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Lo sai che? Come fare malattia professionale

Lo sai che? Pubblicato il 17 luglio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 17 luglio 2017

Il lavoratore che si ammala perché presta servizio a contatto con fumi, polveri, sostanze nocive, rumori, può essere indennizzato dall’Inail. Ma come deve fare?

Se un lavoratore si ammala perché, in azienda, è sempre a contatto con sostanze nocive, polveri, rumori, che finiscono per compromettere la sua salute, può chiedere un risarcimento per malattia professionale (detta anche tecnopatia). Vediamo, allora, come far valere i proprio diritti in caso di malattia professionale.

Malattia professionale e infortunio sul lavoro sono due cose diverse

Malattia professionale: di cosa si tratta?

Prima di tutto cerchiamo di capire meglio che cosa si intende esattamente per malattia professionale: si tratta della patologia che il lavoratore contrae – con in passare del tempo – in occasione dello svolgimento dell’attività lavorativa a causa di fattori presenti in azienda, come rumori, fumi e sostanze nocive. Tipico è il caso del dipendente di un’acciaieria che contrae un tumore per aver respirato fumi tossici. O di quello che guida una ruspa e perde l’udito perché tutto il giorno deve fare i conti col rumore della macchina. Attenzione: malattia professionale e infortunio sul lavoro sono due cose diverse. Quest’ultimo, infatti, si verifica solitamente in modo immediato e il danno che il lavoratore subisce è istantaneo: pensiamo ad un operaio che cade da un’impalcatura e si rompe un braccio.

Se la malattia è tabellata, l’onere della prova è più leggero per il lavoratore

Malattia professionale: tabellate e non tabellate

Il lavoratore che si ammala a causa del suo lavoro può contare su un sistema assicurativo che lo tutela [1]. Nel dettaglio, la copertura dell’Inail varia a seconda della malattia: è importante capire se si tratta di una malattia tabellata (inserita, cioè, in delle tabelle previste dalla legge) o meno. In sostanza, a seconda del tipo di patologia, il lavoratore, per essere risarcito, dovrà fornire una prova diversa. Se si tratta di patologia che rientra in una delle 85 categorie previste dall’Inail per il settore dell’industria o in una delle 24 per il settore agricolo, queste si presumono dovute all’attività lavorativa e, quindi, vengono ricomprese nella copertura assicurativa in modo automatico. In altre parole, quando il lavoratore contrae una di queste malattie deve soltanto dimostrare di essere stato adibito ad una lavorazione collegata a quella specifica patologie per potere ottenere le prestazioni Inail.

Ma, chiaramente, il lavoratore può contrarre anche altre malattie, non indicate nelle tabelle ma sempre causate da fattori di rischio presenti nel luogo in cui questo prestava servizio (si parla di malattie non tabellate). In questo caso, per poter ottenere il risarcimento, il lavoratore dovrà dimostrare che la patologia (non compresa nelle tabelle) è stata comunque provocata da elementi presenti nell’ambiente in cui ha lavorato. In pratica deve provare il nesso di causalità tra malattia e condizioni di lavoro.

Malattie professionale: come fare denuncia?

Perché il lavoratore possa ottenere quanto gli spetta, deve fare denuncia, comunicando al datore di lavoro di avere contratto la malattia professionale entro 15 giorni dal momento in cui questa si manifesta. Il datore di lavoro, a sua volta, deve inviare all’Inail (alla sede competente per territorio: in pratica quella in cui l’assicurato ha il domicilio) la relativa denuncia entro i successivi 5 giorni, pena pesanti sanzioni amministrative. Ad ogni modo, in caso di inerzia, potrà provvedervi lo stesso lavoratore.

Alla denuncia va allegato il certificato medico che deve contenere una serie di informazioni:

  • il domicilio dell’ammalato;
  • il luogo dove si trova ricoverato;
  • una relazione dei sintomi della malattia.

Se la denuncia viene fatta telematicamente, il certificato medico in questione deve essere inviato solo se l’Inail lo richiede.

Che succede a questo punto? L’Inail deve verificare che quanto detto dal lavoratore è vero e, cioè, se si è davvero ammalato per “causa di servizio” e, cioè, a causa delle mansioni svolte a contatto con sostanze o strumenti dannosi per la sua salute. Non solo: deve anche capire se la malattia rientra tra quelle tabellate o meno. Come abbiamo detto prima, infatti, nel secondo caso dovrà essere il lavoratore a dimostrare che esiste un rapporto di causa-effetto tra la lavorazione alla quale era assegnato e la malattia. Se le verifiche dell’Inail vanno a buon fine, il lavoratore riceverà una somma di denaro (in un’unica soluzione o a rate).

Malattia professionale: che succede se si aggrava?

Facile capire che, dopo la denuncia, la malattia può aggravarsi. In questi casi, il lavoratore (ma anche l’Inail stesso di sua iniziativa ) può inviare all’Inail una domanda di aggravamento con cui, in poche parole, chiede di essere visitato di nuovo per poter ottenere un adeguamento dell’indennizzo. Occhio ai termini, però! Occorre muoversi:

  • dopo 6 mesi dal momento in cui è terminato il periodo di inabilità temporanea assoluta (da quando, cioè, il lavoratore è rientrato a lavorare);
  • dopo 1 anno dal momento in cui si è manifestata la malattia (se il lavoratore non si è mai assentato dal lavoro).

Compito dell’Inail è quello di effettuare le opportune valutazioni: il lavoratore riceverà una lettera con cui viene informato dell’esito della sua richiesta. Se l’Inail ritiene che non vi sia stato un aggravamento e respinge  domanda di revisione, il lavoratore può presentare un ricorso alla stessa sede alla quale ha presentato la domanda contestando le conclusioni e chiedendo – ancora una volta – un nuovo controllo.

note

[1] D.P.R. n. 1124 del 30.06.1965.


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