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Lo sai che? Come segnalare al datore chi non rispetta i permessi per la 104?

Lo sai che? Pubblicato il 11 luglio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 11 luglio 2017

Usufruire in modo illegittimo, e senza rispettare le regole, dei permessi della legge 104 non è solo un illecito civile, ma anche un reato. Oltre al rischio di licenziamento c’è anche quello del procedimento penale.

 

Ci scrive un nostro lettore segnalandoci questo problema: «Nella nostra azienda ci sono numerosi dipendenti che si danno malati o che, durante il congedo per la 104, non rispettano le regole, scaricano il loro lavoro sugli altri. Come si segnalano al datore di lavoro?»

La materia delle agevolazioni previste dalla legge 104 del 1992 è spesso al centro di numerose pronunce giurisprudenziali, segno che è ancora radicata l’abitudine – specie nel settore pubblico dove i controlli sono più latenti – di abusare dei tre giorni di permesso retribuito concessi dalla normativa. Spesso però si ignora che tali comportamenti sono rilevanti non solo da un punto di vista civilistico, costituendo un illecito disciplinare nei confronti dell’azienda con possibilità di licenziamento, ma anche sotto un aspetto penale. Come ha più volte detto la Cassazione, infatti, chi abusa dei permessi della legge 104 commette reato di truffa ai danni dello Stato. Prima però di spiegare come segnalare al datore chi non rispetta i permessi per la 104 è bene ricordare alcuni importanti chiarimenti forniti l’anno scorso dalla Cassazione.

La Suprema Corte ha precisato che, in materia di permessi retribuiti dal lavoro “104”, è stato abrogato l’obbligo di assistenza continuativa. In buona sostanza non è più necessario passare tutta la giornata accanto al familiare disabile; rimane tuttavia vietato l’utilizzo dell’intero giorno di permesso per scopi personali (ad esempio una gita o il riposo a casa). Questo perché chi ha la sfortuna di avere un parente bisognoso di assistenza è più svantaggiato rispetto ai colleghi di lavoro, alternando le proprie giornate tra il servizio e l’assistenza medesima. Per cui ben venga la possibilità, durante i giorni di permesso, di sbrigare piccole incombenze personali, senza però distrarsi dalla finalità principale che deve avere tale giorno di assenza dal lavoro.

Detto ciò, vediamo come segnalare al datore chi non rispetta i permessi 104. Come anticipato, l’abuso dei permessi 104 integra sia una causa di licenziamento (pertanto, il datore di lavoro ha un interesse primario e personale all’accertamento dell’illecito), quanto un illecito ai danni dell’Inps e, quindi, dello Stato; è pertanto un reato procedibile d’ufficio su semplice segnalazione di qualsiasi soggetto. Si tratta infatti di un illecito posto ai danni della nazione intera, posto che il trattamento economico durante i giorni di permesso viene solo inizialmente anticipato dal datore di lavoro, ma di fatto erogato dall’Inps e, quindi, a spese dei contribuenti. In pratica, il dipendente che abusa dei permessi retribuiti per l’assistenza ai portatori di handicap è un “peso sociale” che scarica, sulla collettività, il costo della propria malafede.

La violazione dei permessi della legge 104 è, quindi, di un comportamento – per usare le stesse parole della Cassazione – «suscettibile di rilevanza penale». Questo significa che qualsiasi soggetto può presentarsi presso una una stazione della polizia o dei carabinieri per segnalare l’abuso dei permessi 104 perpetrato da un collega o da qualsisia altra persona. Come tutti i reati procedibili d’ufficio, la denuncia è un semplice “avviso” che si fornisce alle forze dell’ordine, tenute poi ad aprire il fascicolo e trasmetterlo alla Procura della Repubblica per l’avvio delle indagini. Non è necessario avere le prove di ciò che si afferma poiché anche la ricerca di queste spetta all’ufficio del Pm. L’assenza di prove non espone neanche al rischio di una controquerela per calunnia, la quale ricorre solo in caso di denuncia fatta in malafede, ben conoscendo cioè l’innocenza altrui.

L’abuso dei permessi 104 è anche un illecito ai danni del datore, tenuto a sostituire il dipendente assente e a riorganizzare la propria attività. Tale illecito consente il licenziamento per giusta causa. Per difendersi, l’azienda può attivare sistemi di controllo al di fuori dell’orario di lavoro [1].

Anche in questo caso, il collega di lavoro che vuole segnalare al datore chi non rispetta i permessi 104 non necessita di dimostrare le proprie affermazioni, ben potendo fare una dichiarazione (anche anonima) e lasciare la ricerca delle prove all’azienda stessa. La quale, a sua volta, potrebbe incaricare un investigatore privato. I pedinamenti non sono né contrari alle norme sulla privacy, né allo Statuto dei lavoratori che vieta il controllo a distanza dei dipendenti. A riguardo, infatti, la Cassazione [2] ha chiarito che il datore di lavoro ha la facoltà di prendere conoscenza di comportamenti del lavoratore anche estranei all’attività lavorativa, in quanto rilevanti sotto il profilo del corretto adempimento delle obbligazioni derivanti dal rapporto di lavoro.

