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Lo sai che? Dopo quanto tempo si prescrive la cartella dell’Agenzia Entrate

Lo sai che? Pubblicato il 16 luglio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 16 luglio 2017

La scadenza dei debiti col fisco o con l’amministrazione è dettata dai termini di prescrizione che sono diversi a seconda del tipo di tributo o della sanzione, anche se la cartella non viene impugnata.

Dopo il passaggio da Equitalia ad Agenzia delle Entrate Riscossione i termini di scadenza delle cartelle di pagamento non sono cambiati, né la prescrizione si è interrotta in assenza di raccomandate contenenti richieste di pagamento. Pertanto, alla vecchia domanda «dopo quanto tempo si prescrive la cartella di pagamento?» può essere data identica risposta che abbiamo già fornito nell’articolo riferito al precedente Esattore (leggi Cartella di pagamento: prescrizione). Nel frattempo è arrivata un’importante sentenza della Cassazione [1] che, bocciando una tesi a lungo sostenuta dal fisco -secondo cui la cartella divenuta definitiva si prescrive sempre in 10 anni – ha stabilito invece che i tempi di prescrizione non mutano dopo la scadenza dei 60 giorni per fare opposizione e continuano a rimanere diversi a seconda del tipo di tributo o sanzione richiesto con la cartella. Facciamo dunque il punto su quali sono i termini di scadenza delle cartelle di pagamento dell’Agenzia Entrate Riscossione, il nuovo esattore che dal 1° luglio 2017 ha il compito di far pagare agli italiani i debiti con l’erario.

Prima di calcolare la prescrizione della cartella di pagamento

Prima di spiegare dopo quanto tempo si prescrive la cartella dell’Agenzia Entrate Riscossione è necessario un chiarimento: l’Agente della riscossione è legittimato a riscuotere le somme dovute dal contribuente non solo all’Agenzia delle Entrate, ma anche a qualsiasi altra amministrazione o ente. Così come avveniva con Equitalia, la cartella può contenere la richiesta di pagamento di: imposte erariali come Irpef, Iva, Irap, imposta di bollo, imposta di registro, bollo auto o il canone Rai; contributi dovuti a Inps e Inail; imposte locali come Imu, Tasi, Tari, Tosap; ed ancora multe stradali e altre sanzioni comminate dalla Prefettura. Insomma il campionario è molto ampio. Proprio alla luce di ciò, la prima cosa da sapere per comprendere dopo quanto tempo si prescrive la cartella dell’Agenzia delle Entrate Riscossione è leggere la cartella stessa. In essa, infatti, è indicato il dettaglio delle somme richieste e la “causale” ossia il tipo di tributo o di sanzione non pagato dal contribuente. Per ognuna di queste voci corrisponde una scadenza diversa. Pertanto ben è possibile che la stessa cartella, contenente il pagamento di imposte differenti, si prescriva in parte prima e in parte successivamente.

Facciamo un esempio. Se una cartella di pagamento richiede il versamento di Iva, Irpef, Imu e Tasi, le somme dovute a titolo degli ultimi due tributi si prescrivono in 5 anni, mentre per i primi due bisogna attendere altri 5 anni (in tutto 10 anni).

Come si calcola la prescrizione della cartella di pagamento?

Una volta individuato, nel dettaglio della cartella di pagamento, la “natura” dei debiti, per calcolare la prescrizione bisogna contare gli anni decorsi dalla data di notifica fino al successivo atto ricevuto dall’Agenzia Entrate Riscossione: sia esso un’intimazione di pagamento, un sollecito, un preavviso di fermo o di ipoteca, un pignoramento. Ognuna di queste notifiche interrompe la prescrizione e la fa decorrere nuovamente da capo a partire dal giorno successivo. Se, infatti, prima della prescrizione del credito, l’Agenzia Entrate Riscossione notifica al contribuente un nuovo atto (anche solo un semplice avviso) la prescrizione si interrompe e ricomincia a decorrere dalla data di notifica dell’ultimo atto.

Facciamo un esempio. Immaginiamo che una cartella venga notificata il 1.02.2010 e contenga la richiesta di pagamento di Iva (prescrizione in 10 anni) e di tasse automobiliste (prescrizione in 3 anni). Dopo 5 anni arriva un sollecito di pagamento. In tale arco di tempo si è prescritto il bollo ma non ancora l’Iva per la quale sarà necessario attende il 2025.

Come far valere la prescrizione di una cartella di pagamento?

Ci sono due modi per ottenere la cancellazione di una cartella di pagamento ormai prescritta. La prima è inoltrare una richiesta di sgravio in autotutela all’Agente della Riscossione motivando l’istanza con l’intervenuta la prescrizione del relativo diritto di credito. L’esattore, di solito, invia una richiesta all’ente titolare del credito per l’autorizzazione. Non sempre però le cose vanno come devono e le istanze restano spesso senza risposta.

