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News Assenza da lavoro per malattia: addio ai certificati medici

News Pubblicato il 9 luglio 2017

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> News Pubblicato il 9 luglio 2017

Per i primi tre giorni di malattia non servirà più il certificato medico: basterà l’autocertificazione del lavoratore stesso

In caso di malattia il dipendente potrà autocertificare il proprio stato di salute, giustificando – senza la necessità di un certificato medico –  i primi tre giorni di assenza da lavoro. È quanto prevede il disegno di legge presentato da Maurizio Romani, Vicepresidente della Commissione Igiene e Sanità, con il sostegno della Federazione degli Ordini dei Medici. Se il disegno di legge verrà approvato, per i primi tre giorni di assenza dal lavoro per malattia non sarà più necessario il certificato medico. Sarà, infatti, il lavoratore stesso a poter autocertificare, sotto la propria responsabilità, il proprio stato di salute.

Ecco, in sostanza, cosa cambia.

Secondo le norme vigenti per potersi legittimamente assentare il dipendente deve prima di tutto dare comunicazione al datore di lavoro del proprio stato di malattia. Il lavoratore dovrà, poi,  recarsi dal proprio medico curante che dovrà verificare e certificare clinicamente la sussistenza della malattia.

Detta certificazione deve attestare lo stato di salute del dipendente sulla base di sintomi clinicamente non obiettivabili: il documento, in sostanza, deve indicare con precisione di quale patologia si tratta e per quanti giorni il lavoratore dovrà assentarsi.

Tuttavia, ci sono disturbi – come lievi mal di pancia o mal di testa – la cui diagnosi non sempre può essere fondata sulla base di  dati clinici constatati direttamente ovvero oggettivamente documentati. Il medico, in questi casi, deve limitarsi – all’interno del rapporto di fiducia che lo lega al paziente – a prendere atto di quanto lamentato dal dipendente e a “certificare” quello che il paziente gli riferisce. Tutto ciò, però, espone il sanitario a responsabilità che non sono di poco conto: in caso di violazioni, di false o erronee attestazioni, infatti, la legge prevede forti sanzioni sia per il lavoratore che per il medico, con multe sino a 1.600 euro e carcere da uno a cinque anni.

Di qui la necessità di una riforma volta sia a sollevare il medico da eventuali responsabilità (per erronee o false attestazioni) che a consentire al dipendente di far valere, in piena autonomia, il proprio diritto ad assentarsi anche per lievi e non clinicamente accertabili patologie.

Il disegno di legge, infatti, introduce la possibilità, in presenza di un disturbo invalidante ma passeggero, che sia il lavoratore stesso, sotto la propria esclusiva responsabilità, a comunicarlo sia al datore di lavoro che al medico. Quest’ultimo, dunque, farà semplicemente da tramite per la trasmissione telematica dell’autodichiarazione del dipendente (e non più – dunque – del certificato medico) sia all’Inps che al datore di lavoro. L’autocertificazione servirà per “coprire” i primi tre giorni di assenza per malattia del dipendente, che auto-giustificandosi si assume la responsabilità della propria attestazione.

Detta riforma – come facilmente intuibile – è sostenuta da gran parte del mondo medico, ma è vista con sospetto da quanti temono che possa rivelarsi tale da alimentare un ingiustificato assenteismo ed una sorta di legittimazione per i “soliti furbetti”.


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