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Lo sai che? Il padre deve far visita ai figli anche se non ha l’affidamento

Lo sai che? Pubblicato il 15 luglio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 15 luglio 2017

Separazione: se la madre ha l’affido esclusivo dei minori non viene meno il diritto e il dovere del padre di frequentare i figli; il giudice può però prevedere un monitoraggio delle visite a tutela della prole.

Da tempo mio marito mi accusa di stressarlo tanto da costringerlo a fuggire spesso in (lunghi) viaggi con amici, i quali eccedono in abitudini “non legali”. Durante queste assenze non chiama i nostri figli (adottivi) e loro soffrono questo suo sparire. Io lo amo ancora ma non sopporto le sue continue fughe e rientri. Se chiedessi la separazione potrei ottenere l’affidamento esclusivo dei bambini senza che perdano la figura paterna?

La lettrice teme di chiedere, con la separazione, l’ affido esclusivo dei figli in quanto non vuole che questi possano perdere la figura del padre che (in quanto figli adottivi) non hanno mai vissuto in modo pieno neanche con la famiglia biologica.

Tale convinzione parte dall’erroneo presupposto che l’ affidamento esclusivo di un figlio comporti la rescissione dei rapporti di quest’ultimo con il genitore non affidatario.

In realtà le cose non stanno affatto in questi termini in quanto la decisione dell’affido esclusivo (certamente limitata a casi di particolare gravità) non è comunque destinata ad incidere sul diritto dei figli a frequentare il genitore che non ne ha l’affidamento (come pure ad avere rapporti equilibrati e significativi con i parenti di quest’ultimo) ma solo ed esclusivamente sulla responsabilità genitoriale.

Cosa significa avere l’affidamento esclusivo dei figli?

Avere l’ affido esclusivo, infatti comporta che:

  • il genitore cui sono affidati i figli – salvo diversa decisione del giudice – esercita in via esclusiva la responsabilità genitoriale su di essi, con l’obbligo di attenersi alle condizioni stabilite dal magistrato;
  • il genitore non affidatario mantiene, comunque, il diritto ed il dovere di vigilare sulla loro istruzione ed educazione e può ricorrere al giudice quando ritenga che siano state assunte decisioni pregiudizievoli al loro interesse;
  • entrambi i genitori, sempre che il giudice non abbia disposto diversamente, devono adottare insieme le decisioni di maggiore interesse per i figli (ossia quelle attinenti, all’educazione, alla salute e all’istruzione).

Dunque, anche in caso di affido esclusivo, rimane fermo il fatto che le decisioni importanti debbano essere prese da entrambi i genitori, sicché, in presenza di motivi di particolare gravità che rendano impossibile ai genitori prendere insieme decisioni di maggior interesse per la prole, il genitore affidatario potrà, semmai, richiedere un provvedimento di decadenza dalla responsabilità genitoriale.

 

La “supervisione” sulle visite padre-figli

Ciò premesso, e dunque chiarito che, anche ove la lettrice dovesse chiedere, unitamente alla separazione, l’ affido esclusivo dei figli, questi non sarebbero privati della figura paterna, è senz’altro possibile che la situazione descritta, almeno per come genericamente illustrata nel quesito, possa presentare in ogni caso tutti i presupposti  per ottenere una regolamentazione “supervisionata” del diritto di visita dei figli da parte del padre.

Vanno però fatte, a riguardo, le opportune precisazioni.

Sul punto non esistono né norme di legge né orientamenti giurisprudenziali prevalenti, tesi a disciplinare questo genere di situazioni, in quanto il giudice chiamato a decidere dovrà assumere i provvedimenti che riterrà più opportuni in relazione al caso concreto e alla specifica situazione rappresentata dai genitori nelle rispettive difese.

Non è ben chiaro, ad esempio, cosa la lettrice intenda quando parla di “abitudini non legali” da parte del marito e dei suoi amici (se si tratti, ad esempio, di uso di sostanze stupefacenti o abuso di alcol); se cioè possa trattarsi di situazioni che potrebbero pregiudicare l’incolumità fisica e psicologica dei bambini nel caso dovessero assistervi.

