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Tassa Airbnb, non scappi se il portale non incassa l’affitto

14 luglio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 luglio 2017



L’Agenzia delle Entrate verrà a conoscenza di tutti i contratti di affitto breve stipulati attraverso portali web e intermediari immobiliari.

Se affitti una casa vacanze e sei iscritto a un portale web come Booking, o ti fai aiutare da un intermediario, non scappi dalla tassa sugli affitti brevi anche se sei tu a incassare direttamente i compensi.

Il fatto che l’intermediario non possa effettuare la ritenuta del 21%, difatti, non vuol dire che tu non debba pagare le imposte sull’affitto: queste sono dovute comunque, anche nel caso in cui il contratto abbia una durata inferiore a 30 giorni.

Se pensi che l’Agenzia delle Entrate, non essendo né effettuata la ritenuta, né registrato il contratto, non possa venire a conoscenza dei compensi incassati, ti sbagli di grosso: tutti gli intermediari, difatti, devono comunicare alle Entrate i dati relativi a tutti i contratti stipulati per loro tramite, anche se non sono intervenuti nel pagamento del canone. È quanto chiarito da un recente provvedimento attuativo emanato dall’Agenzia stessa [1].

Tassa Airbnb: come funziona

Innanzitutto, va chiarito che la tassa Airbnb non è una novità: gli affitti brevi, cioè con durata inferiore a 30 giorni, sono sempre stati tassati, nonostante la non obbligatorietà della registrazione del contratto. La legge che ha “istituito” la tassa Airbnb (la manovra bis 2017), però, ha confermato la possibilità di assoggettare anche gli affitti brevi e turistici alla cedolare secca, una tassazione agevolata del 21%. La legge ha inoltre previsto questa possibilità per gli affitti brevi stipulati dal comodatario o dall’inquilino (sublocazione).

La norma ha poi cambiato le modalità di versamento della cedolare secca: in particolare, se non è chi affitta a incassare direttamente i compensi, ma è un intermediario, quest’ultimo deve effettuare una ritenuta del 21% sulle somme da riconoscere al titolare e deve versare la trattenuta allo Stato.

 

Tassa Airbnb: chi è obbligato a inviare le comunicazioni

Come anticipato, a prescindere dal fatto che l’intermediario effettui, o meno, le ritenute, è comunque obbligato a inviare una comunicazione all’Agenzia delle entrate contenente i dati relativi agli affitti conclusi per suo tramite.

Nel dettaglio, sono obbligati a inviare all’Agenzia delle entrate le comunicazioni relative agli affitti brevi gli intermediari che intervengono nella conclusione dei contratti, anche se non sono residenti in Italia.

I non residenti devono avvalersi della stabile organizzazione in Italia, o del rappresentante fiscale.

Tassa Airbnb: quali informazioni sono comunicate

L’intermediario, nella comunicazione all’Agenzia delle entrate, deve indicare i seguenti dati:

  • nome, cognome e codice fiscale del locatore;
  • durata del contratto;
  • importo del corrispettivo lordo;
  • indirizzo dell’immobile.

Per i contratti relativi allo stesso immobile e stipulati dallo stesso locatore, la comunicazione dei dati può essere effettuata anche in forma aggregata.

Tassa Airbnb: come si trasmette la comunicazione

I dati devono essere predisposti e trasmessi attraverso i servizi web dell’Agenzia delle Entrate, secondo le specifiche tecniche che saranno pubblicate sul sito internet della stessa Agenzia.

La comunicazione dei dati deve essere effettuata entro il 30 giugno dell’anno successivo a quello di conclusione del contratto.

Tassa Airbnb: come pagare

Se l’intermediario incassa il canone d’affitto e lo riversa al titolare, quest’ultimo non deve fare nulla, in quanto riceve i compensi già al netto dell’imposta, che viene invece versata dall’intermediario.

L’intermediario, poi, certifica le ritenute effettuate: se il titolare sceglie di avvalersi della cedolare secca (può farlo anche in sede di dichiarazione dei redditi), nella dichiarazione annuale non risulterà alcuna imposta a debito da versare. In caso contrario, le ritenute si considerano a titolo di acconto e saranno scomputate dalle imposte da pagare a saldo.

Ci si può avvalere della cedolare secca, ad ogni modo, anche se non è l’intermediario a incassare i canoni e a operare le ritenute; l’opzione per la cedolare secca vale anche per gli inquilini e i comodatari che stipulano un contratto di sub-affitto, ma solo a partire dal 1° giugno 2017.

note

[1] Provv. n. 132395/2017.


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1 Commento

  1. Non credo che questa considerazione sia giusta, dato che il portale pagherebbe una sanzione di massimo 2000 euro per non aver trasmesso tutti i dati aggregati.
    Personalmente non penso che Airbnb si preoccupi di una eventuale causa con l’erario per soli 2000 euro, quando, ad esempio, a Barcellona si è rifiutato di pagarne 30.000.

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