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Che fare se l’Agenzia Entrate pignora una casa in comproprietà?

12 luglio 2017


Che fare se l’Agenzia Entrate pignora una casa in comproprietà?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 luglio 2017



Se l’Agenzia Entrate Riscossione pignora un immobile in comunione deve notificare l’avviso al comproprietario e tentare la divisione del bene con l’accordo del debitore. Diversamente andrà restituito il 50% del prezzo ricavato dalla vendita.

Non si può mettere all’asta una casa in comunione tra più persone se queste non vengono avvisate del pignoramento incombente. In tal modo si vuol tutelare chi non è al corrente del debito contratto dal comproprietario, debito che ha portato i suoi creditori ad aggredire l’immobile comune. Lo prevede il codice di procedura civile applicabile anche alla riscossione esattoriale avviata dall’Agenzia delle Entrate Riscossione. Ma procediamo con ordine e vediamo che fare se l’Agenzia Entrate Riscossione pignora una casa in comproprietà.

Così come ogni creditore, anche l’Agenzia Entrate Riscossione ha l’obbligo, nel momento in cui avvia l’esecuzione forzata immobiliare, di notificare un avviso agli altri comproprietari, a prescindere dal fatto che siano o meno debitori. Da tale momento, i contitolari della casa non possono consentire al debitore di separare la sua quota di proprietà senza autorizzazione del giudice. Quindi, ad esempio, se si tratta di una villetta, non è possibile avviare lavori di divisione interna in autonomia, per mettere al riparo, dal pignoramento, le altre parti dell’immobile.

L’avviso ai comproprietari dei beni indivisi deve contenere l’indicazione del creditore pignorante, del bene pignorato, della data dell’atto di pignoramento e della trascrizione di esso. L’avviso è sottoscritto dal creditore pignorante.

Bisognerà tentare prima la divisione in natura dell’immobile, favorendo a tal fine un accordo tra creditore e debitore/i. L’eventuale divisione in natura evita che l’Agenzia delle Entrate Riscossione debba vendere tutta la casa, potendo così limitare la procedura espropriativa alla sola quota di titolarità del debitore. Se invece non è possibile la divisione in natura, il creditore procede alla messa all’asta dell’intero immobile. I contitolari, stando così le cose, non potranno opporsi alla vendita delle loro quote sull’immobile. Questi, per bloccare il pignoramento, potrebbero decidere di acquistare la quota di proprietà del debitore, offrendo il corrispettivo all’esattore. Diversamente, potrebbero partecipare essi stessi all’asta con offerte di acquisto in concorrenza con eventuali altri cointeressati. Il che da un lato garantirebbe loro di usufruire di eventuali ribassi di prezzo, a seguito della mancata partecipazione di offerenti alle varie aste, ma dall’altro lato pone il rischio di una competizione con un estraneo che potrebbe offrire un corrispettivo superiore, aggiudicandosi l’assegnazione del bene.

Il debitore può chiedere al giudice di essere autorizzato a continuare ad abitare nella casa oggetto di pignoramento. In alcuni tribunali tale richiesta viene ritenuta non necessaria, essendo tale facoltà attribuita automaticamente fino all’aggiudicazione dell’immobile. Il giudice decide sull’autorizzazione, sentite le parti e gli altri eventuali interessati.

Se la richiesta non è avanzata o se l’autorizzazione non è concessa, il giudice dispone con ordinanza non impugnabile la liberazione dell’immobile.

Il giudice può successivamente revocare l’autorizzazione con un’ordinanza di liberazione.

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