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Cartella di pagamento mai firmata: che fare?

10 luglio 2017


Cartella di pagamento mai firmata: che fare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 luglio 2017



Se le cartelle non risultano mai notificate è possibile proporre opposizione contro l’estratto di ruolo o contro il successivo pignoramento.

Potrebbe succedere di venire a conoscenza di un proprio debito verso Agenzia Entrate Riscossione solo a seguito del ricevimento di un preavviso di fermo, di ipoteca, di un pignoramento o dopo la richiesta di un estratto di ruolo allo sportello. Come ci si deve comportare quando si scopre che apparentemente c’è stata notificata una cartella di pagamento mentre, in realtà, non abbiamo mai ricevuto nulla? Una cosa è certa: se Agenzia Entrate Riscossione (Aer) non ha la prova della consegna – da parte del postino o del messo notificatore – della cartella, ogni successivo atto è nullo. Ma per far valere questa nullità è necessario muoversi in modo preciso e tempestivo. I chiarimenti sono stati forniti da una recente sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Frosinone [1]. Ecco dunque cosa fare in caso di cartella di pagamento mai firmata.

Si può impugnare l’estratto di ruolo, ma entro massimo 60 giorni

Come si scopre che c’è un debito da pagare?

Il cittadino viene sollecitato al pagamento delle somme dovute allo Stato, alla pubblica amministrazione o agli enti locali tramite la notifica delle cartelle esattoriali, ossia le richieste di pagamento inviate dall’Agenzia Entrate Riscossione prima di procedere all’esecuzione forzata. Senza di esse ogni successivo atto è nullo.

Potrebbe però succedere che qualcosa, nel procedimento di notifica della cartella, vada storto: ad esempio, il debitore non viene trovato a casa e, nonostante il deposito della cartella alla casa comunale, non viene spedita la seconda raccomandata con l’avviso di giacenza; la cartella viene firmata da un soggetto che non è un familiare convivente, non è autorizzato quindi al ritiro della posta; la raccomandata con la cartella viene smarrita; il debitore si è trasferito, ecc.

La legge vorrebbe che, in tutti questi casi, la notifica venisse ripetuta e, invece, a volte non succede e il contribuente scopre di essere debitore di Agenzia Entrate Riscossione dal ricevimento di un successivo atto di esecuzione forzata (come il pignoramento dello stipendio, del conto in banca, della pensione, ecc.) o di un provvedimento cautelare (il preavviso di fermo o di ipoteca). In ultimo, potrebbe accorgersi che, dai computer di Agenzia Entrate Riscossione, risulta la notifica di una cartella di pagamento in realtà mai firmata a seguito della richiesta di un estratto di ruolo. Sarà, a questo punto, suo interesse far annullare il debito sul presupposto che alcun atto gli è mai stato notificato. Ma come si fa a far annullare un pignoramento in atto o a cancellare un debito dagli archivi per una cartella mai firmata? Ecco la procedura da seguire.

Spetta al fisco dimostrare l’avvenuta notifica esibendo la firma del contribuente

Se si impugna l’estratto di ruolo

Se la notizia di una cartella mai firmata viene “reperita” da un estratto di ruolo chiesto online o allo sportello di Agenzia Entrate Riscossione è possibile ricorrere contro di questo benché nessun atto sia mai stato ricevuto. L’importante chiarimento è stato fornito due anni fa dalle Sezioni Unite della Cassazione [2] (il dubbio dell’impugnabilità dell’estratto di ruolo si era posto per via del fatto che, in ambito tributario, i ricorsi sono ammissibili solo contro una serie definita di atti dell’amministrazione). Attenzione però: sempre la Suprema Corte ha chiarito [3] che, una volta avuta conoscenza dall’estratto di ruolo, di una cartella di pagamento mai ricevuta è necessario agire entro 60 giorni. In pratica l’estratto di ruolo può essere impugnato entro sessanta giorni dalla data di rilascio da parte dell’agente della riscossione (leggi Cartella esattoriale non notificata e Quanto tempo per impugnare le cartelle mai notificate?).

