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La responsabilità oggettiva del datore per la sicurezza in azienda

22 luglio 2017 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 22 luglio 2017



La tesi che attribuisce agli obblighi di sicurezza del datore di lavoro i caratteri della responsabilità oggettiva.

L’art. 2049 c.c., al pari dell’art. 1228 c.c., individua un’ipotesi di responsabilità oggettiva, indipendente cioè dalla colpa del soggetto responsabile, sicché il dolo o la colpa vanno valutati con riferimento al solo fatto dell’ausiliario e non al comportamento del debitore. Si tratta di una forma di responsabilità per la quale la dottrina e la giurisprudenza parlano da tempo di una presunzione assoluta di colpa e la cui giustificazione viene essenzialmente rinvenuta nella teoria del rischio di impresa, come principio generale, parallelo alla colpa, di imputazione della responsabilità: espressione, in altri termini, di un criterio oggettivo di distribuzione dei rischi, per il quale i danni causati dal dipendente sono posti a carico dell’impresa, come componente dei costi di questa [1].

In base alla regola di cui all’art. 1228 c.c. e all’art. 2049 c.c., il debitore che, nell’adempimento dell’obbligazione, si avvalga dell’opera di terzi, risponde anche dei fatti dolosi o colposi di costoro [2], ancorché non siano alle sue dipendenze [3]. Infatti, la responsabilità per fatto dell’ausiliario (e del preposto) prescinde dalla sussistenza di un contratto di lavoro subordinato, essendo irrilevante la natura del rapporto tra i medesimi. Fondamentale rilievo assume la circostanza che il debitore si sia avvalso dell’opera del terzo nell’attuazione della propria obbligazione, ponendo la medesima a disposizione del creditore [4], sicché la stessa risulti a tale stregua inserita nel procedimento esecutivo del rapporto obbligatorio.

La responsabilità che dall’attività di tale terzo direttamente consegue in capo al soggetto che se ne avvalga riposa sul principio cuius commoda eius et incommoda o, più precisamente, dell’appropriazione o avvalimento dell’attività altrui per l’adempimento della propria obbligazione, comportante l’assunzione del rischio per i danni che al creditore ne derivino. Si tratta, pertanto, di ipotesi non già di responsabilità per colpa bensì di responsabilità oggettiva [5].

Tali principi possono essere richiamati anche nel caso di distacco del dipendente presso un’altra organizzazione aziendale, tenuto conto dei requisiti individuati dalla giurisprudenza a giustificazione di questa peculiare forma di dissociazione fra la titolarità del rapporto di lavoro (che permane in capo al soggetto distaccante) e il destinatario della relativa prestazione (che diviene l’imprenditore distaccatario), che è vicenda che ricorre con frequenza non solo nell’ambito dei fenomeni di collegamento societario, ma pure nelle molteplici vicende di esternalizzazione dell’attività produttiva e di collaborazione e cooperazione fra imprese del tutto distinte.

Alla base del distacco è riscontrabile uno specifico interesse organizzativo del datore di lavoro, che qualifica la vicenda in termini di legittima estrinsecazione del potere di conformazione della prestazione di lavoro; anche tale vicenda è riconducibile alla sfera del rischio d’impresa dell’imprenditore-datore di lavoro, nel senso che ne riflette la sfera di interessi ma, al tempo stesso, ne individua i relativi ambiti di responsabilità, con il doveroso contrappeso del rischio per i danni cagionati dai dipendenti nei confronti dei terzi.

Né vale osservare che, inserendosi la prestazione di lavoro del dipendente distaccato nell’organizzazione aziendale del terzo, spetta a quest’ultimo l’esercizio dei poteri funzionali alla realizzazione del corretto ed utile adempimento, giacché quel che rileva, ai fini della responsabilità per i danni cagionati dal fatto illecito del dipendente, è che il distacco del dipendente non spezza il collegamento fra l’interesse organizzativo del datore di lavoro distaccante e l’esecuzione della prestazione presso un soggetto terzo, con conseguente permanenza del criterio obiettivo di allocazione dei rischi connesso alla responsabilità d’impresa, per come previsto dall’art. 2049 c.c. Non senza osservare, a ulteriore dimostrazione della latitudine che riveste la responsabilità dei padroni e dei committenti ex art. 2049 c.c., che la giurisprudenza nemmeno richiede un diretto collegamento dell’illecito con le mansioni svolte dal dipendente, apparendo sufficiente, per tal fine, un rapporto di occasionalità necessaria, nel senso che l’incombenza disimpegnata abbia determinato una situazione tale da agevolare o rendere possibile il fatto illecito e l’evento dannoso, anche se il dipendente abbia operato oltre i limiti delle sue incombenze, purché sempre nell’ambito dell’incarico affidatogli, così da non configurare una condotta del tutto estranea al rapporto di lavoro.

La responsabilità ex art. 2049 c.c. permane anche in caso di distacco

In caso di distacco del dipendente presso un’altra organizzazione aziendale, il datore di lavoro distaccante, in capo al quale permane la titolarità del rapporto di lavoro, è tenuto a rispondere, ai sensi dell’art. 2049 c.c., dei fatti illeciti commessi dal dipendente distaccato, per presupporre il distacco uno specifico interesse del datore di lavoro all’esecuzione della prestazione presso il terzo con conseguente permanenza della responsabilità, in virtù del principio del rischio d’impresa, per i fatti illeciti derivanti dallo svolgimento della prestazione stessa.

Occorre peraltro rilevare che, secondo la giurisprudenza in tema di tutela antinfortunistica nelle esternalizzazioni delle fasi del processo produttivo, qualora i lavoratori di più imprese siano presenti sul medesimo teatro lavorativo, i cui rischi interferiscono con l’opera o col risultato dell’opera di altri soggetti (lavoratori dipendenti o autonomi), tali rischi concorrono a configurare l’ambiente di lavoro ai sensi degli artt. 4 e 5 D.P.R. 547/1955, sicché ciascun datore di lavoro è obbligato, ex art. 2087 c.c., a informarsi sui rischi derivanti dall’opera o dal risultato dell’opera degli altri attori sul medesimo teatro lavorativo e a dare le conseguenti istruzioni e informazioni ai propri dipendenti, atteso che tale obbligo si pone in sintonia con la normativa vigente in tema di organizzazione del lavoro nelle realtà produttive complesse.

note

[1] Cass. 11-1-2010, n. 215; 6-3-2008, n. 6033.

[2] Cass. 24-5-2006, n. 12362.

[3] Cass. 11-12-2012, n. 22619.

[4] Cass. 27-8-2014, n. 18304.

[5] Cass. 20-4-2016, n. 7768.

Autore immagina: Pixabay.com

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