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Quali tasse su una collezione di quadri ereditata?

9 luglio 2017


Quali tasse su una collezione di quadri ereditata?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 luglio 2017



Quante tasse dovrei pagare per mancata dichiarazione di una collezione di quadri in fase di successione? Se assicurassi la collezione e la facessi quotare, cosa pagano i miei figli, alla mia morte?

Nel primo quesito posto, il lettore chiede a quanto ammontano, se dovute, le imposte che il fisco potrebbe richiedere per omessa dichiarazione di successione della collezione di opere d’arte, alla morte dei suoi genitori (l’ultimo deceduto nel 2009).

Nel caso di figlio (o anche di qualsiasi erede in linea retta, come un nipote) l’imposta applicata sui beni ricevuti è pari al 4% per la parte eccedente, la franchigia, pari ad € 1.000.000 dell’intero asse ereditario. Nel calcolo della franchigia si devono sempre inserire le donazioni precedentemente ricevute dallo stesso soggetto. Quindi, se il valore della quota di eredità, sommata alle donazioni ricevute dal defunto quando era in vita, supera l’importo della franchigia, l’imposta viene calcolata sulla differenza. La legge prevede poi, per presunzione, che si considerano compresi nell’attivo ereditario denaro, gioielli e mobilia per un importo pari al 10% del valore globale netto imponibile dell’asse ereditario (per la parte eccedente la franchigia) anche se non dichiarati o dichiarati per un importo minore, a meno che da un inventario analitico ne risulti l’esistenza per un importo diverso [1].

Viene definita “mobilia” l’insieme dei beni mobili destinati all’uso o all’ornamento delle abitazioni, compresi i beni culturali non vincolati, per i quali sono previste altre agevolazioni. Rientrano, pertanto, a pieno titolo in questa definizione anche le opere d’arte che i collezionisti possiedono nelle loro case private.

Al momento dell’apertura della successione dei genitori, se l’asse ereditario dichiarato (per immobili e altro) è stato superiore ad 1.000.000 euro, per la parte eccedente vigeva la presunzione di esistenza di denaro, gioielli e mobilia (ivi compresi quadri ed opere d’arte) pari al 10%, su cui applicare l’imposta del 4%. Così a fronte di un asse ereditario (escluso denaro, gioielli e mobilia) di 2.000.000 euro, il Fisco per legge presume l’esistenza di denaro, gioielli e mobilia per  100.000 euro (=10% di 1.000.000) da sottoporre a tassazione al 4%, pagando così imposte per 4.000 euro. Trattandosi di presunzione relativa, il contribuente a suo vantaggio, potrà provare il contrario, e, cioè, che nell’attivo ereditario sono compresi denaro, gioielli e mobilia per un valore inferiore a quello della presunzione, presentando al Fisco un inventario analitico redatto secondo regole precise, uguali a quelle previste per l’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario [2]. Ne consegue che, grazie all’applicazione della presunzione, le opere d’arte detenute presso l’abitazione, anche se non indicate nella dichiarazione di successione o dichiarate per un importo inferiore, sono soggette all’imposta sulle successioni, solo per importo pari al 10% del valore dell’asse ereditario netto. Il chè rappresenta un indubbio vantaggio di carattere fiscale, nel caso in cui il loro valore di mercato sia notevolmente superiore. È opportuno però precisare che ciò non vale se la collezione è custodita in luoghi diversi dalle private abitazioni, e, cioè, in caveaux, depositi, ecc. In questo caso, si applica l’imposta sulle successioni con le aliquote ordinarie sul valore di mercato delle opere d’arte e non sulla base della presunzione del 10% dell’asse ereditario netto, sempre per la parte eccedente la franchigia prevista e tenendo conto di eventuali passività.

Con riferimento alla regolarizzazione della dichiarazione di successione dei genitori essendo trascorsi, presumibilmente, i 5 anni dalla data di apertura di successione (che decorre dopo un anno dal decesso), i termini per l’accertamento dell’imposta di successione sono decaduti. Nel caso in cui non fossero trascorsi i cinque anni (forse con riferimento al decesso del 2009) l’eventuale dichiarazione spontanea e tardiva comporterà oltre al pagamento delle imposte, anche il pagamento delle sanzioni previste per legge da un minimo del 120% al 240% dell’imposta non versata. Nello specifico se la dichiarazione di successione viene presentata oltre il termine previsto per il ravvedimento operoso (un anno), ma non oltre i cinque anni dal termine di scadenza (sei anni dalla data del decesso), verranno versate esclusivamente le imposte senza sanzione o interessi, in quanto sarà l’Agenzia delle Entrate che provvederà successivamente a notificare l’avviso di liquidazione, richiedendo il pagamento delle sanzioni dovute e relativi interessi moratori.

Con riferimento all’eventuale dichiarazione del valore delle opere d’arte in sede di successione, sulla base dell’attuale normativa e salvo futuri cambiamenti, comporterebbe una tassazione, per ciascun figlio, del 4% per la parte eccedente 1.000.0000 euro dell’intero asse ereditario (comprensivo anche di immobili e altri beni ed al netto delle passività). Per cui a fronte di una dichiarazione di successione per 2.500.000 euro l’imposta di successione sarà pari ad 60.000 euro (=1.500.000 x 4%), salvo per le opere detenute presso l’abitazione per le quali si potrà sfruttare l’agevolazione fiscale prevista basata su un valore presuntivo del 10% dell’asse ereditario.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Paolo Florio

note

[1] Così come previsto dall’art. 9 d.lgs. 346 del 31.10.1990.

[2] Artt. 769 e ss. cod. proc. civ.

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