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Pensione con 15 anni di contributi, requisiti e ammontare

10 luglio 2017 | Autore:


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Pensione di vecchiaia con Deroga Amato: quando ci si può collocare a riposo e come viene calcolato l’assegno mensile?

 

Disoccupato, ho 15 anni di contributi versati come dipendente prima del 92 e sono nato nel 52: posso pensionarmi subito? A quanto ammonterà la mia pensione?

Per quanto riguarda la possibilità di pensionarsi a 64 anni e 7 mesi usufruendo del cosiddetto Salvacondotto per i nati nel 1952, purtroppo non è stata approvata la proposta di legge che prevedeva tale agevolazione per chi possiede 15 anni di contributi versati prima del 1992.

Tuttavia il lettore, proprio in quanto possiede oltre 15 anni di contributi versati prima del 31 dicembre 1992, può beneficiare della prima deroga Amato [1] per ottenere la pensione di vecchiaia.

Pensione con 15 anni di contributi: requisiti

Secondo la prima deroga Amato,  nel dettaglio, è possibile pensionarsi con 15 anni di contribuzione (anziché 20, requisito normalmente richiesto per la pensione di vecchiaia) se si possiedono 15 anni di contributi (780 settimane) collocati prima del 31 dicembre 1992.

A tal fine sono utili tutti i contributi: volontari, obbligatori, figurativi, da riscatto e ricongiunzione, nonché quelli versati all’estero, se si tratta di contribuzione versata in un Stato europeo o in uno Stato legato all’Italia da una convenzione o da un accordo in materia di sicurezza sociale.

Per fruire della prima deroga Amato è necessario poter far valere una posizione assicurativa nel Fondo lavoratori dipendenti (Fpld) o nelle gestioni speciali dei lavoratori autonomi dell’Inps, o in ambedue. La deroga si applica anche agli iscritti ex Inpdap, ex Enpals, ex Ipost.

Ricordiamo che esistono anche la seconda e la terza deroga Amato, che consentono di pensionarsi con 15 anni di contributi se si possiede un’autorizzazione ai contributi volontari anteriore al 31 dicembre 1992 o se si possiedono 10 anni di lavoro discontinuo.

Pensione con 15 anni di contributi: quando

Il lettore possiede tutti i requisiti esposti: al compimento di 66 anni e 7 mesi di età (requisito di età attualmente in vigore per ottenere la pensione di vecchiaia: il requisito dovrebbe restare tale anche nel biennio 2019-2020, a causa del blocco degli incrementi della speranza di vita, in caso contrario aumenterà dal 1° gennaio 2019 a 66 anni e 11 mesi di età) potrà dunque pensionarsi, senza bisogno di possedere 20 anni di contributi.

Pensione con 15 anni di contributi: è possibile ottenere l’Ape?

Non è possibile, invece, che il lettore si pensioni prima del compimento dell’età per la pensione di vecchiaia usufruendo dell’Ape volontaria o dell’Ape sociale: per il primo anticipo pensionistico, difatti, devono essere accreditati almeno 20 anni di contributi, per l’Ape sociale (della quale sono destinatari anche i disoccupati) almeno 30 anni di contributi; non sono previste eccezioni per i destinatari della Deroga Amato.

Pensione con 15 anni di contributi: calcolo dell’assegno

Il calcolo della pensione non prevede penalizzazioni per i destinatari della deroga Amato: essendo tutti i periodi, nel caso del lettore, precedenti al 31 dicembre 1995, il calcolo avverrà col sistema interamente retributivo (basato sugli ultimi stipendi e non sui contributi effettivamente accantonati); poiché tutti i periodi, peraltro, sono collocati prima del 31 dicembre 1992, il calcolo retributivo riguarderà soltanto la cosiddetta quota A di pensione, basata sugli ultimi 5 anni di retribuzione (appositamente rivalutati) e sulle settimane di contributi versate.

L’ammontare della prestazione pensionistica, col calcolo retributivo, è generalmente pari al 2% (aliquota di rendimento) del reddito pensionabile per ogni anno di contribuzione: con 25 anni di contributi si ha diritto al 50% della media degli ultimi stipendi, con 35 anni di contributi si ha diritto al 70% sino a raggiungere l’80% con 40 anni di contribuzione. Nel caso in cui si possiedano 15 anni di contributi, la pensione ammonterebbe al 30% della media degli ultimi 5 anni di stipendio (in quanto, nel caso di specie, il calcolo andrebbe effettuato sulla sola quota A di pensione, poiché i contributi sono tutti collocati prima del 31 dicembre 1992).

Relativamente alla media delle retribuzioni, essendo gli ultimi 5 anni di stipendio collocati tra il 1992 e il 1987, i coefficienti di rivalutazione, relativi a coloro la cui pensione è liquidata nel 2017, vanno dall’1,7% circa al 2,3% circa.

Pensione con 15 anni di contributi: integrazione al minimo

Anche la pensione ottenuta con la Deroga Amato, ad ogni modo, può essere integrata al trattamento minimo, pari a 501,89 euro per l’anno 2017.

Per ottenere questo beneficio, non bisogna oltrepassare determinate soglie di reddito. Chi risulta sposato ha dei limiti di reddito più alti, ai fini dell’integrazione al minimo, ma deve considerare anche il reddito del coniuge.

Nel dettaglio, chi non è sposato, o risulta legalmente separato o divorziato, ha diritto all’integrazione al minimo:

  • in misura piena, se possiede un reddito annuo non superiore a 6.524,07 euro;
  • in misura parziale, se possiede un reddito annuo superiore a 6.524,07 euro, sino a 13.049,14 euro (cioè sino a due volte il trattamento minimo annuo).

Se il reddito supera la soglia di 13.049,14 euro, non si ha diritto ad alcuna integrazione.

Se invece si è coniugati, si ha diritto all’integrazione in misura:

  • piena, se il reddito annuo complessivo proprio e del coniuge non supera 19.573,71 euro ed il reddito proprio non supera i 6.524,07 euro;
  • parziale, se il reddito annuo complessivo proprio e del coniuge supera i 19.573,71 euro, ma non supera i 26.098,28 euro (cioè sino a quattro volte il trattamento minimo annuo) ed il reddito proprio non supera i 13.049,14 euro (deve essere applicato un doppio confronto, tra limite personale e coniugale: l’integrazione applicata è pari all’importo minore risultante dal doppio confronto).

Se il reddito personale e del coniuge supera i 26.098,28 euro, o se il solo reddito personale supera la soglia di 13.049,14 euro, non si ha diritto ad alcuna integrazione.


note

[1] D.lgs. 502/1993.


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