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Lo sai che? Mantenimento anziani: chi deve pagare?

Lo sai che? Pubblicato il 12 luglio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 12 luglio 2017

I figli sono tenuti ad assistere il genitore anziano pagando gli alimenti ciascuno in proporzione alle proprie capacità economiche.

Tutti hanno pensato ad allungare la vita. Nessuna ad allargarla. Così il problema dell’assistenza agli anziani è rimasto identico per come era decine, e forse centinaia, di anni fa. Anzi, se vogliamo, è peggiorato. In famiglia tutti lavorano (o cercano un lavoro) e non c’è neanche più il tempo per accudire i bambini, figuriamoci chi la sua vita l’ha già fatta. Qualche palazzo si è dotato di una «badante di condominio», una persona cioè addetta alla cura degli anziani di tutto lo stabile. Così, dividendo la spesa – e le premure – anche i più disagiati economicamente sono in grado di avere chi li assiste. Ma alla fine c’è sempre un conto da pagare: dalle piccole necessità giornaliere (medicine, alimenti, ecc.) a quelle più importanti (assistenza medica, infermieristica, trasporto, ecc.). Chi deve pagare il mantenimento agli anziani? Di certo non possono essere tenuti a farlo gli estranei, coloro cioè non uniti da alcun legame di sangue, mentre lo Stato ci pensa solo nella misura in cui l’interessato rientra nei requisiti per ottenere l’assegno sociale e l’accompagnamento; non oltre. In tutti gli altri casi, sono i familiari a doversi prendere cura del parente indigente. È un obbligo giuridico, ma che riguarda solo l’aspetto economico dell’assistenza, non quello morale. Significa che, per quanto deprecabile il comportamento di chi lascia soli il padre e la madre ormai entrati nella terza età, non si è anche obbligati a dare loro conforto, serenità e compagnia. Ad esempio, un fratello non potrebbe mai citare in tribunale l’altro, sostenendo di non passare mai da casa dei genitori per un saluto o un bacio, se quest’ultimo offre il proprio contributo economico alla loro assistenza. Insomma, la compagnia all’anziano non è obbligatoria. Lo è invece, laddove possibile, il mantenimento.

Esiste però qualche giudice che la pensa diversamente. Secondo un precedente del tribunale di Genova [1], negli alimenti rientra anche l’attività di assistenza e supporto al genitore in stato di bisogno, in termini di presenza, compagnia, conforto e affetto. I giudici di Milano però hanno corretto il tiro [2] chiarendo che il supporto si deve sempre tradurre in una prestazione concreta non potendo coincidere con una semplice presenza o custodia generica.

Agli anziani devono provvedere sempre i familiari stretti che hanno le possibilità economiche

Detto ciò, chi deve pagare il mantenimento agli anziani? Prima di rispondere a questa domanda, dobbiamo fare una precisazione terminologica molto importante. Sebbene nel linguaggio comune si usi il termine «mantenimento», in questo caso l’espressione esatta è «alimenti». La differenza è quantitativa: gli alimenti, rispetto al mantenimento (ad esempio l’assegno dovuto all’ex coniuge) consistono in un importo di gran lunga inferiore. Cerchiamo allora di capire dunque chi deve pagare e cosa.

Quando una persona è in una situazione di totale indigenza, non riuscendo a provvedere alle spese per la propria sopravvivenza, tenuti a fornirgli un contributo economico (appunto gli «alimenti») sono i familiari più stretti, ossia – qualora in vita – il coniuge, i figli e i nipoti o, in ultimo, i genitori. L’esistenza del coniuge esclude l’obbligo per i figli e i nipoti; in assenza del coniuge vi devono pensare i figli (è questa l’ipotesi più frequente) e, in mancanza anche di questi ultimi, i nipoti; in assenza dei nipoti vi devono provvedere i genitori, situazione alquanto improbabile, parlandosi di persone già anziane.

Dunque il primo punto per chiarire chi deve pagare il mantenimento agli anziani è questo: se il coniuge vive ancora è solo quest’ultimo che vi deve provvedere. Se però il coniuge è defunto o è anch’egli in condizioni economiche disperate, l’obbligo ricade sui figli.

