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Guida in stato di ebbrezza: come non essere processati

16 luglio 2017


Guida in stato di ebbrezza: come non essere processati

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 luglio 2017



Se il tasso di alcol nel sangue è di poco superiore alla soglia e la guida non era pericolosa l’automobilista in stato di ebbrezza non va processato: niente sanzione penale.

Con due interessanti sentenze emesse da poco, la Cassazione è tornata sul ricorrente problema della guida in stato di ebbrezza. Sposando ancora una volta un’interpretazione garantista più per il conducente che non per la sicurezza delle strade, i giudici hanno indicato due diverse vie per poter essere perdonati o assolti dal reato. La Suprema Corte non è nuova a tale tipo di interpretazione e, anzi, si può dire che il suo orientamento sia ormai consolidato alla luce dei precedenti emessi negli scorsi anni che hanno riconosciuto sempre la possibilità di farla in qualche modo franca tutte le volte in cui il tasso di alcol nel sangue è superiore ai limiti previsti dalla legge (leggi Guida in stato di ebbrezza: come essere assolti). Ma procediamo con ordine e vediamo, in caso di guida in stato di ebbrezza, come non essere processati.

Particolare tenuità del fatto

Quando ottenere il perdono

La prima via per ottenere il perdono dal reato accertato in modo incontrovertibile con l’alcoltest è quello di applicare l’istituto della particolare tenuità del fatto: in base ad esso, si può ottenere l’archiviazione del procedimento e la non applicazione delle pene (salvo quelle amministrative) a condizione che il fatto sia ritenuto di non particolare gravità. È vero che la guida in stato di ebbrezza è, socialmente, considerato un comportamento riprovevole, ma secondo la Corte ci si può passare sopra se:

  • la condotta di guida non è tale da risultare pericolosa (ad esempio sbandamenti, incidenti, eccesso di velocità, passaggio col rosso, controsensi, ecc.). Ad esempio, se la pattuglia ferma il conducente per un normale controllo e solo a seguito del test dell’alcol si accorge dello stato di ebbrezza, e non prima ancora per via di una guida spericolata, allora ci sono tutti i presupposti per parlare di un danno esigui e di una condotta non grave;
  • la non abitualità della condotta: se il conducente non è stato già condannato in passato per lo stesso reato, può sperare nell’applicazione del perdono;
  • il tasso alcolemico riscontrato è di poco superiore alla soglia di rilevanza penale. A riguardo bisogna ricordare che: a) fino da 0,5 a 0,8% di alcol nel sangue non si commette reato, ma scattano solo una sanzione amministrativa; b) da 0,8% a 1,5% siamo nell’ambito del reato di guida in stato di ebbrezza, ma scatta una sanzione penale più lieve; c) da 1,5% in su scatta la sanzione penale più grave. Ebbene, anche in quest’ultimo caso, se lo sforamento del limite è minimo si può ottenere l’archiviazione del procedimento penale.

Per ottenere l’applicazione del trattamento di favore per «particolare tenuità» non è fondamentale solo «l’entità dello stato di ebbrezza», ma anche «le modalità della condotta e l’entità del pericolo o degli eventuali danni cagionati» vanno presi in esame. E in questa ottica i giudici sottolineano che «il comportamento di guida tenuto dal conducente quando del tutto conforme alle regole del Codice della strada, tanto da non rappresentare alcun pericolo per l’incolumità del conducente stesso e degli altri studenti della strada, è un presupposto necessario per garantire il beneficio in commento.

Cosa comporta il perdono per particolare tenuità del fatto

L’applicazione della particolare tenuità del fatto comporta che il processo penale viene archiviato e il colpevole – seppur ritenuto tale – non subisce le sanzioni penali (restano ferme quelle amministrative). Tuttavia la sua fedina penale rimane “sporca” e se ha causato danni a terzi questi ultimi possono comunque agire nei suoi confronti per chiedere il risarcimento.

Obbligatorio avvisare il conducente della facoltà di nominare un avvocato

Con la seconda sentenza in commento [2], la Cassazione ha detto che, in caso di controllo del conducente con l’alcoltest, la polizia, prima di procedere all’accertamento, deve avvertirlo della facoltà di farsi assistere da un avvocato.

Il rifiuto di sottoporsi a test è reato. In tal caso scatta la sanzione più elevata prevista per la guida in stato di ebbrezza (quella in caso di superamento del terzo limite di 1,5% di alcol ne sangue). Il conducente perderà l’occasione di dimostrare che il suo tasso alcolemico è inferiore alla soglia che determinerebbe la possibile irrogazione di sanzioni più mite. Tuttavia, se prima di chiedere di “soffiare nel palloncino” gli agenti non informano il conducente della facoltà di farsi assistere da un avvocato, questi non subirà alcuna sanzione sia nel caso in cui accetti di sottoporsi al test, sia che invece si rifiuti. Tutto il procedimento è infatti illegittimo.

