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Grigliata fastidiosa del vicino: posso denunciare?

29 luglio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 luglio 2017



Solo il regolamento condominiale può vietare un barbecue, a meno che venga superata la normale tollerabilità dei fumi. Su cui non esiste una soglia per legge.

È tutta una questione di «normale tollerabilità». Si basa su questo principio la possibilità di denunciare il vicino per una grigliata fastidiosa. Il problema è che il concetto di tollerabilità è molto soggettivo. Stabilire quando il fumo o l’odore che si sprigiona da un barbecue è davvero troppo è talmente difficile che non esiste, per così dire, una «taratura» o una soglia fissata dalla legge.

Allora, in caso di grigliata fastidiosa del vicino posso denunciare o devo rassegnarmi?

Grigliata fastidiosa: cosa dice la legge

Chi ha un giardino che confina con un’altra abitazione ed ama cucinare all’aperto ha due possibilità: installare un forno o un camino a legna oppure tirar fuori ogni volta il barbecue per fare una grigliata.

Nel primo caso, quello del forno o del camino fisso, la legge impone delle distanze minime prestabilite [1] necessarie ad evitare danni alla salute o alla sicurezza.

Nel caso dei barbecue per la grigliata del vicino, invece, questa regola non è valida, in quanto la griglia non è un «fabbricato», cioè non è una struttura fissata al suolo ma è un attrezzo mobile. Posso denunciare, allora? Sarà difficile, perché per la grigliata del vicino, per quanto fumosa e odorante, vale la norma del codice civile che regola le immissioni di fumo, calore ed altre esalazioni [2] secondo cui bisogna accettare questi disturbi purché non superino la soglia della «normale tollerabilità».

Ed ecco che arriviamo al  «dunque»: su quale base si stabilisce la soglia della normale tollerabilità di fumo e odore di costine e salsicce? Su nessuna. O quasi. La norma del codice civile dice che, in caso di denuncia, ogni magistrato è libero di decidere in autonomia, in base al suo parametro di giudizio, anche se deve tenere conto della condizione dei luoghi. Vuol dire che il giudice valuterà se si supera la soglia di normale tollerabilità grigliando in mezzo al giardino e a una certa distanza dal vicino piuttosto che sul terrazzo di casa attaccato a quello del dirimpettaio. Sono due circostanze diverse che possono essere valutate, appunto, in modo differente.

C’è chi, come un Giudice di Pace di Torino, ritiene i fumi della grigliata «in grado di provocare un sensibile disturbo e disagio in un’abitazione privata e di contribuire a deprimervi la qualità della vita» [3]. Secondo questo parere, pertanto, va interpretato in questa direzione il codice civile quando parla di «non superare la normale tollerabilità» e di «avere riguardo della condizione dei luoghi».

A questo proposito, la Corte di Cassazione ha stabilito che «in tema di emissione di gas, vapori, fumi atti ad offendere, molestare o imbrattare i vicini, tali immissioni possono essere autorizzate soltanto entro i limiti della tollerabilità normale, e quindi previa adozione delle misure necessarie ad evitare il superamento di tali limiti o di quelli imposti da specifiche normative» [4]. Dove per «specifiche normative» si intende l’eventuale regolamento comunale o condominiale.

Grigliata fastidiosa in condominio: cosa fare

Se la grigliata fastidiosa del vicino la si fa in condominio, magari su un terrazzo, posso denunciare? Come e davanti a chi?

In questo caso, la prima cosa da fare è leggere il regolamento condominiale e vedere se c’è una norma che impedisca di accendere un barbecue. Se questa norma non c’è, non guasterebbe parlare con il vicino in questione per valutare obiettivamente se il fumo sprigionato dalla griglia sia davvero molesto e costringa il resto del palazzo a chiudere le finestre e restare barricati in casa.

Se così fosse, cioè se ogni volta che il vicino ha voglia di carne alla brace bisogna sigillarsi nel proprio appartamento per riuscire a respirare, è possibile sottoporre la questione all’amministratore di condominio, il quale è tenuto a intervenire per garantire il miglior godimento delle parti comuni a ciascuno dei condòmini. L’amministratore, dunque, ne parla con l’assemblea affinché vengano prese le decisioni opportune: è l’assemblea, infatti, a dover agire giudizialmente per ottenere la inibitoria delle immissioni e per il risarcimento dei danni, a meno che l’amministratore non abbia ottenuto il mandato proprio dall’assemblea con la maggioranza degli intervenuti oltre i 500 millesimi.

Ultima spiaggia, quella di agire per vie giudiziali singolarmente. I tempi ed i costi non saranno indifferenti.

note

[1] Art. 890 cod. civ.

[2] Art. 844 cod. civ.

[3] GdP Torino, sent. del 10.06.2010.

[4] Cass. sent. n. 3204/1992.

Autore immagine: 123rf.com

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