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Atti giudiziari per debiti

11 luglio 2017


Atti giudiziari per debiti

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 luglio 2017



Come comportarsi quando non si paga un creditore, una rata della banca, una fattura o una bolletta: strategie e difese legali per i debitori.

Quando si riceve, dal postino, un avviso di giacenza con la dicitura «atti giudiziari» si cede spesso al panico. Una “lettera dal tribunale” è un po’ come una lettera dal fisco: pur non conoscendone il contenuto, si sa già che non può trattarsi di una vincita di denaro o degli auguri di Natale. Il binomio «atti giudiziari», insomma, non si accompagna mai a buone notizie. E chi non ha pagato una bolletta, una fattura, una rata alla banca, il canone di affitto o una cartella esattoriale sa già, in linea di massima, cosa può aspettarsi. Ma quali sono gli atti giudiziari per debiti? Esiste un modo per riconoscerli? E quali sono le conseguenze? Cercheremo di dare qualche utile consiglio in questa scheda.

Come riconoscere un atto giudiziario per debiti?

Iniziamo subito nel chiarire come si riconosce un atto giudiziario per debiti. Come tutti gli atti giudiziari, anche quelli che contengono richieste di pagamento o condanne del giudice arrivano in due modi:

  • con l’ufficiale giudiziario che, in tal caso, cura la notifica consegnando nelle mani del destinatario l’atto stesso, senza riporlo all’interno di alcuna busta o plico. Nonostante il contenuto sia quindi visibile a tutti, è ugualmente consentito il recapito anche a un familiare convivente (purché con più di 14 anni e capace di intendere e volere) o alla domestica o al portiere. Per riconoscere, l’atto giudiziario per debiti notificato a mezzo dell’ufficiale giudiziario non bisogna fare altro che leggerne il contenuto che, come detto, non richiede l’apertura di buste. Se l’ufficiale non trova in casa il destinatario, né vi è altra persona disposta ad accettare la notifica al posto suo, deposita l’atto presso il Comune, dandone avviso al debitore con una comunicazione immessa nella cassetta delle lettere e un secondo avviso spedito con raccomandata;
  • con il postino che, anche in questo caso, consegna la busta al destinatario o, in sua mancanza, a un familiare convivente, a una persona addetta alla casa o al portiere. Riconoscere l’atto giudiziario è possibile già dalla busta stessa in cui questo è contenuto: di colore verde (a volte più tendente al verde smeraldo, altre più sul verde militare, a seconda del Tribunale). Se il postino non trova nessuno a casa, lascia in cassetta l’avviso di giacenza e spedisce una seconda raccomandata con l’avviso. In essa sono riportati dei codici dai quali è possibile stabilire il contenuto della notifica. I codici raccomandata degli atti giudiziari corrispondono ai numeri 76, 77 e 78. Se si tratta del codice 670 potrebbe trattarsi di una cartella esattoriale, anch’essa contenente una richiesta di pagamento. Infine se il mittente è l’Agenzia delle Entrate o l’Inps i codici raccomandata saranno 608 e 609.

Quali sono gli atti giudiziari per debiti?

Ma che tipo di contenuto può avere l’atto giudiziario per debiti? Di cosa si tratta e come ci si deve comportare? Gli atti giudiziari inviati al debitore possono essere svariati. I principali sono:

