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Cadere sul marciapiede e chiedere i danni al Comune

14 luglio 2017


Cadere sul marciapiede e chiedere i danni al Comune

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 luglio 2017



Se la buca è visibile non è possibile ottenere il risarcimento dal Comune.

«Chi è causa del suo mal pianga se stesso» recita un adagio popolare. Il detto ha anche un fondamento giuridico e si ripropone tutte le volte in cui un pedone cade sul marciapiede a causa di una buca evidente, anche se non segnalata. Per il diritto e la giurisprudenza, non si può camminare con la testa tra le nuvole. Ci vuole sempre un minimo di attenzione a dove si mettono i piedi. È vero quindi che il Comune è tenuto alla manutenzione di strade e marciapiedi, ma risarcisce solo per le «insidie», ossia per quegli ostacoli di percorso difficilmente visibili. Insomma, cadere sul marciapiede e chiedere i danni al Comune non è un binomio perfetto e all’uno non si accompagna necessariamente il secondo. A ricordarlo è una recente sentenza della Corte di Appello di Milano [1]. Ma procediamo con ordine.

Buche, fosse e avvallamenti sulla strada: quando spetta il risarcimento

Non tutte le irregolarità della strada o del marciapiede – per avvallamenti, buche o fosse – fanno scattare la responsabilità dell’amministrazione nel caso in cui il pedone vi cade e si procura lesioni. L’interpretazione ormai stabile della giurisprudenza è di ritenere lecita la richiesta di risarcimento danni determinati dalla caduta sulla strada quando l’incidente non è stato determinato da disattenzione del pedone (ossia da una sua condotta non attenta che sia stata «causa esclusiva» del fatto). E la disattenzione si valuta sulla base della visibilità della buca. Tanto più questa è grande, tanto più il suolo è illuminato, tanto minori sono le possibilità di chiedere i soldi al Comune che non ha segnalato il pericolo e non lo ha riparato. Del resto, il concetto stesso di «pericolo» si riferisce a qualcosa di imprevedibile; al contrario, tutto ciò che è oggetto di facile percezione dell’occhio umano, tanto da poter essere evitato, non può considerarsi pericoloso. Come nel caso della grossa buca sul marciapiede. E a dover dimostrare l’insidia o il trabocchetto celato dalla strada buia o dalla buca nascosta tra le foglie o talmente piccola da non poter essere agevolmente vista con anticipo è lo stesso danneggiato. Un compito che non poche volte è risultato difficile, tanto difficile da far perdere la causa.

Condizioni per ottenere il risarcimento per la caduta sulla buca

Tutte le volte in cui il giudice ritiene che la situazione non sia né pericolosa, né insidiosa per il pedone munito di «ordinaria diligenza» il Comune non paga i danni per la caduta. Per accordare il risarcimento, dunque, il giudice deve accertare la presenza di due requisiti:

  • la non riconoscibilità oggettiva del pericolo, ossia il pericolo occulto;
  • la non prevedibilità del pericolo stesso, ossia la non facile evitabilità da parte del pedone con l’adozione della ordinaria diligenza.

Pericolo occulto

Solo in caso di «pericolo occulto» il Comune è tenuto a pagare i danni. Indici oggettivi di valutazione della pericolosità dell’insidia possono essere, ad esempio, proprio l’ampiezza della buca sulla strada e la sua visibilità in presenza di luce naturale o – di notte – artificiale.

L’obbligo di diligenza

Il secondo requisito per ottenere il risarcimento è la valutazione della condotta tenuta dal pedone la quale non deve essere, da sola, la causa della caduta [2]. Detto in altre parole, è necessario valutare se il danneggiato ha rispettato l’obbligo di diligenza generale al quale si deve uniformare la condotta di ognuno di noi nelle vicende della vita quotidiana, al punto che quanto più l’insidia sia grande e avvistabile per un pedone, tanto più si dovrà presumere che l’accidentale caduta sia legata alla sua colpevole distrazione e non alla pericolosità occulta e intrinseca dello stesso ostacolo.

Ad esempio, è stato escluso il diritto al risarcimento del danno per la buca posta in una strada che il pedone percorre abitualmente, tanto da essere a conoscenza della situazione di pericolo (ad esempio la fossa vicino all’ingresso del luogo di lavoro).

In definitiva, l’esistenza di un comportamento colposo dell’utente danneggiato esclude la responsabilità dell’amministrazione.

note

[1] C. App. Milano, sent. n. 527 dell’8.02.2017.

[2] Cass. sent. n. 287/2015 e n. 23919/2013.

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