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Lo sai che? Si può interdire una persona che è in grado di gestirsi da sola?

Lo sai che? Pubblicato il 10 luglio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 10 luglio 2017

Non viene concessa l’interdizione, ma la semplice amministrazione di sostegno a chi è in grado di gestire le operazioni quotidiane.

Nel momento in cui è necessario dare un supporto esterno alle persone prive di una piena capacità, che hanno problemi di inserimento sociale o presentano infermità mentali, il giudice deve preferire sempre l’amministrazione di sostegno e, solo se questa si rivela insufficiente, procedere all’inabilitazione o, nei casi più gravi, all’interdizione. Così, nel caso di infermo di mente in grado di gestire le operazioni quotidiane, è sufficiente l’amministrazione di sostegno. Il tribunale, infatti, è chiamato a valutare non tanto il grado di infermità del soggetto quanto le sue residue capacità ed esperienze di vita. Lo ha chiarito il Tribunale di Udine in una recente sentenza [1].

Conviene di più l’amministrazione di sostegno o l’interdizione? L’amministrazione di sostegno è uno strumento più elastico e idoneo ad adeguarsi alle esigenze del soggetto bisognoso di assistenza. Anche la procedura è più snella e meno farraginosa. Del resto è la stessa legge ad imporre che, inizialmente, il giudice deve valutare le condizioni per concedere l’amministrazione di sostegno e solo nei casi più gravi l’interdizione o l’inabilitazione. Fra l’altro c’è sempre tempo per ricorrere a queste ultime due procedure, se la prima dovesse rivelarsi insufficiente.

Alla luce di ciò, il giudice è tenuto a rigettare la richiesta di interdizione avanzata dai parenti del soggetto in stato di infermità mentale se questo è in grado di vivere da solo, di occuparsi delle faccende di casa quotidiane, di gestire i soldi che gli provengono eventualmente da una pensione civile, di assumere i farmaci prescritti dal centro di salute mentale e di sottoporsi a regolari controlli medici. Tutti questi fattori, seppur accompagnati da uno stato di infermità psichica, depongono a favore dell’amministrazione di sostegno.

 

L’interdizione scatta solo nei confronti di persone «abitualmente inferme e incapaci di curare i propri interessi». Nelle altre ipotesi, si deve optare per l’amministratore di sostegno che, come detto, è una misura meno limitativa delle capacità dell’amministrato.

Anche nel caso di soggetto affetto da psicosi delirante non si può procedere alla interdizione solo per tale ragione se emerge, dal comportamento complessivo tenuto nel corso della giornata, la capacità di gestire personalmente le necessità quotidiane. Insomma, non si può interdire una persona che è in grado di gestirsi da sola.

Il giudice del merito, nel decidere sull’interdizione, non deve aver riguardo del «diverso, e meno intenso, grado di infermità o di impossibilità di attendere ai propri interessi del soggetto carente di autonomia, ma alle residue capacità e all’esperienza di vita dallo stesso maturate, anche attraverso gli studi scolastici e lo svolgimento dell’attività lavorativa».

note

[1] Trib. Udine, sent. n. 435 del 25.03.2017.

Autore immagine: Pixabay.com


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1 Commento

  1. Mio figlio ha l’amministratore di sostegno nominato dal giudice tutelare perché affetto da D.O.C. e Ludopatia. Lo vogliono mandate in una comunità per farlo curare, ma lui non vuole andare. È autono in tutti i suoi movimenti quotidiani e guida auto e scouter, ha 31 anni. Possono interdirlo e decidere loro contro la sua volontà ad andare in comunità?

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