  • una citazione in una causa civile per ottenere dal giudice la condanna, nei confronti del debitore, al pagamento di una somma di denaro o alla consegna di un altro bene. L’atto giudiziario comincia con la seguente intestazione «Tribunale [oppure Giudice di Pace] di…. – Atto di citazione». In tal caso, inizierà una causa ordinaria, nella quale sarà bene costituirsi per difendersi e contrastare (o quantomeno ridurre nell’entità) la pretesa di pagamento dell’attore. La costituzione in causa del debitore, che può avvenire in qualsiasi momento, deve essere curata preferibilmente entro 20 giorni dalla prima udienza indicata nell’atto di citazione;
  • un decreto ingiuntivo, ossia l’ordine del giudice a pagare una domma di denaro o a restituire un bene mobile. Il creditore si è fatto rilasciare dal Tribunale o dal Giudice di Pace tale ingiunzione presentando una prova scritta del proprio credito che può essere anche una fattura da lui stesso emessa. Il debitore ha 40 giorni di tempo per fare opposizione; diversamente il decreto diventa definitivo e non può essere più contestato;
  • un precetto: in questo caso il creditore ha già un titolo esecutivo che può essere una sentenza di condanna, un decreto ingiuntivo, un assegno o una cambiale;
  • un pignoramento presso terzi come l’avviso del pignoramento dello stipendio o del conto corrente. In tal caso è possibile contestare vizi di procedura o dimostrare l’avvenuto pagamento, ma non è più possibile mettere in discussione il diritto del creditore (dimostrando, ad esempio, che il pagamento non era dovuto);
  • una citazione per un’azione revocatoria: se il debitore ha, negli ultimi cinque anni, venduto o donato i propri beni o ha costituito un fondo patrimoniale o un trust, il creditore ha il diritto di chiedere la revoca di tali atti in quanto compiuti in danno delle proprie ragioni. Inizia una causa ordinaria nella quale sarà bene costituirsi e difendersi.

Cosa fare in caso di atti giudiziari per debiti

Così elencati gli atti giudiziari per debiti, possiamo tracciare le seguenti linee di difesa da seguire in base al contenuto di questi.

ATTO GIUDIZIARIO
CARATTERISTICA
DIFESA
Atto di citazione
È l’invito a comparire in una causa ordinaria e a difendersi da una richiesta di pagamento di denaro Bisogna costituirsi 20 giorni prima dall’udienza indicata nella citazione. È bene conferire mandato a un avvocato
Decreto ingiuntivo
È una intimazione di pagamento emessa dal Giudice a seguito della presentazione di una fattura da parte del creditore. Il procedimento di emissione del decreto si è svolto senza il debitore, ma questi può fare opposizione Entro 40 giorni bisogna presentare opposizione altrimenti il decreto ingiuntivo diventa definitivo e non può più essere contestato. Anche in questo caso va dato mandato a un avvocato
Precetto
È un ordine di pagamento entro 10 giorni, scaduti i quali si procede al pignoramento. Può derivare da una precedente sentenza di condanna o da un decreto ingiuntivo non opposto.Se in passato è stato notificato un precedente precetto e sono decorsi 90 giorni, si può trattare di un «precetto in rinnovazione» ossia di un secondo e identico precetto Il creditore sta per intraprendere l’esecuzione forzata. Se il precetto è stato emesso in forza di assegni o cambiali non pagati si può fare opposizione. Altrimenti – salvo il caso in cui il proprio avvocato non ravvisi vizi di forma del precetto stesso – sarà meglio contattare il creditore e trovare un accordo
Pignoramento del conto, dello stipendio o della pensione
È un atto di esecuzione forzata. La somma viene bloccata e consegnata direttamente al creditore Non è più possibile contestare l’esistenza del credito o l’entità dello stesso, ma solo vizi di procedura o dimostrare il pagamento anteriore alla notifica del pignoramento
Azione revocatoria
È volta a rendere inefficace una donazione, una vendita, un trust o un fondo patrimoniale effettuato negli ultimi cinque anni È necessario costituirsi in causa e dimostrare, ad esempio, che il debitore era titolare di altri beni utilmente pignorabili dal creditore oltre a quello “distratto”

I falsi atti di citazione

A volte avviene che, per “convincere” il debitore a pagare l’importo dovuto, il creditore gli notifichi un atto di citazione senza però alcuna intenzione di proseguire il giudizio che sarebbe troppo costoso e antieconomico rispetto al credito vantato. Ciò avviene spesso per somme di modesta entità come per le bollette. Il creditore quindi, nonostante la notifica della citazione, non procede al successivo adempimento necessario all’instaurazione del giudizio, consistente nella cosiddetta «iscrizione a ruolo». La notifica ha lo scopo di generare pressione psicologica nel debitore, nella speranza che questi, per risparmiare le spese di giudizio o, comunque, la condanna alle spese processuali, corrisponda immediatamente il dovuto. In passato alcune società di recupero crediti sono state sanzionate dall’Antitrust per aver notificato degli atti di citazione presso giudici lontani dal domicilio del debitore – benché incompetenti territorialmente – onde disincentivare ancor di più la difesa di quest’ultimo e spingerlo a pagare immediatamente.