Verosimilmente, dunque, ritengo che nella domanda di separazione la donna potrebbe:

– 1) in via primaria, chiedere di mantenere col marito l’affido condiviso dei figli, ma che – in ragione delle specifiche circostanze  illustrate (e che dovranno essere specificamente a motivate e documentate in giudizio) – il padre possa essere “monitorato” in qualche modo nel tempo che trascorre coi bambini

– 2) e, solo subordinatamente, chiedere – ove il magistrato ritenga le situazioni descritte particolarmente pregiudizievoli per i minori – di ottenere l’affido esclusivo dei figli. Decisione questa che, ripeto, non farebbe venir meno il diritto di visita del padre e che, quindi, potrebbe comunque portare a un provvedimento che preveda una “supervisione” delle frequentazioni tra padre e figli.

Affido condiviso: la madre non può imporre la sua presenza alle visite

Ove la prima delle due istanze fosse accolta (quella cioè di affido condiviso con monitoraggio delle visite) non è detto tuttavia che essa venga disposta in modo tale che le frequentazioni tra padre e figli avvengano alla presenza della madre. Nella prassi, infatti, i giudici sono più facilmente orientati nel prevedere che gli incontri tra genitore e figlio/i avvengano in un luogo protetto (ad esempio una sede dei servizi sociali) e non invece alla presenza dell’altro genitore. Salvo che non siano proprio questi ultimi a scegliere tale condizione di comune accordo.

Va poi aggiunto che, nel caso in esame, è verosimile che il magistrato ritenga necessario anche procedere all’ascolto dei minori (o quantomeno del figlio 12 enne) avendo questi ormai raggiunto un’età ritenuta di discernimento, ossia un’età in cui i minori sono in grado di comprendere il significato delle cose che accadono e manifestare le loro opinioni. Sicché, anche da tale ascolto (che probabilmente verrebbe svolto con l’ausilio di un esperto dell’infanzia) potrà emergere la sofferenza dei bambini rappresentata dalla lettrice, con l’effetto di meglio orientare il giudice nella decisione ritenuta più rispondente al caso concreto.

Cosa si rischia a chiedere l’affido esclusivo senza fondati motivi?

Certamente, comunque, il consiglio è quello di voler mantenere l’ affidamento condiviso dei figli, e solo subordinatamente, quella dell’affido esclusivo;  è sempre bene, infatti, che la decisione sull’ affido esclusivo sia assunta – al fine di meglio tutelare i minori – autonomamente dal giudice ove ne ravvisi i presupposti. Nel caso in cui, infatti, dall’istruttoria svolta, l’istanza di affido esclusivo appaia priva di fondamento il magistrato potrà:

– prendere dei provvedimenti nell’interesse dei figli che tengano in debito conto del comportamento del genitore che l’abbia richiesta, ad esempio affidando il figli in via esclusiva all’altro genitore (cosiddetta inversione dell’affidamento e del collocamento),

– condannare, anche d’ufficio (cioè senza che gli sia formulata una espressa richiesta) chi richiede l’affido esclusivo al risarcimento del danno da responsabilità aggravata (con una somma determinata in via equitativa) per aver agito in giudizio con mala fede o colpa grave.

E’ bene, perciò, che la lettrice usi assoluta prudenza, procurandosi tutte le prove possibili di quale sia la abituale condotta del padre e di come questa potrebbe creare pregiudizio ai figli. Sarà poi il giudice a valutare quale possa essere il provvedimento più opportuno da adottare in relazione alla specificità del caso.

Il consiglio comunque per i genitori rimane quello di cercare, ove possibile e nel primario interesse dei bambini, una soluzione condivisa (magari da trasporre in un accordo di separazione con negoziazione assistita da avvocati) anche avvalendosi dell’ausilio della mediazione familiare o della pratica collaborativa.


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1 Commento

  1. cosa succede quamdo il figlio minorenne è affidato in via esclusiva al genitore che lavora e ha meno tempo per accudirlo?

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