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Lo sai che? Se la cartella di pagamento cade in prescrizione che fare?

Lo sai che? Pubblicato il 16 luglio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 16 luglio 2017

Le quattro tecniche di difesa contro le cartelle dell’Agenzia Entrate Riscossione ormai prescritte: come fare ricorso al giudice e come chiedere lo sgravio senza avvocato.

Quando si ha a che fare con debiti molto vecchi l’unica speranza per toglierli di mezzo è che cadano in prescrizione. Con questo sistema, infatti, ci si libera di tutti gli obblighi nei confronti dei creditori senza bisogno di cause, avvocati e ricorsi. Se tuttavia è molto difficile che un creditore privato (una banca, un fornitore, ecc.) si dimentichi di esigere il pagamento, succede invece molto spesso con lo Stato e le pubbliche amministrazioni. In pratica, dopo che il credito è stato «iscritto a ruolo» e l’Agente della riscossione ha notificato la famigerata cartella esattoriale, il contribuente potrebbe non ricevere più alcun’altra richiesta di pagamento per molti anni. È proprio così che si verifica la prescrizione (e, quindi, la perdita del diritto di credito in capo all’Agenzia delle Entrate Riscossione: con il decorso del tempo senza l’invio di diffide, solleciti, pignoramenti, fermi auto o ipoteche. Ebbene, se la cartella di pagamento cade in prescrizione che fare? Lo cercheremo di capire in questo breve articolo, analizzando sia i casi in cui bisogna ricorrere al giudice, sia quelli in cui è invece possibile difendersi da soli.

Per far cancellare la cartella prescritta è meglio attendere il successivo atto del fisco

I termini di prescrizione delle cartelle di Agenzia Entrate Riscossione

Prima però di spiegare che fare se la cartella di pagamento cade in prescrizione, dobbiamo ricordare che, con il passaggio di consegne da Equitalia ad Agenzia Entrate Riscossione le regole non sono cambiate. Pertanto valgono le stesse procedure e i medesimi consigli che avevamo già indicato nell’articolo Se la cartella di Equitalia è caduta in prescrizione: che fare? a cui rinviamo per un confronto e un completamento dell’analisi.

Per quanto invece riguarda i termini di prescrizione della cartella di pagamento li riportiamo nella tabella qui di seguito rinviando per ogni ulteriore chiarimento alla guida Dopo quanto tempo si prescrive la cartella dell’Agenzia Entrate?

Cartella di pagamento: termini di prescrizione

NATURA DEL DEBITO
TERMINI PRESCRIZIONE
Iva
10 anni (*)
Irpef
10 anni (*)
Irap
10 anni (*)
Canone Rai
10 anni
Contributi Camera Commercio
10 anni
Imposta di registro
10 anni
Imu
5 anni
Tasi
5 anni
Tari
5 anni
Bollo auto
3 anni
Contributi Inps
5 anni
Contributi Inail
5 anni
Multe stradali
5 anni
Sentenze di condanna
10 anni (**)

(*) Attenzione: Qualche giudice ritiene che la prescrizione sia di 5 anni. Leggi: Irpef e Iva si prescrivono in 5 anni.

(**) Diverso è il caso in cui il contribuente abbia impugnato la cartella nei termini e abbia perso il giudizio. In tal caso, il titolo non è più la cartella esattoriale, ma la sentenza di condanna, la quale – per regola generale – si prescrive in 10 anni.

Cos’è la prescrizione e cosa comporta?

Anche i crediti dello Stato, riscossi per mano dell’Agenzia delle Entrate Riscossione (Aer), possono cadere in prescrizione se non esercitati per molto tempo. Questo tempo varia a seconda del tipo di imposta (da un minimo di 3 anni per il bollo auto a un massimo di 10 per imposte erariali come Iva e Irpef; v. schema precedente).

Quando un credito cade in prescrizione il debitore non deve più pagare. E se ciò nonostante il creditore agisce ugualmente con un pignoramento o con qualsiasi altro atto (ad es. un’ipoteca), il debitore si può opporre e ricorrere al giudice. Scopo della prescrizione è fare in modo che il debitore non sia soggetto, per tutta la vita, all’incertezza di un’azione esecutiva che, dopo molti anni, potrebbe apparire più come una ritorsione che non l’esercizio di un diritto a cui si ha interesse.

