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La società tra professionisti non può fallire

12 luglio 2017


La società tra professionisti non può fallire

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 luglio 2017



La società tra professionisti (Stp) non è soggetta al fallimento perché non svolge attività di impresa commerciale.

Non può fallire una società tra professionisti (Stp). Lo ha chiarito il Tribunale di Forlì con un recente decreto [1]. La ragione è molto semplice: le Stp non svolgono attività di impresa commerciale mentre solo queste ultime sono soggette alla procedura concorsuale. La sentenza è particolarmente importante perché, con buona probabilità, costituisce la prima decisione giurisprudenziale in materia da quando in Italia è nata la Stp. Ma procediamo con ordine.

La legge fallimentare [2] stabilisce che sono soggetti alle disposizioni sul fallimento (…) gli imprenditori che esercitano una attività commerciale, esclusi gli enti pubblici. Dall’altro lato la legge del 2011 che regola le Stp [3] prevede che «è consentita la costituzione di società per l’esercizio di attività professionali regolamentate nel sistema ordinistico secondo i modelli societari regolati dal codice civile», ivi compresa la società semplice. Anche, quindi, se la Stp è esercitata con una delle forme delle società previste dal codice civile, si distingue da quelle commerciali proprio per la natura dell’attività. Questa diversità fa sì – secondo il tribunale di Forlì – di non poter dichiarare il fallimento di una società tra professionisti (ad esempio tra avvocati, commercialisti, ingegneri, architetti, ecc.).

È vero che, in base al codice civile [4], tutti i tipi societari, tranne la società semplice (vale a dire la Snc, la Sas, la Spa, la Srl e la Sapa), sono, “per definizione” società che esercitano un’attività di impresa commerciale; e che solo la società semplice può esercitare un’attività diversa da quella commerciale. Ma è anche vero che la legge del 2011, nel consentire alle società tra professionisti di utilizzare uno degli schemi previsti per le società commerciali, non ha voluto dare alle Stp una natura “commerciale”, ma ha piuttosto inteso consentire che una attività tipicamente non commerciale, quale quella professionale, possa essere esercitata anche sottoforma di società commerciale, senza però divenire “commerciale”. Del resto, ragionando diversamente, si avrebbe che la Stp costituita in forma di società semplice avrebbe natura non commerciale, mentre la “commercialità” sarebbe automatica per le altre Stp costituite con Snc, Sas, Spa, Srl e Sapa.

Del resto, anche la legge delega che istituiva le società tra avvocati [5] – delega che è scaduta senza essere attuata – prevedeva la non fallibilità di queste ultime. In particolare, la norma stabiliva che «l’esercizio della professione forense in forma societaria non costituisce attività d’impresa e che, conseguentemente, la società tra avvocati non è soggetta al fallimento e alle procedure concorsuali diverse da quelle di composizione delle crisi da sovraindebitamento».

note

[1] Trib. Forlì, decr. n. 61/2017 del 25.05.2017.

[2] Art. 1 co. 1, R.d. del 16 marzo 1942, n. 267.

[3] Legge 183/2011.

[4] Art. 2249 cod. civ.

[5] Art. 5, co. 2, lettera m, L. n. 247/12.

Tribunale di Forlì, sez. Fallimentare, decreto 25 maggio 2017
Presidente/Estensore Vacca

Osserva:

