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Quali sono i vantaggi del patteggiamento

12 luglio 2017


Quali sono i vantaggi del patteggiamento

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 luglio 2017



Oltre alla riduzione di un terzo della pena, il patteggiamento fa sì che l’imputato non debba pagare le spese del processo; il reato, inoltre, non viene iscritto nel certificato penale e non vengono applicate gran parte delle sanzioni accessorie.

Quando si parla di processi penali e di condanne, spesso si sente la parola «patteggiamento» o, a volte, «pena concordata». Ma di cosa si tratta? Già dalla parola stessa si intuisce la presenza di un patto, ossia un accordo che dovrebbe mettere fine alla causa penale e, in questo senso, garantire dei benefici all’imputato. Ma, in particolare, quali sono i vantaggi del patteggiamento? Quando è possibile conseguirli e chi può farlo? Il patteggiamento conviene? Di tanto ci occuperemo nel presente articolo.

Cos’è il patteggiamento?

Il primo dei vantaggi del patteggiamento è la riduzione della pena. Ed è proprio da questo punto che partiamo nel definire cos’è il patteggiamento.

Nei reati di minore gravità, l’imputato e il Pubblico Ministero possono concordare tra loro l’applicazione di una pena di una certa entità. In tal modo l’accusato, che sa di essere colpevole o che non vuole affrontare il rischio di un giudizio che lo potrebbe vedere soccombere in assenza di valide prove a suo favore, può ottenere forti sconti rispetto alla pena che altrimenti subirebbe in seguito a un normale e lungo processo.

La pena concordata può essere di natura pecuniaria e/o detentiva: la pena di natura detentiva, per potersi effettuare il patteggiamento, non può superare i 5 anni di reclusione o di arresto.

Il giudice, se ritiene di accogliere l’istanza di patteggiamento avanzata dal Pm e dall’imputato, emette sentenza con la quale applica la pena che i due hanno concordato. Tale sentenza non è appellabile.

Come si stabilisce la pena nel patteggiamento?

Per determinare l’ammontare della pena nel patteggiamento si ipotizza un’entità della stessa ricompresa tra i minimi e i massimi di legge; quindi si applica una riduzione fino a 1/3 (un terzo).

Ad esempio: se per un determinato reato il codice penale prevede la pena della reclusione da 2 a 5 anni, imputato e Pubblico Ministero possono ipotizzare una pena di 3 anni; applicando la riduzione di un terzo, la pena patteggiata (da proporre al giudice e che quest’ultimo dovrà sempre accettare) potrà essere di 2 anni.

Il giudice è tenuto ad accettare la domanda di patteggiamento?

Come abbiamo appena detto uno dei vantaggi del patteggiamento è quello che consente a imputato e Pm di concordare tra loro la pena. Ma non è detto che il magistrato accolga tale decisione. Difatti il giudice può respingere l’istanza di patteggiamento, applicando così una pena maggiore di quella concordata tra Pm e imputato, se ritiene che la pena da questi ultimi scelta non sia adeguata [1].

Dall’altro canto, il giudice può assolvere l’imputato nonostante l’istanza di patteggiamento.

Quali sono i vantaggi del patteggiamento?

Cerchiamo ora di comprendere se il patteggiamento conviene.

Nell’indicare quali sono i vantaggi del patteggiamento possiamo riferirci al seguente schema:

  • riduzione fino a un terzo della pena;
  • il reato non viene iscritto nel certificato penale che viene fornito a richiesta solo dei privati;
  • non viene applicata la maggior parte delle pene accessorie;
  • l’imputato non deve pagare le spese del processo.

note

[1] C. Cost. sent. n. 313/1990.


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