I luoghi comuni delle società di recupero crediti

In quest’ultimo paragrafo ci occuperemo di alcuni luoghi comuni messi in circolazione dagli addetti ai call center delle società di recupero crediti per spingere il debitore a pagare subito incutendogli timori in realtà inesistenti.

Può venire a casa l’ufficiale giudiziario se non ho pagato una rata del finanziamento?

Innanzitutto l’ufficiale giudiziario non viene anticipato da una telefonata del call center, che peraltro non può essere a conoscenza del giorno e della data in cui avviene il pignoramento. Prima del pignoramento, inoltre, è necessario che il debitore abbia già ricevuto la notifica di un atto giudiziario come una sentenza di condanna al pagamento della somma o di un decreto ingiuntivo. Dopo di ciò, è sempre necessaria la notifica del precetto (dalla quale non possono decorrere più di 90 giorni). Quindi l’ufficiale giudiziario non può mai intervenire sul più bello e a sorpresa.

Possono pignorarmi la casa per pochi euro di debito?

In teoria, quando il creditore è un soggetto privato non esiste un limite minimo di debito per avviare il pignoramento della casa. I limiti esistono invece per Agenzia Entrate Riscossione che può iscrivere l’ipoteca solo per debiti superiori a 20mila euro e procedere al successivo pignoramento solo per debiti oltre 120mila euro.

Ciò non toglie, però, che il pignoramento immobiliare sia la procedura più lunga e costosa di tutte le forme di esecuzione forzata e, pertanto, vi si ricorre solo quando il credito è di particolare entità (ad esempio da 10mila euro in su). L’iscrizione della semplice ipoteca però può sortire un effetto psicologico di stimolo a pagare.

Che rischio se non ho nulla e non pago i debiti?

Come abbiamo già spiegato in Debiti non pagati: cosa rischi?, chi è nullatenente non può subire alcuna conseguenza di tipo sanzionatorio o penale per non aver potuto pagare i propri debiti. Leggi anche Quando si è nullatenente e non si può pagare: quali conseguenze? Il reato scatta solo nei casi – molto simili alla truffa – in cui un soggetto, pur consapevole di non poter mai pagare, contrae un debito e fa di tutto per nasconderlo al creditore che perciò è portato a credere che i soldi gli verranno versati. Si tratta del reato di insolvenza fraudolenta.

Se non pago una finanziaria vengo iscritto tra i cattivi pagatori?

Solo il mancato pagamento di debiti dovuti a banche e altri intermediari finanziari comporta l’iscrizione nelle banche dati dei cattivi pagatori. Tale conseguenza, quindi, non scatta per tutti gli altri debiti come ad esempio le bollette. In ogni caso, dopo un periodo predeterminato di iscrizione nella banca dati, si viene cancellati in automatico:

  • 12 mesi dalla data di regolarizzazione, per le morosità inferiori a 2 mesi o a 2 rate;
  • 24 mesi dalla regolarizzazione, per le morosità superiori a 2 rate o a 2 mesi;
  • 36 mesi dalla scadenza contrattuale o dall’ultimo aggiornamento, per le morosità non saldate.

note

Autore immagine: 123rf com

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2 Commenti

  1. sono giuseppe ho aquistato due telefonini da vodafone con due sim una linea telefonica.
    dovevo pagare € 20 al mese per ogni telefonino invece la prima fattura era di € 520,65 e non ho pagato o bloccato ora mi e arrivata una racomandata atto giudiziario io vogli pagare quello che mi spetta come devo fare grazie

  2. ciao sono marco, sono in ritardo di una rata di finanziamento di 15 giorni, la societa di recupero credito alla quale si è rivolta la finanziaria mi ha minacciato dicendo che se non pago entro 2 giorni mi mandano una cartella esattoriale , preciso che ho pagato tutte le rate del finanziamento anche se qualcuna in ritardo
    saluti marco

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