Gli istanti sono ex dipendenti della società convenuta, avendo lavorato per quest’ultima fino alla data del 31.8.2016, ed hanno maturato un credito per retribuzioni non corrisposte, t.f.r. e indennità di fine rapporto di complessivi Euro 45.696,62 quanto al (omissis…) e di Euro 22.031,78 quanto al (omissis…) come risultante dai decreti ingiuntivi emessi dal Giudice del lavoro. Hanno inoltre riferito i due istanti che la società era stata posta in liquidazione a decorrere dal 2.12.2016 e che nel bilancio di liquidazione emergeva una pesante situazione debitoria, di cui Euro nei confronti dei soli dipendenti, con conseguente sussistenza dello stato di insolvenza.
La (omissis…) S.r.l. – Società tra professionisti – in liquidazione si è costituita spiegando di essersi costituita nel 2004 nella forma della s.r.l. ma di essersi poi trasformata in data 7.2.2014 in società a responsabilità limitata S.T.P. (società tra professionisti), i cui soci erano il dott. (omissis…) con una partecipazione del 70%, la dott.ssa (omissis…), il dott. (omissis…) e (omissis…) con una partecipazione del 10% ciascuno, di cui solo il primo era dottore commercialista iscritto al relativo albo professionale, mentre gli altri partecipavano per lo svolgimento di prestazioni tecniche come previsto dall’art. 10 L. 1183/2011. In sede di atto di trasformazione, l’oggetto sociale era stato modificato prevedendo l’esercizio in via esclusiva di attività professionale di dottore commercialista con iscrizione all’albo dei Dottori commercialisti e revisori contabili di Forlì-Cesena.
La convenuta ha inoltre riferito che in data 21.6.2016 era deceduto il dott. (omissis…) e che, essendo venuta a mancata la pluralità di soci con la qualifica professionale, i due figli del socio deceduto, accettanti con beneficio d’inventario (omissis…) constatata l’impossibilità di proseguire l’attività sociale sia per la situazione debitoria sia per l’indisponibilità di un altro professionista ad acquistare la quota del (omissis…) avevano convocato l’assemblea e deliberato la messa in liquidazione della società, nominando quale liquidatore la dr.ssa (omissis…) in data 2.12.2017.
Fatte tali iniziali precisazioni, ritiene il Collegio di condividere le valutazioni esposte dalla difesa della società convenuta circa la non assoggettabilità della stessa al fallimento.
Ai sensi dell’art. 1 l.fall. sono soggetti al fallimento gli imprenditori che esercitino un’attività commerciale e che abbiano superato le soglie di cui al successivo comma 2.
Nel caso in esame, incontestato il superamento delle soglie relative ai limiti dimensionali, come si evince dalla documentazione contabile prodotta, non è invece possibile ritenere sussistente per (omissis…) S.r.l. S.t.p. la qualità di imprenditore e l’esercizio di un’attività commerciale, necessari ai fini dell’assoggettabilità al fallimento.
La (omissis…) S.r.l. è infatti una società tra professionisti costituita ai sensi della L. 183/2011 che svolgeva statutariamente in via esclusiva attività professionale di dottore commercialista ed era iscritta nella speciale sezione dell’albo dei Dottori commercialisti e revisori contabili di Forlì-Cesena, come si evince dalla documentazione prodotta.
Nello specifico, la società era composta da 4 soci e da 5 dipendenti, di cui uno era la stessa soci; (omissis…) in tal modo dimostrandosi la modesta articolazione dello studio. Va aggiunto che le fatture prodotte relative agli anni 2014, 2015 e 2016 confermano ulteriormente che la società svolgeva in via esclusiva attività propria di commercialista, attraverso l’attività del socio professionista e dei soci/dipendenti con mansioni di ausiliari in possesso di qualità tecniche, come espressamente permesso da tale normativa (L. 183/2011 e regolamento di attuazione di cui al D.M. 34/2013).
Venuta meno la prevalenza dei soci professionisti e constatata l’impossibilita della sua ricostituzione nel semestre, la società è stata posta in liquidazione ed ha cessato lo svolgimento di qualsiasi attività, a nulla rilevando pertanto l’obiezione che sia prevista la cancellazione della società dalla speciale sezione dell’albo dei dottori commercialisti, atteso che a far data dal 2.12.2016 la società non ha più svolto alcuna attività, con la conseguenza che non è sostenibile una sua avvenuta “trasformazione” in società ordinaria.
Sebbene la L. 183/2011 e il successivo regolamento di attuazione con d.m. 34/2013 non dettino alcuna specifica disposizione in merito all’assoggettabilità o meno al fallimento delle società tra professionisti – a differenza di quanto invece espressamente previsto dalla successiva L. 247/2012 che, in relazione alla professione forense, ne esclude l’assoggettabilità al fallimento proprio in considerazione del fatto che quest’ultima non costituisce attività d’impresa (principio richiamato nella delega al governo che, mutatis mutandis, può essere certamente applicato anche alle società tra professionisti organizzati in ordini) – questo Collegio, aderendo all’orientamento del tutto prevalente nella dottrina specialistica, a fronte anche della mancanza di pronunce edite sulla questione, ritiene che le S.T.P. costituite per l’esercizio in via esclusiva di attività professionale (nel caso specifico di commercialista con iscrizione nell’apposita sezione dell’albo) e che abbiano effettivamente svolto in via esclusiva tale attività, non possano essere assimilate alle altre società commerciali, non esercitando un’attività di carattere commerciale e non rivestendo la qualità di imprenditore, e che come tali non siano pertanto assoggettabili al fallimento.
In mancanza di tale requisito soggettivo non può dunque essere dichiarato il fallimento della (omissis…) S.r.l. – S.T.P. – in liquidazione e va respinta l’istanza di fallimento proposta dai due lavoratori.
Tenuto conto della particolarità e novità della questione e della necessità dell’azione promossa dai due lavoratori per avere accesso al fondo i garanzia, è giustificata l’integrale compensazione delle spese.

P.Q.M.

il Tribunale di Forlì, visto l’ art. 22 l.fall., rigetta il ricorso per dichiarazione di fallimento presentato in data 10.4.2017 da (omissis…) e (omissis…) nei confronti di (omissis…) s.r.l. – societa’ tra professionisti – in liquidazione.
Compensa integralmente fra le parti le spese di lite.

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