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Sentenza “Grandi Rischi”: ricercatori e scienziati saranno da oggi tutti responsabili?

Pubblicato il 24 ottobre 2012

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> Pubblicato il 24 ottobre 2012

Come è oramai noto, nella giornata di ieri il Giudice Unico Marco Billi ha emesso una sentenza di condanna a sei anni di reclusione nei confronti dei membri della Commissione Grandi Rischi in carica nel 2009, sei esperti e il vice direttore della Protezione Civile. Il capo di imputazione è: omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni colpose gravi, per aver dichiarato, una settimana prima del sisma che colpì l’Aquila, l’improbabilità che le scosse, che si erano sino ad allora verificate, preannunciassero un forte sisma, che poi invece si verificò.

La difesa ha fatto leva sulla tesi dell’impossibilità di prevedere i terremoti. Tuttavia, la sentenza, di cui finora non sono state rese le motivazioni, va in direzione opposta.

In realtà, la pronuncia di condanna nei confronti dei sette imputati non si basa sulla mancata previsione (quindi condotta omissiva) del terremoto del 6 aprile, bensì sull’aver “rassicurato troppo (quindi una condotta attiva) i cittadini della zona colpita”, che fosse improbabile il verificarsi della scossa più forte.

Le prime critiche circa il contenuto della sentenza si fondano su due rilievi:

1) chi non sa prevedere i terremoti d’ora in poi verrà condannato?

2) chi saranno i coraggiosi che si “arruoleranno” nelle Commissioni Grandi Rischi future, per dire la propria sui terremoti assumendosi quest’onere gigantesco?

Sono rilievi all’apparenza ineccepibili, ma su cui si deve riflettere. Come già detto, una cosa è l’omissione della previsione (che può essere tollerata: i terremoti infatti non si prevedono, ma si conosce solo la statistica di verificazione), un’altra cosa è la scelta di rassicurare una popolazione intera, e di farlo in un certo modo. Quale modo? Un modo in grado di tranquillizzare così tanto una collettività da evitare addirittura che i suoi membri non si allertino più di tanto avvertendo la prima “scossetta”.

C’è da comprendere innanzitutto se l’errore dei membri della Commissione si fondi su delle considerazioni già in principio sbagliate (ossia: gli imputati hanno “sbagliato a fare i calcoli di probabilità della scossa“), o se l’errore è stato di tipo dichiarativo (cioè: c’era una improbabilità prevalente, ma la scossa appariva comunque possibile ed i membri della Commissione hanno semplicemente espresso il concetto con leggerezza).

Nel primo caso, non mi pare che vi siano dubbi sulla responsabilità penale. Nel secondo caso, bisogna chiedersi se tali soggetti (che, ricordiamo, non sono i primi raccattati per strada, ma sono scienziati ed esperti del settore) hanno una posizione di garanzia (cioè: un obbligo di tutela) nei confronti dei cittadini, o comunque la assumono quando esternano i risultati del loro studio. Ed è lecito anche farsi una domanda opposta: quando un pool di esperti mi rassicura sull’improbabilità che avvenga una scossa nella mia zona, io godo di conoscenze e razionalità sufficienti per dire “non mi importa, alzo i tacchi e me ne vado” ? Io penso di no.

Non voglio azzardarmi a spiegare tecnicamente la sentenza, perché rischio di cadere in errore, essendo trapelate solo notizie insufficienti a comprenderla, ma la natura della condanna mi riporta a pensare ad un concetto giuridico presente nel nostro ordinamento: la precedente azione pericolosa. Tale concetto vuol dire in parole povere che: chi, pur non avendo un obbligo di tutela nei confronti di taluno, tuttavia lo assume (quando pone in essere un’azione in grado di convogliare la vita altrui verso risultati nefasti ed, ergo, si assume le responsabilità dell’evento cagionato.

Letto in altri termini, un pool di scienziati che, lungi dal dichiarare la minima possibilità che una scossa avvenga, la dichiara come improbabile (ad una popolazione che non gode di adeguate abitazioni antisismiche né di conoscenze tecniche per autogestirsi), deve o non deve assumersi la responsabilità delle conseguenze opposte? Se io vado in strada a gridare di un evento incombente e deleterio per la popolazione, mi processano e mi condannano per procurato allarme? Si! Dunque perché l’esperto scienziato che, al contrario, dice che non avverrà il terremoto non deve essere reso responsabile delle sue azioni?

Rispetto al secondo dilemma “Chi accetterà tali incombenze d’ora in poi, dopo questa sentenza?”, reputo che le conoscenze sui terremoti ci permettono oramai di non dare nulla per scontato. Dunque, il compito degli scienziati sarà semplicemente quello di non dare mai nulla per scontato. Conoscere le possibilità di errore è il primo passo verso il non commetterlo. Questo atteggiamento più prudente, cumulato ad una buona politica di prevenzione, e alla costruzione di strutture adeguate a reggere, può scongiurare in futuro tali disastri.

Chiudendo con un’affermazione di Peter Sandman e Jody Lanard, esperti americani della comunicazione del rischio: “Gli scienziati non sanno comunicare. Quando parlano tra loro tendono a enfatizzare le lacune delle conoscenze, quando parlano al pubblico, invece, spesso danno l’impressione di sapere tutto“.

Dott. FILIPPO LOMBARDI

 

 


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1 Commento

  1. Da nuove fonti ( http://scienze.fanpage.it/sentenza-grandi-rischi-gli-scienziati-pagano-le-colpe-della-politica/ – PARAGRAFO “Il verbale della Commissione Grandi Rischi” – che rimanda ad un articolo di newscientist.com : http://www.newscientist.com/article/dn22416-italian-earthquake-case-is-no-antiscience-witchhunt.html ) si legge come il verbale della riunione svoltasi tra gli esperti facesse corretto riferimento alle probabilità di verificazione del terremoto. Veniva scritto, infatti, che un evento disastroso a breve termine fosse improbabile anche se non escludibile con assoluta certezza. Ciò che viene contestato nel processo a carico dei 6 imputati è, come già anticipato dall’articolo, il modo inadeguato di comunicazione al grande pubblico. Si legge, sul sito italiano richiamato come fonte, che il De Bernardinis avrebbe rassicurato dicendo: “Sulla paura di un terremoto ci si potrebbe bere sopra un bicchiere di Montepulciano”.

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