Bisogna allora ricorrere al giudice; ma in tal caso è necessario attendere un successivo atto o pignoramento da impugnare. Se ci si accorge della prescrizione dei debiti dall’estratto di ruolo è possibile impugnare quest’ultimo solo se si contesta anche la mancata notifica della cartella stessa. Diversamente non si può agire davanti al giudice solo per l’intervenuta prescrizione se non c’è un atto specifico da impugnare.

Se la cartella non viene impugnata la prescrizione non cambia

Abbiamo già detto che i termini di prescrizione variano a seconda del tributo/entrata oggetto della cartella. Per esempio la cartella avente ad oggetto multe per violazione del codice della strada, si prescrive dopo 5 anni dalla notifica; la cartella relativa al bollo auto dopo tre anni, quella riguardante imposte sui redditi dieci anni e così via (v. la tabella riportata più avanti).

Se la cartella non viene impugnata la prescrizione resta identica.

Ci sono 60 giorni di tempo per impugnare una cartella per imposte e tributi; 30 giorni per multe stradali; 40 giorni per contributi Inps e Inail.

Se però la cartella di pagamento viene impugnata e il ricorso rigettato, l’ordine di pagamento contenuto nella cartella viene sostituito con la sentenza di condanna. In questo caso – e solo in questo caso – la prescrizione cambia ed è sempre di 10 anni per qualsiasi tipo di somma. In altri termini i crediti fissati con sentenza si prescrivono in dieci anni ma quelli fissati con cartella possono avere prescrizione decennale solo se quest’ultima è prevista dalla legge (come nel caso dell’Irpef).

Dopo quanto tempo si prescrive la cartella di pagamento?

Veniamo ora ai termini di scadenza della cartella di pagamento dell’Agenzia Entrate Riscossione. Questi sono sintetizzati qui di seguito.

  • Iva: 10 anni;
  • Irpef: 10 anni;
  • Irap: 10 anni ;
  • Canone Rai: 10 anni;
  • Contributi Camera Commercio: 10 anni;
  • Imposta di registro: 10 anni;
  • Imposta di bollo: 10 anni;
  • Imu: 5 anni;
  • Tasi: 5 anni;
  • Tari: 5 anni;
  • Bollo auto: 3 anni a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui era dovuto il pagamento;
  • Contributi Inps: 5 anni;
  • Contributi Inail: 5 anni;
  • Multe stradali: 5 anni;
  • Sentenze di condanna: 10 anni (**)

Scheda 1: Termini per impugnare la cartella di pagamento e giudice

NATURA DEL DEBITO
TERMINI PER IMPUGNARE
GIUDICE
Iva
60 giorni Commissione Tributaria Provinciale
Irpef
60 giorni Commissione Tributaria Provinciale
Irap
60 giorni Commissione Tributaria Provinciale
Canone Rai
60 giorni Commissione Tributaria Provinciale
Contributi Camera Commercio
60 giorni Commissione Tributaria Provinciale
Imposta di registro
60 giorni Commissione Tributaria Provinciale
Imu
60 giorni Commissione Tributaria Provinciale
Tasi
60 giorni Commissione Tributaria Provinciale
Tari
60 giorni Commissione Tributaria Provinciale
Bollo auto
60 giorni Commissione Tributaria Provinciale
Contributi Inps
40 giorni Tribunale ordinario, sez. lavoro
Contributi Inail
40 giorni Tribunale ordinario, sez. lavoro
Multe stradali
30 giorni Giudice di Pace

Scheda 2: Prescrizione della cartella di pagamento

Vediamo, dunque quali sono i termini di prescrizione delle cartelle di pagamento, diversi –come detto – a seconda della natura del debito stesso:

  • imposte erariali: 5 anni secondo la sentenza in commento (in precedenza si riteneva fossero 10);
  • imposte locali: 5 anni;
  • multe, sanzioni e contravvenzioni del codice della strada: 5 anni;
  • bollo auto: 3 anni.

Leggi Cartella di pagamento: termini di prescrizione.

NATURA DEL DEBITO
TERMINI PRESCRIZIONE
Iva
10 anni (*)
Irpef
10 anni (*)
Irap
10 anni (*)
Canone Rai
10 anni
Contributi Camera Commercio
10 anni
Imposta di registro
10 anni
Imu
5 anni
Tasi
5 anni
Tari
5 anni
Bollo auto
3 anni
Contributi Inps
5 anni
Contributi Inail
5 anni
Multe stradali
5 anni
Sentenze di condanna
10 anni (**)

(*) Attenzione: Qualche giudice ritiene che la prescrizione sia di 5 anni. Leggi: Irpef e Iva si prescrivono in 5 anni.

(**) Diverso è il caso in cui il contribuente abbia impugnato la cartella nei termini e abbia perso il giudizio. In tal caso, il titolo non è più la cartella esattoriale, ma la sentenza di condanna, la quale – per regola generale – si prescrive in 10 anni.

note

[1] Cass. sent. n. 23397/16 del 17.11.2016.

Autore immagine: 123rf com


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