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È vero che alla moglie non spetta più alcun mantenimento?

10 luglio 2017


È vero che alla moglie non spetta più alcun mantenimento?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 luglio 2017



L’assegno di divorzio non è più dovuto tutte le volte in cui la ex moglie è in grado di mantenersi da sola.

Con la sentenza della Cassazione del 10 maggio 2017 [1], sono cambiate radicalmente le regole sull’assegno di divorzio da pagare all’ex coniuge. Alla luce di ciò e di tutte le discussioni che ne sono seguite, nonché delle ulteriori pronunce dei giudici che hanno già recepito e, anzi, ampliato tale orientamento, dobbiamo chiarire il dubbio che, in molti, si è posto: è vero che alla moglie non spetta più alcun mantenimento? Ma prima di rispondere a questa domanda, ecco una curiosità che non mancherà di stupire i più: non esiste alcuna norma di legge che imponga all’uomo di versare il mantenimento all’ex moglie (faremo questa ipotesi solo perché è la più frequente); si tratta solo di un’interpretazione sposata dai giudici a seguito dell’introduzione della legge sul divorzio, interpretazione che oggi è stata parzialmente abbandonata. Vediamo in che termini.

È cambiato solo l’assegno di divorzio, non invece quello di mantenimento

Assegno di mantenimento: cos’è?

Il primo passo per capire se è vero che alla ex moglie non spetta più alcun mantenimento è fare una importante precisazione. Esiste una grossa differenza non solo terminologica, ma anche concettuale tra «assegno di mantenimento» e «assegno di divorzio». Tale differenza è divenuta ancora più marcata a seguito della sentenza della Cassazione citata poc’anzi. Vediamo di che si tratta:

  • l’assegno di mantenimento è il contributo che il marito versa alla moglie dopo la separazione e prima del divorzio. Poiché la separazione non taglia i legami tra i coniugi, venendo meno solo il dovere di coabitazione e fedeltà, resta l’obbligo per l’uomo di provvedere all’assistenza materiale della donna fino a quando il legame non si è definitivamente sciolto (ossia fino al divorzio);
  • l’assegno di divorzio è il contributo che il marito versa alla moglie dopo il divorzio e fino a quando non interviene una nuova pronuncia del giudice che lo revoca o lo riduce. In materia di diritto di famiglia è, infatti, sempre possibile modificare le decisioni del giudice al sopraggiungere di nuovi elementi che mutino le realtà personali ed economiche degli ex coniugi. La misura dell’assegno di divorzio dipende da una serie di fattori come: i redditi dei due coniugi, la durata del matrimonio, la capacità (fisica e formativa) del coniuge col reddito più basso a trovare altri lavori, la disponibilità di redditi oltre a quelli di lavoro da parte di entrambi i coniugi, la disponibilità della casa, eventuali aiuti o sussidi.

Niente assegno di divorzio all’ex moglie che si può mantenere da sola: cioè che guadagna almeno 1000 euro al mese o è giovane e può lavorare

Assegno di mantenimento: quanto spetta?

Sulla base di quanto abbiamo appena detto, l’assegno di mantenimento è tutt’oggi dovuto all’ex moglie secondo i “vecchi” criteri e mira a garantire a quest’ultima lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio. Il che significa che se l’uomo è benestante e la moglie ha un reddito basso, il primo dovrà versare a quest’ultima un importo mensile tale da garantirle lo stesso agio di cui godeva quando ancora i due convivevano. Insomma, l’assegno di mantenimento mira ad eliminare ogni disuguaglianza di reddito tra moglie e marito. L’assegno di mantenimento però ha una natura provvisoria e momentanea: mira cioè a garantire l’assistenza materiale del coniuge più debole economicamente fino a quando la coppia non provvede al divorzio. In particolare, ci sono 6 mesi (se la separazione è stata consensuale) o 1 anno (se la separazione è stata giudiziale) per divorziare. Dal divorzio, le regole cambiano e l’assegno di mantenimento viene sostituito con quello di divorzio. È proprio su quest’ultimo che è intervenuta la rivoluzione.

Assegno di divorzio: quanto spetta?

Decorso il termine di legge per poter divorziare, i coniugi devono rivolgersi al giudice perché sostituisca il provvedimento di separazione con quello di divorzio. Anche l’assegno di mantenimento viene sostituito con quello di divorzio.

