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La cartella di pagamento di Agenzia Entrate scade dopo 1 anno

13 luglio 2017


La cartella di pagamento di Agenzia Entrate scade dopo 1 anno

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 luglio 2017



Quanto dura l’efficacia di una cartella di pagamento ed entro quanto tempo è possibile attendersi un pignoramento?

Fino a quando, dopo la notifica della cartella di pagamento, ci si può aspettare un fermo auto, un’ipoteca o, peggio ancora, un pignoramento da parte dell’Agenzia delle Entrate Riscossione? Prevedere il futuro è impossibile anche quando le macchine burocratiche funzionano alla perfezione; tuttavia possiamo dire con certezza cosa dice la legge e quali sono i termini entro cui il creditore può agire contro chi non paga. Termini che, per quanto riguarda le cartelle di pagamento, sono abbastanza brevi. Le regole, peraltro, non sono cambiate con il passaggio di consegne da Equitalia ad Agenzia delle Entrate Riscossione. Pertanto val la pena ricordare una norma che in pochi conoscono: la cartella di pagamento di Agenzia Entrate Riscossione scade dopo 1 anno. Che significa? Vuol dire che il contribuente che non ha ricevuto alcun pignoramento entro tale termine si può considerare libero per sempre dal debito? Cerchiamo di capirlo in questa breve scheda.

Le due facce della cartella di pagamento

La cartella di pagamento ha due funzioni:

  • da un lato è un documento ufficiale che certifica l’esistenza di un debito e la sua entità (al pari di una sentenza del tribunale o di una cambiale). Questa caratteristica viene chiamata «titolo esecutivo»;
  • dall’altro lato è l’ultimo avviso (obbligatorio) che si deve inviare obbligatoriamente al debitore prima di procedere al pignoramento. Questa caratteristica è la stessa del cosiddetto atto di «precetto» notificato dai soggetti privati (un fornitore, una banca, ecc.). In pratica al debitore viene dato un termine per corrispondere “con le buone” la somma intimata: questo termine, che per il precetto notificato dai privati è di 10 giorni, nel caso della cartella esattoriale è di 60 giorni.

L’efficacia del precetto

La legge però non vuole lasciare il debitore, a tempo indeterminato, con il timore di un incombente pignoramento. Così, al precetto viene assegno un termine di efficacia, scaduto il quale “scade”. Questo non vuol dire che il creditore perde i propri diritti e non può più procedere al pignoramento; tuttavia, per farlo, dovrà notificare un secondo precetto (in rinnovazione del precedente). E ciò sempre che, nel frattempo, non si sia compiuta la prescrizione del diritto di credito, anche se la notifica di ogni precetto interrompe la prescrizione e la fa ripartire da capo.

L’efficacia della cartella di pagamento

Come il precetto, anche la cartella di pagamento ha un termine di efficacia, scaduto il quale – sebbene l’Agenzia delle Entrate non perde il proprio diritto di credito – non è più possibile procedere al pignoramento, ma è necessario notificare un secondo atto. Questo secondo atto viene detto «intimazione di pagamento». Il termine di efficacia della cartella è di 1 anno. Quindi, dopo 365 giorni, la cartella esattoriale scade e per avviare il pignoramento è obbligatorio spedire l’intimazione di pagamento che, a sua volta, scade dopo 6 mesi (180 giorni).

Ecco quindi che è così più facile rispondere alla domanda inziale: «Dopo quanto tempo arriva il pignoramento dall’arrivo della cartella di pagamento?». Di certo non oltre un anno. Sempre che, ovviamente, l’Agenzia delle Entrate Riscossione preferisca temporeggiare e non avviare l’esecuzione forzata.

Sintetizzando, la legge [1] impone ad Agenzia Entrate Riscossione di iniziare l’esecuzione forzata (con la notifica dell’atto di pignoramento) non prima che siano decorsi 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento, ma non oltre il termine di un anno dalla medesima notifica.