Veniamo ora alla domanda: quanto bisogna pagare? La legge non lo dice; si limita solo a dire che si tratta degli «alimenti», un concetto molto più ristretto rispetto a quello del mantenimento. Il mantenimento riguarda tutto ciò che serve per avere una vita autonoma e indipendente; gli alimenti – come dice la parola stessa – sono invece finalizzati a garantire lo stretto indispensabile per non morire di fame o di malattie (quindi le spese per il vitto, l’alloggio e per le medicine).

La misura degli alimenti dipende quindi da due fattori (ed è per questo che la legge non dice a quanto debbano ammontare): dalle condizioni economiche dell’anziano e da quelle di chi lo deve assistere. Chiaramente, un figlio benestante pagherà un importo più elevato del figlio con difficoltà economiche. Ecco quindi la risposta alla terza domanda: come si divide la spesa degli alimenti tra i fratelli? Ciascuno deve contribuire in base alle proprie possibilità. Non c’è quindi una divisione uguale dei costi.

Chi deve somministrare gli alimenti può scegliere se farlo mediante assegno periodico o accogliendo e mantenendo nella propria casa la persona che vi ha diritto

Che può fare l’anziano se i figli non lo mantengono? Può agire contro di loro in tribunale affinché – questa volta “con le cattive” – sia il giudice a imporgli il versamento degli alimenti. E se non pagano può anche scattare il pignoramento dei beni.

E se l’anziano spreca i soldi? L’assegno alimentare non può essere nuovamente richiesto, qualunque uso l’alimentando ne abbia fatto. Ad esempio se l’assegno alimentare è pagato in anticipo non può essere nuovamente richiesto una volta che sia stato adempiuto, sia quando l’alimentando lo ha sperperato o lo ha malamente gestito, sia quando ricorre una causa di forza maggiore come lo smarrimento da parte dell’alimentando, dell’assegno a lui inviato dal debitore. La dilapidazione dell’assegno alimentare può essere evitato, per esempio, somministrando in natura gli alimenti, o, nei casi più gravi, ricorrendo all’istituto dell’inabilitazione per prodigalità dell’alimentando (leggi Come fermare un parente che sperpera i soldi?).

Se il coniuge dell’anziano è morto o è impossibilitato economicamente, a pagare il mantenimento necessario ai bisogni essenziali dei genitori devono essere i figli. In particolare questi devono provvedere al versamento dei cosiddetti «alimenti», ossia alle spese necessarie per vitto, alloggio, medicine e assistenza medica. La misura degli alimenti varia a seconda delle capacità economiche sia dell’anziano che del figlio.

In presenza di più fratelli questi sono tenuti al pagamento degli alimenti non in parti uguali ma in base alle rispettive capacità economiche.

note

[1] Trib. Genova sent. del 26.05.2003

[2] C. App. Milano sent. del 1.03.2002.

Autore immagine: 123rf com


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12 Commenti

  1. Per completezza sarebbe opportuno, a mio avviso, integrare l’articolo con l’obbligo dei Comuni all’integrazione della retta di degenza per soggetti bisognosi.

    1. BRAVO! ASSISTENZA SOCIALE COPRA TUTTO, IN OCCASIONE D’DICHIARAZIONE D’ANZIANO CHE NON RITIENI OBLIGO DI PARENTI PER ALIMENTI. ALTRESI – QUESTO DICHIARAZIONE ANZIANO DEVA SPUTARE SOLTANTO SULLA RICHIESTA DI SERVIZI SOCIALI LOCALI – CHE E’ ILLEGGITTIMO! SULL’CODICE CIVILE IN ALIMENTI. CHIARAMENTE SCRITTO, CHE BISOGNOSO INDICA LE PERSONE TENUTI PER ALIMENTI. SE NON INDICA, AUTOMAMENTE CADE SULL’ASSISTENZA SOCIALE. PER QUESTO SERVIZI SOCIALI LOCALI NEGANO FIN ULTIMO DI PAGARE, E PROVACANO DISTRUZIONE D’RAPPORTI FAMILIARI PER BISOGNOSO, GIA CHE SONO IN FILA TIRATA, COSTRINGENDO DI FARE INDICAZIONE PER PARENTE CHE PO’ PAGARE ASSISTENZA. ALTRESI! HANNO INVENTATO LA FIGURA “AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO” – NON E’ FIGURA GIURIDICA! UN VOLONTARIO! E UNA GIOCATOLA IN MANI DI SERVIZI SOCIALI IN CONCERTO CON GIUDICE CHE CONFERMA NOMINA E COMPITI. HA DIRITTO PER EREDITA’ D’ASSISTITO. CHE STORIA …. BISOGNA RESISTERE!!! SERVIZI SOCIALI DEVANO PAGARE E NON ROVINARE VITA FAMILIARE D’ANZIANO.