Con la sentenza dello scorso 10 maggio, la Cassazione ha detto che il divorzio recide definitivamente ogni legame tra moglie e marito; per cui non c’è più ragione di garantire alla moglie lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio essendo venuto meno ogni obbligo tra i due. Scopo dell’assegno di divorzio – ed è qui la grande differenza con quello di mantenimento – è garantire all’ex moglie l’autosufficienza economica (ossia mantenersi da sola). Il che non significa necessariamente (come una volta) essere benestante qualora il marito lo sia; vuol dire solo «poter badare a se stessa». Ben si potrà quindi avere una situazione in cui, a fronte di un uomo con un reddito di 10mila euro al mese per attività imprenditoriale, la donna riceve un mantenimento di solo mille euro al mese. Dall’altro lato, se la donna ha già un proprio reddito minimo o altre forme di ricchezza (mobili o immobiliari) o dispone di aiuti da parte dell’ex famiglia, non ha diritto all’assegno di divorzio.

Quando la moglie non ha diritto al mantenimento?

Come abbiamo appena detto, l’ex moglie non ha diritto all’assegno di mantenimento se è autosufficiente, ossia è in grado di badare a se stessa. Ma in che momento la donna può dirsi autosufficiente e, quindi, non può rivendicare il diritto al mantenimento? Secondo il Tribunale di Milano, l’autosufficienza si raggiunge con mille euro al mese (tale è, più o meno, il reddito sotto il quale si ottiene il gratuito patrocinio, che può essere preso a criterio di riferimento per stabilire l’indigenza dell’uomo medio).

Non conta però, a determinare l’autosufficienza, solo il reddito, ma anche l’attitudine a lavorare. Il giudice può negare il mantenimento all’ex moglie che, benché disoccupata, è giovane, ha una formazione scolastica e lavorativa, vanta esperienze e, insomma, può trovarsi un’occupazione per mantenersi da sé (leggi Ex moglie disoccupata: ha diritto al mantenimento?).

Dall’altro lato solo la donna di età avanzata (con una sentenza la Cassazione ha fissato tale limite a 50 anni), che ha passato la vita in casa facendo la casalinga in accordo con l’uomo, ha diritto all’assegno di divorzio. Il suo essersi dedicata ai lavori domestici per consentire all’uomo di dedicarsi alla carriera, le ha impedito di tenersi “attiva” nel mondo del lavoro; ed è giusto che ad essa provveda l’ex marito anche dopo il divorzio.

Come si stabilisce l’autosufficienza?

Per entrare più nel dettaglio e capire se e quando la moglie è autosufficiente – e come tale non può accampare pretese economiche – bisogna considerare i seguenti fattori:

  • il possesso di redditi di lavoro autonomo o dipendente; così ad esempio, se la moglie ha un contratto part time di 400 euro al mese e il marito guadagna 5mila euro al mese, il giudice potrebbe obbligare quest’ultimo a versare alla moglie solo 600 euro al mese e non già – come sarebbe successo con le vecchie regole – qualche migliaio. Infatti ora la ricchezza non va più “divisa” tra gli ex coniugi e la moglie può dirsi soddisfatta integralmente se ha quel minimo per vivere;
  • il possesso di altri redditi di natura mobiliare (ad esempio investimenti o quote societarie) o immobiliari (ad esempio l’affitto di fondi rustici o di appartamenti); così il coniuge che percepisce un canone di affitto da un immobile di sua proprietà, dato in locazione, potrebbe non aver diritto al mantenimento se tale importo gli garantisce l’autosufficienza;
  • le capacità e le possibilità effettive di lavoro personale, in relazione alla salute, all’età, al sesso ed al mercato del lavoro dipendente o autonomo;
  • la disponibilità di una casa di abitazione: così, se il giudice assegna la casa familiare alla donna e il marito viene costretto ad andare via, il mantenimento viene ridotto in proporzione al risparmio di spesa che da tale situazione l’ex moglie ottiene.

note

[1] Cass. sent. n. 11504/17 del 10.05.2017.

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. Da donna, dico “Era ora! ”
    Tutta questa parità sventagliata, doveva prima o poi diventarla a tutti gli effetti. Certo ora le giovani donne dovranno pensare ad investire sul proprio futuro e rendersi personalmente autonome. Gli uomini dovranno garantire alle mogli tali possibilità, accordandosi sulle cure parentali finora espletate esclusivamente dalla parte femminile della coppia. Riguardo al mantenimento ed al domicilio dei figli saranno i rispettivi redditi e le situazioni logistiche a fare probabilmente la differenza.
    A livello umano prevedo una vita di coppia più giusta solo economicamente… 😉

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