L’intimazione di pagamento

Scaduto un anno da quando il contribuente ha ricevuto la cartella di pagamento, nessun blocco dello stipendio, della pensione o del conto corrente potrà aspettarsi, se prima non riceve un secondo atto che è – come detto sopra – l’intimazione di pagamento. La forma dell’intimazione ad adempiere è standard ed è fissata con decreto ministeriale. Cliccando qui se ne può avere un esempio.

Così come per la notifica della cartella esattoriale, anche quella dell’intimazione di pagamento interrompe i termini di prescrizione.

Secondo una giurisprudenza, l’atto di intimazione dovrebbe contenere l’indicazione del responsabile del procedimento ed in difetto sarebbe nullo [2].

Termini per ipoteca e fermo auto

Diverso discorso invece vale per ipoteca e fermo auto che ben possono arrivare anche dopo un anno dalla notifica della cartella: questi infatti non sono atti di esecuzione forzata, ma provvedimenti cautelari, che non anticipano il pignoramento e hanno solo la funzione di salvaguardare il credito del fisco.

Debiti minori

Se il debito indicato nella cartella di pagamento è inferiore a 1.000 euro (e, quindi, rientra fino a 999,99 euro), l’Agenzia delle Entrate Riscossione, prima poter avviare il pignoramento, deve spedire al contribuente, con posta ordinaria, una comunicazione contenente il dettaglio delle iscrizioni a ruolo; deve poi attendere 120 giorni prima di iniziare l’esecuzione forzata [3].

Rapporti con la prescrizione

Verrebbe allora da chiedersi: se la cartella di pagamento ha efficacia di solo un anno, che senso ha prevedere una prescrizione più lunga? È molto semplice. Si tratta di due concetti completamente diversi. Il termine di efficacia della cartella compromette solo la validità della cartella stessa, ma non pregiudica anche il credito a monte che, se non prescritto, consente sempre la notifica di una successiva intimazione di pagamento. Viceversa, se il credito è ormai prescritto, non è possibile più notificare alcuna cartella o intimazione di pagamento. Un esempio servirà a comprendere meglio la questione.

Nel 2010 un contribuente riceve una cartella di pagamento per un debito Iva. La prescrizione, come ben si sa, è di 10 anni. Vediamo tutto ciò che ne può scaturire:

  • nel 2012 l’Agenzia delle Entrate avvia il pignoramento. Lo può fare? No, perché è decorso un anno dalla notifica della cartella;
  • a dicembre 2010 l’Agenzia delle Entrate avvia il pignoramento. Lo può fare? Si, perché un anno dalla notifica non è ancora passato;
  • a gennaio del 2018 l’Agenzia delle Entrate notifica una intimazione di pagamento e a marzo 2018 avvia il pignoramento. Lo può fare? Si, perché non è scaduta l’intimazione (che, come detto, ha efficacia di 6 mesi);
  • nel 2021 l’Agenzia delle Entrate, prima di avviare il pignoramento, notifica un’intimazione di pagamento. Lo può fare? No, perché sono passati 10 anni dalla precedente notifica (quella della cartella avvenuta nel 2010) e pertanto il credito si è prescritto. Solo in questo caso non è più possibile resuscitare il diritto del fisco di avviare l’esecuzione forzata perché con la prescrizione il debito si estingue completamente.

note

[1] Art. 50 co. 2 e 3 DPR n. 602/1973.

[2] Art. 7 L. 212/2000 e CTP Cosenza sent. n. 257 del 6.04.2009.

[3] Art. 1 co. 544 L. 228/2012.

Autore immagine: 123rf com

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1 Commento

  1. Se la cartella è stata notificata nel 2002 (debito del coniuge ma dichiarazione congiunta) e non ci sono ad oggi, 2017, altre comunicazioni, il debito è prescritto?

    Come si può avere il riconoscimento della prescrizione?

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