Chi però si chiede come segnalare al datore chi non rispetta i permessi per la 104 ben potrebbe fotografare il collega e consegnare lo scatto all’azienda. Secondo la giurisprudenza [3], infatti, la prova fotografica è sufficiente a inchiodare il dipendente infedele salvo che questi la contesti in modo puntuale e preciso (specificando le ragioni per cui l’immagine non deve ritenersi attendibile).

note

[1] Cass. sent. n. 4984/2014.

[2] Cass. sent. n. 25162/2014.

[3] Trib. Rimini, sent. del 24.04.2012; Cass. sent. n. 8692 del 9.04.2009.


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8 Commenti

  1. E’ vero che i permessi retribuiti della 104 vanno recuperati in prossimità della pensione? Se così fosse, non solo il parente del disabile si è sottoposto ad una vita di grandi difficoltà a volte anche con aggiunte economiche oltre che fisiche e mentali (vedi trasporto in auto per disbrigo spesa ecc.. per un disabile psichiatrico a cui non sono riconosciute neanche i rimborsi di quelle spese). Il più delle volte si sostituisce a centri di salute mentale che viste le ridotte unità lavorative e professionali limitano in modo gravoso l’assistenza e a volte anche il supporto psicologico del malato che ricade sul parente.Quindi chi è seriamente colpito da un grave impegno emotivo (quale la cura del proprio caro) e onestamente prende quei permessi, si sente doppiamente preso in giro.Sostituirsi allo stato per le incombenze, e doverci rimettere di ore proprie(visto che sono da recuperare) e sentirsi anche un possibile delinquente. Auguro a tutti coloro che si innalzano a giudici impeccabili di avere la stessa sorte almeno sanno di cosa si parla e possono beneficiare degli stessi diritti e soprattutto doveri!

  2. Cara signora lei è una mosca bianca tra la maggioranza di quelli che usufruiscono di 104.
    Desidererei che ci fosse un drastico controllo sui fruitori della 104 dato che dalla mia esperienza deduco che manca il senso di responsabilità per il bene comune. I veri 104 dovrebbero avere più garanzie e tutele.
    Sono con lei.

  3. Chi ha esigenze reali e vere!!!!!! Dovrebbe stare a casa non solo tre giorni ma 10 .per fare questo però bisogna rivedere tutte le 104 date si tempi della prima repubblica.una mia collega partime che puntualmente tutti i venerdì pomeriggio prende 103 così sta a casa tre giorni .e i fessi lavorano

    1. I disonesti ci sono in qualsiasi contesto ormai, e i giusti pagano sempre per i peccatori.Basterebbe dichiarare durante quelle ore cosa devi fare. poi avviare controlli di verifiche.Esempio dichiari che devi accompagnare la persona ad una visita, o che devi andare a fare la spesa in tal posto ecc..e se così non fosse stangate e revoca del diritto. Accetto i controlli su qualcosa che mi dai realmente ma se poi ti devo restituire le ore/giornate a fine attività lavorativa,trovo veramente ingiusto.

  4. Se la legge è uguale per tutti deve essere riconosciuto anche il reato di calunnia,purtroppo ci saranno anche persone che vergognosamente abusano di questa agevolazione ma ne esistono molte che nella propria ignoranza criticano e spesso agiscono in modo incivile nei confronti dei disabili parenti dei disabili per le agevolazioni concesse dai permessi ai posteggi (troppo spesso non rispettati).

  5. Finalmente leggo qualcosa a riguardo! Sono un impiegato amministrativo statale. Disabile 100% per insufficienza renale cronica fruisco della legge 104 che da sempre utilizzo unicamente quando devo effettuare visite e pertanto non utilizzo quasi mai i 3 giorni a disposizione. Ritengo che la legge 104 sia un provvedimento di grande civiltà per le persone malate in difficoltà, tuttavia l’utilizzo distorto la pongono in una visione piuttosto sospetta! Se tutti utilizzassero la legge 104 in modo civile probabilmente daremmo a questa importante legge il giusto significato. Il controllo di chi fruisce di questa possibilità non solo è giusto, ma doveroso per evitare abusi e danneggiare chi è costretto ad utilizzare la 104 per scopi davvero sanitari e non per riposini o weekend lunghi!

  6. Una mia collega prende la 104 6 giorni al mese perchè ha due genitori.
    Io dico questo: ha una badante pagata e un marito a casa in pensione… è giusto dare anche la 104?
    Inoltre attualmente uno dei due è in ospedale per un periodo di circa 1 mese
    La collega dice chiaramente che prende la 104 per andare dal dentista o a una visita medica o da un parente… il bello è che il titolare sa queste cose e se ne frega
    noi colleghi possiamo denunciare il fatto alle autorità in anonimo?

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