  2. ASSISTENZA SOCIALE COPRA TUTTO, IN OCCASIONE D’DICHIARAZIONE D’ANZIANO – CHE NON RITIENI OBLIGO DI PARENTI PER ALIMENTI. ALTRESI – QUESTO DICHIARAZIONE ANZIANO DEVA SPUTARE SOLTANTO SULLA RICHIESTA DI SERVIZI SOCIALI LOCALI – CHE E’ ILLEGGITTIMO! SULL’CODICE CIVILE IN ALIMENTI. CHIARAMENTE SCRITTO, CHE BISOGNOSO INDICA LE PERSONE TENUTI PER ALIMENTI. SE NON INDICA, AUTOMATICAMENTE CADE SULL’ASSISTENZA SOCIALE. PER QUESTO, I SERVIZI SOCIALI LOCALI NEGANO FIN’ ULTIMO DI PAGARE, E PROVACANO DISTRUZIONE D’RAPPORTI FAMILIARI DEL BISOGNIOSO, GIA CHE SONO IN FILA TIRATA, COSTRINGENDO DI FARE INDICAZIONE PER PARENTE CHE PO’ PAGARE ASSISTENZA. ALTRESI! HANNO INVENTATO LA FIGURA “AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO” – NON E’ FIGURA GIURIDICA CON RESPONSABILITA’ IN PIENO! UN VOLONTARIO! E UNA GIOCATOLA IN MANI DI SERVIZI SOCIALI, IN CONCERTO CON GIUDICE CHE CONFERMA NOMINA E SUOI COMPITI. HA DIRITTO PER EREDITA’ D’ASSISTITO. CHE STORIA …. BISOGNA RESISTERE!!! SERVIZI SOCIALI DEVANO PAGARE E NON ROVINARE VITA FAMILIARE D’ANZIANO.

  3. l’ unica soluzione logica e’ trasferirsi in altri paesi dove gli anziani dopo una vita di lavoro possono vivere gli ultimi anni con dignita’ e senza pesare sui figli , PAESE DI

  4. buongiorno mi chiedo da figlia e se non avessi la possibilità economica da passare gli alimenti è sarei l’unica figlia ,chi pagherà?

  5. Nel mio caso che mio padre sta bene economicamente ed io figlio con una situazione separato e licenziato e se
    nza lavoro. Mio padre genitore di tre figli ne riconosce uno solo negando tutto ad altri due. Come mi debbo comportare?

  6. Io mi domando sempre: “Perché leggi promulgate nel 1942 e successivamente modificate oggi, debbano essere un cappio al collo per molti figli?” Ci sono giovani che hanno famiglia con figli, lavorano da soli e guadagnano poco più di 1000,00 Euro al mese. Ma, come farebbero ad aggiungere un posto a tavola? Ciò non vuol dire che l’assistenza agli anziani non debba essere data. Ritengo che ci deve pensare lo Stato. La norma sopra citata è uno scarica barile dello Stato.

  7. Per carità, è moralmente giusto assistere i genitori anziani ma nelle precarie situazioni in cui vivono oggi i figli magari in cassaintegrazione, con mutuo e famiglia a carico e con uno stipendio di 1300/1500 euro come fanno a mantenere anche un’altra persona che magari gli costa di più come farmaci e assistenza che come cibo? Ecco un altro modo trovato dallo Stato per scaricare sulle famiglie altri costi e problemi sommando problemi a dove già ce ne sono. Ma tutti i nostri soldi pagati in tasse dove cavolo vanno a finire se poi quando abiamo bisogno non possiamo ottenere niente? Forse il fatto di essere italiani e non di altra nazionalità ci penalizza?

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