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Lo sai che? Se il genitore gestisce l’attività intestata al figlio

Lo sai che? Pubblicato il 12 luglio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 12 luglio 2017

Le indagini della Guardia di Finanza scovano l’amministratore di fatto: come difendersi.

Aiutare i figli nella gestione di un’attività può costare un accertamento fiscale e gravi responsabilità (anche di natura penale). Difatti, il genitore che gestisce in modo non occasionale, bensì continuativo, la ditta intestata al figlio è qualificato dal Fisco come amministratore di fatto e risponde, in qualità di autore principale, del reato di omessa dichiarazione o dichiarazione infedele.

È quanto affermato da una recente sentenza della Cassazione [1].

I giudici hanno fatto chiarezza sulla nozione di “amministratore di fatto”, rilevante si fini degli accertamenti fiscali e dell’individuazione dell’eventuale responsabilità penale per i reati tributari commessi nella gestione amministrativa e contabile di una società.

Per esempio, del reato di omessa presentazione della dichiarazione ai fini delle imposte dirette o IVA, l’amministratore di fatto risponde quale autore principale, in quanto titolare effettivo della gestione sociale e, pertanto, nelle condizioni di poter compiere l’azione dovuta.

Del pari, il reato di omessa dichiarazione è configurabile anche nei confronti dell’amministratore di fatto, in quanto egli va equiparato a quello di diritto.

Reati tributari: responsabilità dell’amministratore di fatto

Più in generale, in tema di reati tributari, ai fini della attribuzione ad un soggetto della qualifica di amministratore “di fatto” non occorre l’esercizio di “tutti” i poteri tipici dell’organo di gestione, ma è necessaria una significativa e continua attività gestoria, svolta cioè in modo non episodico od occasionale. Tale potere deve estrinsecarsi nell’esercizio concreto e con un minimo di continuità delle funzioni proprie degli amministratori o di una di esse, coordinata con le altre.

Non può essere ritenuto amministratore di fatto colui che si ingerisca comunque, genericamente o una tantum, nell’attività sociale.

Con riguardo all’oggetto dell’attività degli amministratori di una società di capitali, tra le funzioni deve considerarsi, in primo luogo, il controllo della gestione della società sotto il profilo contabile ed amministrativo. A questa va poi aggiunta la stessa gestione con riferimento sia all’organizzazione interna che alla attività esterna costituente l’oggetto della società.

Tali attività possono consistere nella formulazione di programmi, nella selezione delle scelte e nell’emanazione delle necessarie direttive. Con riguardo all’organizzazione interna, si deve guardare ai necessari poteri deliberativi che si si riflettono sull’attività esterna, mentre nell’ambito di quest’ultima deve tenersi conto delle funzioni di rappresentanza.

Per delineare la figura dell’amministratore di fatto è perciò necessario attingere ai criteri stabiliti dal codice civile [2]. Dunque: l’amministratore di fatto è colui che esercita in modo continuativo e significativo i poteri tipici inerenti alla qualifica o alla funzione. “Significatività” e “continuità” non comportano necessariamente l’esercizio di “tutti” i poteri propri dell’organo di gestione, ma richiedono l’esercizio di un’apprezzabile attività gestoria, svolta in modo non episodico od occasionale.

Amministratore di fatto: difendersi dai controlli fiscali

Qualora il Fisco ritenga che l’amministratore della ditta/società sia di fatto un soggetto diverso da quello risultante formalmente, per difendersi, occorre fornire la prova contraria. In altri termini, non basta negare di essere la persona che si occupa dell’attività gestoria ma serve dimostrare che le principali funzioni di contabilità, amministrazione e organizzazione siano svolte dall’amministratore formale o che in ogni caso questi dia le direttive ad eventuali delegati.

Tale prova può essere fornita tramite l’esibizione di documenti, anche contabili, dai quali si possa risalire ai soggetti che svolgono le suddette attività, e/o tramite dichiarazioni testimoniali idonee a dimostrare chi, nell’organizzazione dell’attività, sia interna che esterna (rapporti con il pubblico, con i fornitori ecc.), si comporti effettivamente come amministratore.

Nel caso di specie, invece, dai controlli del Fisco, era emerso che l’unica persona in grado di soddisfare le richieste della Guardia di Finanza sui dati di carattere commerciale e finanziario dell’attività era il padre della titolare, mentre quest’ultima si era mostrata poco informata sulle questioni inerenti la gestione stessa.  Inoltre, le fatture non contabilizzate erano state incassate sul conto personale del genitore, così sottraendo parte dei ricavi non contabilizzati nei conti aziendali, dei quali questi aveva la piena disponibilità.

È stato allora accertato, anche dal giudice di merito e confermato dalla Cassazione, che il genitore non si era limitato ad “aiutare” la figlia nella gestione della ditta ma ne era di fatto l’amministratore e quindi il responsabile del reato di evasione fiscale (dichiarazione dei redditi infedele).

note

[1] Cass. sent. n. 31906 del 03.07.2017.

[2] Art. 2639 cod. civ.


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