Tecniche di difesa contro le cartelle prescritte

Impugnare l’atto successivo al compimento della prescrizione

La prima tecnica di difesa contro la cartella prescritta è attendere l’atto dell’Agente della riscossione successivo al compimento della prescrizione (ad es. un sollecito di pagamento, un fermo, un’ipoteca, un pignoramento) e ricorrere contro quest’ultimo. Cerchiamo di capire come funziona. E per prima cosa dobbiamo chiarire un concetto che potrà sembrare a prima vista incomprensibile: non è possibile fare ricorso al giudice per ottenere la cancellazione di una cartella di pagamento caduta in prescrizione! Come mai? Che significa? Tranquillizziamo subito il lettore: questo non significa che si debba pagare il debito ormai prescritto. Per capire come stanno le cose dobbiamo fare una premessa. Nell’ambito del diritto tributario il ricorso al giudice è consentito solo per l’impugnazione di atti tipici elencati dalla legge come, ad esempio, la cartella di pagamento, le intimazioni, il fermo, l’ipoteca, il pignoramento e anche l’estratto di ruolo. Chi riceve una cartella e non si oppone nei termini di legge (60 giorni per imposte e tributi; 30 giorni per le multe; 40 giorni per contributi Inps o Inail) non può farlo dopo che sono passati numerosi anni solo per chiedere che il debito venga cancellato in quanto prescritto. Ma allora come si fa a far dichiarare la prescrizione se non si può più impugnare la cartella? È molto facile: per ricorrere al giudice, è necessario attendere il successivo atto (se mai dovesse esserci) dell’Agenzia Entrate Riscossione e impugnare quest’ultimo per via dell’intervenuta prescrizione. In pratica, non si può agire d’anticipo, ma solo per difendersi.

Un esempio chiarirà meglio la situazione. Immaginiamo che un contribuente riceva nel 2010 una cartella di pagamento per il bollo auto. Da allora e fino al 2017 non ha più ricevuto alcun sollecito di pagamento. Così, sapendo che la tassa auto è finalmente caduta in prescrizione si rivolge al proprio avvocato per fare una causa contro Agenzia Entrate Riscossione e chiedere la giudice la cancellazione del debito. Può farlo? La risposta è no, perché la cartella poteva essere impugnata solo entro 60 giorni, quando peraltro la prescrizione non si era ancora formata. Il contribuente allora dovrà solo aspettare. È verosimile che il fisco, notando la prescrizione, non agisca più nei suoi confronti; ma qualora malauguratamente dovesse farlo, ad esempio pignorandogli lo stipendio, l’ex debitore potrebbe fare – allora sì – opposizione all’esecuzione e far valere la prescrizione.

Impugnare l’estratto di ruolo

Diverso è il discorso se il contribuente non ha mai ricevuto la cartella di pagamento e si accorge tuttavia, dopo molti anni, di avere un debito con Agenzia Entrate Riscossione dalla lettura dell’estratto di ruolo chiesto allo sportello. In tal caso, egli può impugnare l’estratto di ruolo entro 60 giorni dalla consegna e far valere due eccezioni:

  • il difetto di notifica della cartella, ossia il fatto che la stessa non gli è mai stata consegnata;
  • l’intervenuta prescrizione, anche se sono decorsi i 60 giorni dalla (asserita e, in realtà, mai avvenuta) notifica della cartella di pagamento.

Solo in questo caso è consentito fare ricorso al giudice nonostante il decorso di molti anni dall’invio della cartella di pagamento e chiedere, in anticipo, la cancellazione del debito per prescrizione senza dover aspettare un pignoramento o qualsiasi altra mossa dell’esattore.

Il consiglio però, prima di imbattersi in cause di questo tipo, è di presentare un’istanza di accesso agli atti amministrativi e chiedere all’Agente della riscossione di mostrare tutti i documenti dai quali si evince la presunta notifica della cartella; a volte, infatti, la consegna viene tentata quando il contribuente non è a casa e questi dimentica di ritirare il plico al Comune o all’ufficio postale.

Dunque la seconda tecnica di difesa contro la cartella prescritta è impugnare l’estratto di ruolo, ma solo se la cartella predetta non è stata mai ricevuta o la notifica è nulla.

Come chiedere la cancellazione della cartella caduta in prescrizione senza giudice

In verità, si potrebbe tentare di chiedere lo sgravio della cartella di pagamento caduta in prescrizione direttamente all’Agenzia Entrate Riscossione con una semplice istanza, in carta semplice o con posta elettronica certificata (Pec). Si tratta di un ricorso in autotutela, gratuito e che non necessita dell’avvocato.

Fin quando c’era Equitalia l’ente non rispondeva quasi mai. Inviava la richiesta all’amministrazione titolare del credito la quale, a sua volta, taceva.

Come attivare la procedura «cartelle pazze»

Se, nonostante la prescrizione, il contribuente riceve una cartella di pagamento, un sollecito di pagamento o un preavviso di fermo o ipoteca, può attivare la procedura «cartelle pazze». Funziona così:

  • il contribuente presenta una istanza di annullamento ad Agenzia Entrate Riscossione entro 60 giorni dalla notifica della cartella o dal compimento di qualsiasi altro atto della procedura esecutiva o cautelare;
  • la richiesta dovrà specificare che il credito è prescritto;
  • Agenzia Entrate Riscossione invia la richiesta all’ente creditore della pretesa entro 10 giorni dal ricevimento della richiesta;
  • l’ente creditore dovrà comunicare, entro 60 giorni, sia al contribuente che ad Agenzia Entrate Riscossione (con raccomandata a.r. o con pec), se intende accogliere l’istanza o rigettarla. Nel primo caso invierà un provvedimento di sgravio; nel secondo caso, inviterà Agenzia Entrate Riscossione a proseguire nella procedura esecutiva;
  • se l’ente creditore non dà risposta entro 220 giorni, il suo silenzio si considera “assenso”. Pertanto l’istanza si considera accolta e la cartella automaticamente annullata.

note

Autore immagine: 123rf com


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