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Uso il telefono d’ufficio per fini personali: cosa rischio?

14 luglio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 luglio 2017



Il dipendente pubblico che utilizza il cellulare di servizio per scopi privati commette il reato di peculato d’uso, a meno che…

Se il dipendente pubblico naviga in rete (per fini personali) col cellulare d’ufficio, può incorrere nel reato di peculato d’uso. Ciò, tuttavia, non sempre avviene. La Cassazione ha ribadito che se l’ente utilizza una tariffa «flat» per i servizi di telefonia e di internet, l’illecito non si configura [1]. La motivazione? Non viene cagionato un danno patrimoniale rilevante in capo all’amministrazione. Scopriamo quindi cosa rischio se uso il telefono d’ufficio per fini personali.

Cos’è il peculato d’uso?

Con il reato di peculato l’ordinamento punisce «il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di denaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria». Oltre a tale delitto, però, il codice penale prevede un altro specifico illecito: il peculato d’uso. Secondo la legge, infatti, «si applica la pena della reclusione da sei mesi a tre anni quando il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa, e questa, dopo l’uso momentaneo, è stata immediatamente restituita» [2].

Perché si punisce il peculato d’uso?

Perché il dipendente pubblico, con il suo comportamento:

  • provoca un danno economico alla pubblica amministrazione (costretta a sostenere i costi derivanti dal consumo di internet per fini privati e non istituzionali);
  • lede i principi di efficienza e buona amministrazione che devono ispirare ogni attività di pubblico interesse (in pratica viene pregiudicata la «funzionalità» dell’ufficio pubblico).

Uso telefono d’ufficio per fini personali: quando è reato?

Non di rado l’amministrazione mette a disposizione dei dipendenti telefoni cellulari o computer. Questi dispositivi, ovviamente, vanno utilizzati solo per svolgere le mansioni d’ufficio e quelle strettamente connesse. Ora, se l’impiegato pubblico telefona o naviga in rete per fini personali (magari attivando determinati servizi a pagamento) rischia un procedimento penale per peculato d’uso: il cellulare viene momentaneamente destinato a scopi privati per poi ritornare a svolgere la funzione originaria (l’essere al servizio dell’attività d’ufficio).

Tuttavia, come visto, non sempre la condotta del dipendente integra il reato in esame. Affinché il tutto possa dirsi penalmente rilevante è necessario infatti:

  • che il fatto non sia stato commesso per ragioni d’urgenza o previa apposita autorizzazione;
  • che dall’utilizzo indebito del cellulare sia derivato un danno economico apprezzabile per l’amministrazione;
  • che sia stata lesa la funzionalità dell’ufficio pubblico.

Che succede se c’è una tariffa flat?

La Cassazione, ormai da tempo, ha individuato i criteri per accertare quando il reato può dirsi commesso e quando invece la condotta del lavoratore non è penalmente rilevante. A tal fine occorre considerare il tipo di convenzione stipulata dall’ente con il gestore del servizio di telefonia (o di internet). Sappiamo che esistono, principalmente, due tipi di tariffe:

  • la tariffa flat, per cui si paga una somma mensile fissa per poter navigare (o telefonare) senza limiti;
  • le tariffa bundle (a consumo), per cui i costi dipendono dall’effettivo utilizzo del dispositivo: più si telefona o si naviga, più si paga.

Ora, secondo l’orientamento ormai costante della Cassazione (ribadito dalla sentenza citata ad inizio articolo) la presenza di una tariffa flat esclude, tendenzialmente, il reato di peculato d’uso. Ciò perché non si configura danno patrimoniale apprezzabile per la pubblica amministrazione. L’ente paga una determinata cifra mensile al gestore del servizio, come corrispettivo per un consumo potenzialmente illimitato. Anche se il lavoratore utilizza il telefono d’ufficio (o il pc) per fini personali, il costo che l’amministrazione sostiene per i servizi di telefonia è sempre lo stesso (perché stabilito in misura forfettaria).

Tutto cambia, invece, se l’ente ha usa una tariffa «a consumo». È chiaro che, in questo caso, il dipendente che utilizza il dispositivo per scopi estranei all’attività d’ufficio va a causare un danno economico per l’amministrazione (costretta ingiustamente a pagare di più). Ovviamente, anche in tale evenienza, deve trattarsi di un pregiudizio patrimoniale rilevante. Non si andrà certo in galera per una o due telefonate di troppo. Il reato si configura, invece, quando il soggetto ha fatto uso illegittimo del telefono per diversi mesi o anni, causando all’ente un danno di centinaia o migliaia di euro.

Cosa bisogna dimostrare?

Perché il dipendente pubblico possa essere condannato nel giudizio penale, quindi, va dimostrato:

  • che egli sapeva dell’esistenza di una tariffa «a consumo»;
  • che egli sapeva di cagionare un danno rilevante all’ente pubblico (perché ad esempio aveva la possibilità di consultare, ogni mese, gli importi addebitati dal gestore di telefonia).

note

[1] Cass. sent. n. 26297/2017 del 25.05.2017.

[2] Art. 314 cod. pen.


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