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Lo sai che? Chi chiamare per stalking

Lo sai che? Pubblicato il 15 luglio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 15 luglio 2017

Se subisci lo stalking puoi chiamare i carabinieri, presentare una denuncia in procura o rivolgerti al questore.

Tutti ormai conosciamo il reato di stalking, ma sono ancora poche le persone che sanno chi chiamare nel caso in cui siano perseguitate. La scelta di chi chiamare in caso di stalking è la più delicata perché comporta delle conseguenze irreversibili. Se, infatti, io (vittima del reato di atti persecutori) deciderò di presentare una querela ai carabinieri o alla procura della repubblica, potrò sempre ritirarla; ma se sceglierò di rivolgermi alla questura affinché ammonisca il mio stalker, dopo due ammonimenti il reato diventerà perseguibile di ufficio e non potrò mai più tornare indietro. Anche se io ed il mio stalker torneremo in buoni rapporti o se lui deciderà di lasciarmi in pace, il processo seguirà il suo corso e, probabilmente, egli sarà condannato anche contro la mia volontà. Ecco perché è necessario fare molta attenzione nella scelta di chi chiamare in caso di stalking.

Cos’è lo stalking?                                                                     

Perché ci sia stalking, è necessario che qualcuno (il colpevole) rivolga alla vittima (che, nel processo, è definita persona offesa) minacce o molestie continue e reiterate, determinando nella (vittima) stessa [1]:

  • un perdurante e grave stato di ansia o di paura;
  • un fondato timore per l’incolumità propria, di un prossimo congiunto o di una persona legata alla stessa da una relazione affettiva;
  • una modifica delle proprie abitudini di vita.

Si tratta di un reato molto simile a quello dei maltrattamenti in famiglia [2] che si realizza mediante condotte reiterate attraverso le quali si determina una soggezione non solo fisica ma anche morale. La differenza tra i due reati consiste nel fatto che il reato di maltrattamenti presuppone che vi sia un rapporto di convivenza tra il responsabile del maltrattamento e la sua vittima (o che la vittima sia affidata in cura o custodia all’agente), mentre lo stalking si verifica quando una relazione si è interrotta o non è mai iniziata.

Chi chiamo in caso di stalking?

Se sei vittima di stalking puoi rivolgerti:

  • ai carabinieri o alla procura della repubblica, depositando una querela;
  • al questore, chiedendo che ammonisca il tuo stalker (ma per fare questo è necessario che tu non abbia già sporto querela).
  • ad un centro antiviolenza per chiedere aiuto e mettere in sicurezza i tuoi figli (se ne hai).

Abbiamo già anticipato la differenza tra la querela e l’ammonimento ma vediamolo più nel dettaglio.

Se la persona che ti tormenta è qualcuno a cui sei ancora legato da buoni sentimenti e vuoi solo che ti lasci in pace (ma non per forza che un giudice lo condanni ad una pena), la soluzione migliore è rivolgerti alla procura della repubblica per sporgere una querela. Se la querela sarà dettagliata e tu sarai stato/a in grado di descrivere con precisione quali sono i comportamenti del tuo stalker che ti fanno sentire perseguitato/a (specificando quando sono stati commessi, se sono ancora attuali e, soprattutto, se determinano in te il timore per la tua vita) il pubblico ministero potrà:

  • vietare a chi ti molesta di avvicinarsi ai luoghi che frequenti [3];
  • vietargli di comunicare, attraverso qualsiasi mezzo, con te (o con le persone a te vicine) o imporre limitazioni quando la frequentazione dei luoghi sia necessaria per motivi di lavoro o per esigenze abitative;
  • nei casi più gravi, disporne la custodia cautelare in carcere o gli arresti domiciliari;
  • vietargli l’uso delle armi (se ha il porto d’armi).

Presentare la querela significa che, se dopo un po’ di tempo (o anche nel corso del processo) il tuo molestatore dovesse smettere di darti fastidio, potresti ritirare la querela ed evitargli una condanna penale.

Se, però, la persona che ti tormenta non smette di farlo, ti fa stare male e vuoi che sia punita per i suoi comportamenti molesti, la scelta migliore (ed anche la più veloce) è quella di rivolgerti al questore il quale, dopo aver raccolto tutti gli elementi che gli fornirai (oralmente o per iscritto) e dopo aver svolto (se lo ritiene opportuno) delle indagini per accertare che il tuo racconto sia vero, potrà ammonire oralmente il colpevole ed invitarlo a tenere una condotta conforme alla legge [4]. Qualora lo stalker non cessi di importunarti e tormentarti potrai chiedere al questore di fare un secondo ammonimento dopo il quale potrà scattare addirittura l’arresto ed il reato diventerà procedibile d’ufficio. Ciò significa che, anche se un giorno tu vorrai perdonarlo, il processo proseguirà a prescindere (ed anche contro) la tua volontà.

Procedibilità del reato di stalking

Il reato di stalking è punibile:

  • quasi sempre a querela della persona offesa, cioè solo se la vittima presenta una denuncia con al quale chiede espressamente la punizione del colpevole (nel termine massimo di sei mesi dal momento in cui ha ricevuto l’ultima molestia);
  • d’ufficio (cioè anche se la vittima non presenta nessuna querela), se è commesso nei confronti di minori o di persone con disabilità oppure se è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio;
  • d’ufficio se il fatto è commesso da una persona che era già stata segnalata al questore che aveva provveduto ad ammonirlo di non avvicinarsi alla vittima e non darle fastidio.

La remissione della querela può avvenire solo in tribunale.

note

[1] Art. 612 bis cod. pen.

[2] Art. 572 cod. pen.

[3]Art. 282-ter cod. proc. pen.

[4] Art. 8 L. n. 38/2009.

 


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