo caso il prezzo varia anche in base alle tue scelte. L’interruzione di gravidanza ha dei costi che si aggirano tra i 1.000 e 1.500 euro, che comprendono le visite mediche, gli esami, l’intervento o il trattamento, la degenza (nel caso fosse prevista o necessaria) e le prestazioni mediche.

Aborto: due tipi

Partiamo dalle basi: non sempre l’aborto è volontario e, cioè, provocato da una scelta consapevole della donna. Può anche trattarsi di un aborto spontaneo, legato a problematiche di tipo fisico come sbalzi ormonali, malattie (ad esempio il diabete), problemi dell’utero.

Aborto: in cosa consiste?

L’intervento dura 20-30 minuti e consiste nell’aspirazione del contenuto presente nell’utero che viene, poi, pulito con un cucchiaio metallico.

Aborto: come muoversi?

Inutile dire che una decisione così complessa e carica di conseguenze – psichiche ma anche fisiche – dovrebbe essere attentamente valutata e, su questo, non si può dare alcun tipo di consiglio pratico.

Se si è convinte, non resta che rivolgersi al medico di famiglia (meglio verificando prima che non sia obiettore di coscienza: si tratta di quei medici che possono rifiutarsi sia di emettere il certificato per l’interruzione della gravidanza sia di effettuare l’intervento di aborto) oppure al proprio ginecologo. In alternativa, ci sono anche i consultori familiari dove la paziente potrà contare sull’aiuto di assistenti sociali e psicologi.

Occorre portare con sé un documento di identità, la tessera sanitaria e – se il medico non è un ginecologo – il test di gravidanza che deve essere stampato: deve, in altre parole, contenere il nome e cognome della paziente. Questo servizio viene effettuato da un laboratorio di analisi o da una farmacia.

Nel corso del colloquio, la paziente (che potrà essere accompagnata dal partner ma anche da sola senza subire imposizioni in merito) verrà adeguatamente informata su quello che la aspetta e sui suoi diritti e, alla fine, lo stesso medico le darà un periodo di riflessione non inferiore a 7 giorni, rilasciando un certificato che attesta l’avvenuto colloquio.

Aborto: quando farlo?

Sul punto la legge italiana è molto chiara: l’aborto è consentito nei primi 90 giorni di gestazione pari a 12 settimane e sei giorni. Oltre questo termine, è possibile solo in caso di grave rischio per la salute materna, gravi malformazioni del feto o in presenza di un grave rischio mentale per la salute della gestante (attestato con un certificato medico del servizio pubblico).

Asl, cliniche e ospedali garantiscono la privacy

Aborto: dove farlo?

Come anticipato in apertura, l’aborto viene praticato in tutte le strutture autorizzate: ospedali, cliniche private e cliniche convenzionate. La maggior parte degli ospedali, accetta direttamente le richieste di aborto provenienti da qualsiasi luogo ma occorre sempre informarsi bene prima: ad esempio, ci sono alcuni regolamenti ospedalieri che accettano solo le pazienti che provengono dai consultori. In ogni caso, le Asl hanno il dovere di garantire l’intervento e di mettere in contatto le pazienti con le strutture più vicine.

Una volta in ospedale, la donna verrà sottoposta agli esami di routine e verrà stabilita la data per l’intervento (o quella in cui verrà somministrata la pillola abortiva, non oltre la settima settimana di gravidanza, 49 giorni dall’ultima mestruazione), che solitamente viene eseguito in regime di day hospital, cioè in giornata. Per quanto riguarda l’anestesia, di solito è totale ma si può chiedere, compatibilmente con le proprie condizioni di salute, la parziale.

Per chi teme rischi per la propria privacy, non ha di ché preoccuparsi: i nominativi delle donne che abortiscono non possono essere divulgati o resi pubblici né menzionati nelle relazioni che i medici e gli ospedali, per legge, devono far pervenire all’autorità sanitaria provinciale.

Nessun costo per chi abortisce

Aborto: quanto costa?

Se ci si rivolge a strutture autorizzate, non ci sono costi da sostenere, fatta eccezione per i medicinali necessari dopo l’intervento.

Nessuno è tenuto a informare i genitori se la minorenne non vuole

Aborto: che cos’è l’aborto farmacologico?

Abortire è possibile anche in via farmacologica con la pillola abortiva RU486 che provoca l’interruzione della gravidanza senza intervento chirurgico. Non tutti gli ospedali lo praticano per cui è meglio informarsi prima.


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