Donna e famiglia Figli del coniuge: quali i doveri del genitore sociale?

Donna e famiglia Pubblicato il 17 luglio 2017

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In presenza di “figli di primo letto”  il nuovo partner non è tenuto a “mantenere” i figli che non sono suoi.

Immaginiamo la seguente situazione: matrimonio, figli. Il matrimonio finisce e i figli – ovviamente – restano. C’è un divorzio ed, in seguito, uno dei due ex coniugi intraprende un’altra stabile relazione. Detta relazione è così stabile che viene a crearsi una vera e propria famiglia di fatto. Il nuovo partner, infatti, diventa quasi un “terzo genitore”, tanto che si pone la seguente domanda: ho dei diritti e doveri genitoriali nei confronti dei figli del mio/a partner?

La situazione è comune a tutti coloro che – loro malgrado o talvolta con immensa gioia – si trovano a dover “fare i genitori” nell’ambito di una “famiglia separata e poi ricostituita”.

Da un punto di vista socio-giuridico, le persone che vengono a trovarsi  in “questi panni” sono definite “genitori sociali” o “terzi genitori” (la cui corrispondente accezione negativa è “patrigno” o “matrigna”). Ciò può accadere perché uno dei due genitori è deceduto o, a causa di comportamenti gravemente negligenti verso il figlio, è decaduto dalla potestà genitoriale, oppure – come nel caso sopra descritto – quando la madre (o il padre) si sono separati e poi uniti ad un nuovo compagno.

In Italia, le famiglie “ricostituite” sono sempre più numerose, così come numerosi sono i partner che vivono con i figli minori delle proprie compagne/i. Tuttavia, il dibattito fino ad ora ha appassionato più i sociologi ed i giuristi che il legislatore, di talché allo stato – e nonostante i tentativi di legiferare sul punto – non esiste alcuna normativa che definisca puntualmente  i diritti ed i doveri di chi venga a trovarsi in una situazione come quella descritta.

Attualmente, infatti, nel nostro ordinamento, una volta definiti i diritti e i doveri del genitore biologico, anche in presenza di una interruzione del rapporto di coniugio (rapporto che resta sostanzialmente separato dallo status di genitore), non vi è modo di estendere tali facoltà e doveri a terzi.

Ne deriva che non è possibile per il “genitore sociale” assumere responsabilità o potestà proprie di quello biologico e ciò anche quando al divorzio tra i due genitori segua un nuovo matrimonio (civile) tra uno dei due genitori ed un altro partner.

Nemmeno in tali casi, infatti, il genitore biologico perde la propria potestà genitoriale, con la conseguenza che i diritti e gli obblighi da essa derivanti non potranno essere trasferiti ad un terzo.

 Più in particolare – aldilà del legame affettivo e degli obblighi morali e familiari che ne derivano – sul nuovo partner non grava alcun dovere di mantenimento e nessun obbligo c.d. “alimentare”.

Secondo la legge [1], infatti, i familiari verso i quali si ha un obbligo di assistenza sono tassativamente:

  • il coniuge;
  • i figli anche adottivi, e, in loro mancanza, i discendenti prossimi;
  • i genitori e, in loro mancanza, gli ascendenti prossimi; gli adottanti;
  • i generi e le nuore;
  • il suocero e la suocera;
  • i fratelli e le sorelle germani o unilaterali, con precedenza dei germani sugli unilaterali.

Ciò posto, nel caso in cui, sussistendo “figli di primo letto” sia celebrato un altro matrimonio, il nuovo partner – fermo restando il dovere  di assistenza verso il proprio coniuge e di collaborazione nell’interesse della famiglia [2] – non è tenuto a “mantenere” i figli che non sono suoi, poiché secondo la legge non ha, con questi ultimi, alcun tipo di legame familiare o giuridico.

Come già detto, purtroppo, non vi è (ancora) una disciplina giuridica che regolamenta i  casi in cui un minore si trovi a vivere, oltre che con il proprio genitore biologico, con un altro adulto di riferimento.

Allo stato, invero, l’unica normativa presente al riguardo in Italia è quella che prevede la possibilità di adozione del figlio del coniuge.

Solo grazie a questa legge [3], il “genitore sociale” può – a determinate condizioni –  acquisire la “responsabilità genitoriale” nei confronti del figlio del proprio compagno/a e farsi, dunque, carico di una serie di  doveri nei suoi confronti: il bambino diventa erede e può avere il diritto ad essere mantenuto anche dal “terzo genitore” se l’altro genitore biologico non può farlo.

note

[1] Art. 433 del Cod. Civ.

[2] Art. 143 del Cod. Civ.

[3] Art. 44 lettera B della legge n. 184 del 1983.


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