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Mutuo ereditato e pagato solo da me: come recuperare i soldi?

15 luglio 2017


Mutuo ereditato e pagato solo da me: come recuperare i soldi?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 luglio 2017



Ho ereditato un mutuo fondiario come coniuge superstite con la sorella di mia moglie che è morta. Ho pagato sempre io le rate e ho diffidato mia cognata a restituirmi quanto dovuto ma nulla. Che fare?

In considerazione della circostanza riferita dal lettore che nessun accollo del suddetto mutuo è stato fatto a seguito dell’apertura della successione di sua moglie, si può ritenere che l’onere del pagamento delle rate maturate negli anni successivi si sia ripartito tra tutti gli eredi in base alla loro quota di successione. Per avere maggiore certezza di ciò, tuttavia, sarebbe opportuno poter esaminare il contratto di mutuo a suo tempo sottoscritto per verificare la presenza di clausole regolanti questo specifico aspetto. Se ciò risultasse confermato, l’adempimento da parte del lettore dell’obbligazione costituita da ciascuna rata di mutuo lo legittimerebbe ad agire in via di regresso per recuperare dagli eredi quanto nel frattempo versato al posto loro. Tuttavia un’eventuale azione recuperatoria di tale credito, da farsi valere per mezzo di ricorso per decreto ingiuntivo al giudice competente dietro presentazione di necessaria prova scritta non può prescindere da una preventiva verifica dell’eventuale compimento della prescrizione del suo diritto [1]. Per regola generale, infatti, il credito alla restituzione di una somma di denaro pagata al posto di altro soggetto tenuto al medesimo adempimento si prescrive nel termine ordinario di dieci anni. Ciò significa che se nel frattempo non sono stati compiuti dal lettore appositi atti interruttivi del termine di prescrizione, egli ha perso il diritto di chiedere indietro le somme pagate per gli altri eredi. Il decorso della prescrizione può essere interrotto dal titolare del diritto di credito mediante ogni altro atto che valga a costituire in mora il debitore. A questi fini la giurisprudenza ha fissato alcuni principi cardine: innanzitutto un atto di interruzione della prescrizione non esige formule sacramentali [2], tuttavia in tema di interruzione della prescrizione, un atto, per avere efficacia interruttiva, deve contenere, oltre alla chiara indicazione del soggetto obbligato (elemento soggettivo), l’esplicitazione di una pretesa e l’intimazione o la richiesta scritta di adempimento, idonea a manifestare l’inequivocabile volontà del titolare del credito di far valere il proprio diritto, nei confronti del soggetto indicato, con l’effetto sostanziale di costituirlo in mora (elemento oggettivo). Quest’ultimo requisito non è soggetto a rigore di forme, all’infuori della scrittura, e, quindi, non richiede l’uso di formule solenni né l’osservanza di particolari adempimenti, essendo sufficiente che il creditore manifesti chiaramente, con un qualsiasi scritto diretto al debitore e portato comunque a sua conoscenza, la volontà di ottenere dal medesimo il soddisfacimento del proprio diritto. Ne consegue che non é ravvisabile tale requisito in semplici sollecitazioni prive di carattere di intimazione e di espressa richiesta di adempimento al debitore [3]. Diventa perciò dirimente esaminare le precedenti raccomandate inviate agli altri eredi per verificare se siano atti idonei a interrompere la prescrizione del diritto e dunque per calcolare l’esatto ammontare della pretesa oggi vantata dal lettore.

 

Articolo tratto da una consulenza dell’Avv. Enrico Braiato

note

[1] Artt. 2946 e ss. cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 9076 del 2002.

[3] Cass. sent. n. 3371 del 2010.

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