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Il Comune può rifiutare la richiesta di cambio della residenza?

10 luglio 2017


Il Comune può rifiutare la richiesta di cambio della residenza?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 luglio 2017



Se il cittadino non vive abitualmente nella residenza indicata al Comune, l’ufficiale dell’anagrafe può rifiutare la richiesta di trasferimento della residenza. Contro il provvedimento si può fare ricorso al prefetto entro 30 giorni.

A tutti sarà capitato, almeno una volta nella propria vita, di presentare una richiesta di cambio della residenza per trasferirsi da un Comune a un altro. La procedura deve rispettare delle regole stabilite dalla legge al fine di evitare intenti elusivi o illeciti. I Comuni, infatti, esaminano le richieste di trasferimento di residenza con sempre maggiore attenzione onde evitare di accogliere istanze che abbiano finalità diverse da quelle dichiarate. Vi sono infatti persone che tentano di spostare la propria residenza anagrafica allo scopo di godere di riduzioni o agevolazioni fiscali (come ad esempio quelle connesse alla «prima casa») o di tipo assistenziale; altri, addirittura, chiedono il cambio di residenza allo scopo di sfuggire ai creditori rendendo più difficile il proprio reperimento a postini e ufficiali giudiziari in caso di pignoramento. Alla luce di ciò, il Comune può rifiutare la richiesta di cambio della residenza? Se dovesse intervenire il rigetto di una richiesta di trasferimento come ci si deve comportare e come ci si deve difendere? Cercheremo di comprenderlo in questa breve scheda. Leggi anche Si può cambiare residenza per poco tempo?

Come cambiare residenza

Si cambia residenza nel momento in cui ci si trasferisce da un Comune a un altro. A tal fine un componente maggiorenne della famiglia deve recarsi, entro 20 giorni dal trasferimento, all’Ufficio anagrafe del nuovo Comune e chiedere l’iscrizione anagrafica per sé e per la propria famiglia. Egli dovrà compilare un modulo prestampato che troverà presso l’Ufficio anagrafe e riempirlo per come ivi indicato. In particolare bisogna indicare:

  • estremi della propria patente e il numero di targa delle auto, moto e altri veicoli in possesso della famiglia; ciò al fine di ottenere il cambio di indirizzo su patenti e libretti di circolazione. A differenza che in passato, infatti, non è più necessario recarsi personalmente presso la Motorizzazione per ottenere la variazione di indirizzo su patenti e libretti;
  • gli estremi del documento di identità e del codice fiscale di tutti i componenti della famiglia;
  • se si tratta di un cittadino straniero, servono anche il permesso di soggiorno e il passaporto.

L’ufficiale dell’anagrafe, nei due giorni lavorativi successivi, effettuerà le iscrizioni anagrafiche, mutando la residenza in tempo reale. A differenza del passato, infatti, il cambio di residenza avviene automaticamente, senza i preventivi controlli della polizia che, invece, vengono posticipati a un momento successivo.

Che succede se non abito effettivamente nel nuovo Comune?

Presupposto necessario e indispensabile per richiedere il cambio di residenza è costituito dal fatto di risiedere effettivamente nel nuovo Comune, vale a dire di avervi stabilito la propria residenza o dimora abituale. Non si deve quindi trattare di una residenza di comodo che, per legge, in Italia non è ammessa. La residenza è infatti, non solo un luogo ove “legalmente” una persona risiede, ma anche ove effettivamente passa gran parte dell’anno e/o della giornata.

Alla luce di ciò, il Comune, dopo aver disposto il cambio di residenza, può fare dei controlli per verificare se il richiedente vive davvero presso l’indirizzo da questi indicato. A tal fine l’ufficiale dell’anagrafe delega la polizia municipale (o altro personale comunale a ciò autorizzato) che deve svolgere i controlli entro 45 giorni dalla richiesta. Se la Polizia Municipale non trova più volte nessuno nell’abitazione indicata come nuova residenza, lo comunica alle autorità di pubblica sicurezza. A questo punto l’ufficiale dell’anagrafe può rifiutare il cambio di residenza.

Il Comune può rifiutare la richiesta di trasferimento della residenza?

Come abbiamo appena detto, in base agli accertamenti effettuati dalla Polizia Municipale, l’ufficiale dell’anagrafe può giungere alla conclusione che, nel caso specifico, non vi siano elementi che provino che la persona risieda effettivamente dove ha dichiarato di abitare. In questo caso, emette un provvedimento di rigetto della richiesta di cambio residenza che viene comunicato all’interessato al suo vecchio indirizzo.

Cosa fare se il Comune rigetta la richiesta di cambio di residenza?

Contro il provvedimento che rifiuta il cambio di residenza, il cittadino ha 30 giorni di tempo per opporsi presentando ricorso al prefetto.

In ogni caso, nulla impedisce a chi ha già ottenuto un rifiuto di cambio di residenza di presentare una nuova richiesta. Tuttavia per evitare contrattempi, è meglio recarsi nuovamente in Comune quando il trasloco al nuovo indirizzo è già terminato e la Polizia Municipale può concretamente accertare che il trasferimento sia effettivo e non fittizio.

Posso fissare una residenza di comodo e vivere altrove?

Come abbiamo detto non sono ammesse in Italia residenze formali o di comodo. La residenza è solo quella dove effettivamente il cittadino vive abitualmente.

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