Il ricorso va presentato a:

  • la commissione provinciale tributaria: per le cartelle relative a imposte e tributi;
  • il giudice di pace: per le cartelle relative a contravvenzioni per il codice della strada;
  • il tribunale ordinario, sezione lavoro: per le cartelle relative a contributi Inps e Inail.

Nel ricorso ci si può limitare a dedurre la mancata notifica della cartella di pagamento. Spetta poi all’Agente della riscossione fornire la prova contraria. Se viene prodotta la firma su una relazione di notifica o su un avviso di ricevimento di una raccomandata che il contribuente disconosce questi deve necessariamente avviare un ulteriore giudizio, quello di «querela di falso», innanzi al tribunale ordinario. Con la querela di falso, il contribuente contesta il valore dell’attestazione fatta dal pubblico ufficiale in merito alla legittimità della firma, dimostrando che non si tratta della propria grafia e che la sottoscrizione è stata apposta da un soggetto non autorizzato a ricevere la posta (tali sono solo il familiare convivente, un addetto alla casa, il portiere). Se l’opposizione all’estratto di ruolo pende presso la Commissione Tributaria, il giudizio deve essere sospeso per essere instaurata prima, dinanzi al tribunale ordinario, la procedura di querela di falso.

Una volta che il Tribunale abbia accertato la falsità delle notifiche, il ricorso contro il ruolo diventa ammissibile e fondato, poiché gli atti impugnati (i ruoli) devono essere annullati a causa della mancata notificazione delle cartelle di pagamento.

Se si impugna un atto di pignoramento

Se è in corso un’esecuzione forzata, il contribuente dovrà proporre opposizione al giudice competente che:

Anche in questo caso, il contribuente può limitarsi a dedurre il mancato ricevimento della prodromica cartella; spetta poi ad Agenzia Entrate Riscossione dimostrare il contrario. Ed anche qui, se l’esattore produce delle firme che il contribuente riconosce essere non le proprie, bisogna proporre querela di falso, in sede civile. La querela di falso servirà, ancora una volta, per disconoscere la sottoscrizione sulle relate di notifica eventualmente depositate dalla parte resistente. Se ciò accade, il giudizio tributario è sospeso sino alla definizione di quello civile, il cui esito influenzerà necessariamente l’esito del primo: accertata la falsità delle notifiche da parte del Tribunale, la commissione tributaria annullerà le cartelle.

Se la notifica è nulla il ricorso sana il vizio

Attenzione a non commettere un errore in cui spesso si cade in caso di notifica irregolare. In tali ipotesi non bisogna mai far opposizione contro la cartella ma tutt’al più contro l’estratto di ruolo o contro il successivo pignoramento. La ragione è presto detta. Immaginiamo che il contribuente disconosca la firma apposta sulla relata di notifica o sull’avviso di ricevimento della raccomandata e sostenga che la cartella sia stata consegnata a un estraneo. Se dovesse proporre ricorso contro la cartella, deducendo che la stessa non gli è mai stata consegnata, il suo comportamento sarebbe alquanto contraddittorio; come potrebbe, infatti, dire di non aver mai avuto conoscenza della cartella se, nello stesso tempo, la contesta? E, sulla scorta di questa argomentazione logica, per i giudici il ricorso contro la cartella per difetto di notifica sana il vizio (ciò non vale solo quando la notifica è del tutto inesistente, come nel caso in cui la cartella sia stata notificata da un postino privato o da un corriere, nel qual caso è possibile il ricorso al giudice senza timore di sanare il vizio). Il comportamento corretto è allora impugnare il ruolo (ossia chiedere l’estratto di ruolo ad Agenzia Entrate Riscossione e contestare quest’ultimo) o attendere la successiva mossa dell’esattore (ad esempio un pignoramento o un preavviso di fermo o ipoteca) e agire solo a seguito di ciò.

note

[1] Ctp Frosinone, sent. n. 460/03/17.

[2] Cass. Sez. Unite, sent. n. 19704/2015.

[3] Cass. sent. n. 13584 del 30.05.2017.

[4] Cass. sent. n. 13913 del 5.06.2017.


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