Dunque se la polizia dimentica di comunicare all’automobilista di chiamare il proprio difensore per assistere alle operazioni, questi può sia rifiutare l’etilometro, sia sottoporvisi ma senza subire alcuna sanzione. La legge infatti prevede che, nel caso in cui la polizia giudiziaria proceda al compimento di determinati atti (perquisizione, accertamento urgente sui luoghi, sulle cose e sulle persone, immediata apertura del plico autorizzata dal pubblico ministero), deve avvertire la persona sottoposta alle indagini, se presente, della facoltà di farsi assistere dal difensore di fiducia.

In particolare, secondo le Sezioni Unite, l’avviso deve essere fatto prima di procedere all’accertamento: l’avvertimento non deve essere dato al conducente all’atto del compimento di accertamenti preliminari e meramente esplorativi, tuttavia, l’avviso della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia deve essere dato prima di procedere all’accertamento mediante etilometro.

note

[1] Cass. sent. n. 34377/17 del 13.07.2017.

[2] Cass. sent. n. 34383/17 del 13.07.2017.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 30 maggio – 13 luglio 2017, n. 34377
Presidente Blaiotta – Relatore Costantini

Ritenuto in fatto

1. Con la sentenza in epigrafe indicata il Tribunale di Asti assolveva Tr. Tr. dal reato di guida in stato di ebbrezza alcolica, aggravato dall’orario notturno, ritenendo configurabile la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto di cui all’art. 131 bis cod. pen. A sostegno della rilevata tenuità del fatto, il Tribunale poneva: le non gravi modalità della condotta, tali da escludere collegamenti con forme di criminalità; l’esiguità del danno, in considerazione della occasionalità del controllo, non conseguito ad uno spericolato comportamento di guida dell’imputato; la non abitualità della condotta contestata. Il giudice di merito valorizzava, altresì, ai fini della esclusione della punibilità, la circostanza che il tasso alcolemico riscontrato era di poco superiore alla soglia di rilevanza penale essendo risultato pari a 0,2 g/l, alla prima prova e 0,5 g/l alla seconda prova.
2. Avverso la pronuncia ha proposto ricorso immediato il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Asti denunciando inosservanza o erronea applicazione della legge penale e processuale.

Considerato in diritto

1. Il Procuratore ricorrente deduce che la ragione prevalente su cui si fonda il giudizio di non punibilità risiede nel leggero scostamento del tasso alcolemico riscontrato rispetto al limite legale, elemento che, se esclusivo, non consentirebbe l’applicazione della causa di non punibilità dovendo sempre farsi riferimento, in ossequio ai principi affermati da Sez. U., n. 13681 del 26/2/2016, Tu., ad altri elementi concreti della condotta. Il Tribunale, viceversa, non avrebbe fatto corretta applicazione degli insegnamenti elaborati dalle Sezioni Unite di questa Corte, fondando la pronuncia su affermazioni non idonee a soddisfare l’onere di adeguata motivazione ed in contrasto con la norma incriminatrice.
2. Il motivo di doglianza è manifestamente infondato e, pertanto, non può trovare accoglimento.
3. Con la sentenza “Tu.” le Sezioni unite della Suprema Corte hanno ritenuto applicabile il nuovo istituto previsto dall’art. 131 bis cod. pen. anche alle fattispecie, come quella in esame, caratterizzate da una soglia quantitativa che segna l’ambito di rilevanza penale del fatto, precisando che “il giudice che ritiene tenue una condotta collocata attorno all’entità minima del fatto conforme al tipo (…), non si sostituisce al legislatore, ma anzi ne recepisce fedelmente la valutazione”. Le condotte contrassegnate, dunque, da un minimo tasso alcolemico presentano già di per sé caratteri di marginalità mentre, quanto più ci si allontana dal valore-soglia, tanto più è verosimile che ci si trovi in presenza di un fatto non specialmente esiguo. La Corte ha, tuttavia, anche rilevato che, in ogni caso, nessuna conclusione circa la tenuità del fatto può essere tratta in astratto, imponendosi da parte del giudice una valutazione che riguarda la fattispecie concreta nel suo complesso e quindi tutti gli aspetti che afferiscono alla condotta, alle conseguenze del reato ed alla colpevolezza.
4. Orbene, nel caso in esame la pronuncia impugnata risulta del tutto conforme ai richiamati principi di legittimità. La motivazione si presenta, infatti, adeguata e completa non pervenendo a conclusioni astratte, senza cioè considerare le peculiarità del caso concreto, ma esaminando la fattispecie concreta nel suo complesso in relazione a tutti gli aspetti che afferiscono alla condotta, alle conseguenze del reato ed alla colpevolezza.
5. Il Tribunale, infatti, non si è limitato a valorizzare esclusivamente l’entità dello stato di ebbrezza, ma ha considerato anche le modalità della condotta e l’entità del pericolo o degli eventuali danni cagionati, evidenziando che il comportamento di guida tenuto dall’imputato era del tutto conforme alle regole del codice della strada, tanto che la verifica era stata effettuata nel corso di ordinari controlli di polizia, ed era risultato tale da non rappresentare alcun pericolo per l’incolumità del conducente stesso e degli altri utenti della strada.
6. Il giudizio espresso dal giudice territoriale risulta, pertanto, del tutto compatibile con il riconoscimento della “particolare tenuità del fatto”, sia in relazione alle modalità della condotta, ritenute particolarmente esigue, che alle conseguenze del reato, non essendo da esso derivato alcun danno o pericolo, e considerata, altresì, la non abitualità della condotta essendo il Tr. incensurato. Tali circostanze si presentano certamente idonee a condurre ad una valutazione della azione del conducente in termini di minore riprovevolezza.
7. Per tali considerazioni il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, 30.05.2017


Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 11 aprile – 13 luglio 2017, n. 34383
Presidente Blaiotta – Relatore Cappello

Ritenuto in fatto

1. La Corte d’appello di Milano, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Milano, ha rideterminato la pena inflitta a E.M. per i reati di cui agli artt. 186 bis co. 6 e 187 co. 8 C.d.S., escludendo l’aggravante di cui all’art. 187 co. 1 bis C.d.S. e confermando nel resto. In particolare, si è contestato all’imputato, soggetto neo-patentato, di essersi rifiutato di sottoporsi all’accertamento del proprio stato di alterazione psicofisica, per la verifica di assunzione di alcol e di droghe.
2. L’imputato ha proposto ricorso per cassazione, a mezzo di difensore, formulando due motivi.
Con il primo, ha dedotto la nullità ed inutilizzabilità dei verbali di contestazione redatti dalla polizia locale e del modulo redatto dal medico dell’ospedale, in relazione all’omesso avviso ex art. 114 disp. att., cod. proc. pen..
Con il secondo, ha dedotto vizio di mancanza della motivazione in ordine al diniego della conversione della pena in lavoro di pubblica utilità.

Considerato in diritto

1. Il ricorso va rigettato.
2. La Corte di merito ha respinto il gravame, con il quale la parte aveva eccepito la nullità ed inutilizzabilità dei verbali redatti dall’organo accertatore per omesso avviso della facoltà di farsi assistere da un difensore, rilevando che l’imputato si era rifiutato di sottoporsi proprio all’accertamento in relazione al quale avrebbe potuto esercitare la facoltà di farsi assistere da un difensore e relegando al rango di manifesta congettura la tesi difensiva secondo cui, ove l’E. fosse stato avvisato di tale facoltà, reperito in tempo un difensore, non avrebbe ricusato l’accertamento su consiglio di costui. Quel giudice ha poi ritenuto di non poter accogliere l’istanza di conversione della pena con il lavoro di pubblica utilità, alla luce dei gravi precedenti (commessi nel 2014) per estorsione e in materia di stupefacenti.
3. Il primo motivo è infondato, sebbene debba rettificarsi, nei termini che seguono, l’errore di diritto in cui è incorso il giudice territoriale.
La doglianza introduce il tema dell’obbligatorietà dell’avviso di cui all’art. 114 disp. att. cod. proc. pen., prima di procedere agli accertamenti urgenti mediante etilometro (o, per il caso di sostanze stupefacenti, secondo le modalità descritte nell’art. 187 co. 2 bis C.d.S.).
Questa Corte non ignora quanto già affermato, in ipotesi di accertamento strumentale mediante etilometro, a proposito dell’insussistenza di un obbligo di avviso al conducente della facoltà dí assistenza difensiva, nel caso di rifiuto del medesimo di sottoporsi a tale accertamento (cfr. sez. 4 n. 34470 del 13/05/2016, Rv. 267877; n. 43845 del 26/09/2014, Rv. 260603), ma rileva come, più di recente, tali principi siano stati oggetto di una rivisitazione, con specifico riferimento all’ambito di operatività del sistema di garanzie che discende dal disposto di cui all’art. 114 disp. att. cod. proc. pen. (ove è stabilito che “Nel procedere al compimento degli atti indicati nell’art. 356 del codice, la polizia giudiziaria avverte la persona sottoposta alle indagini, se presente, che ha facoltà di farsi assistere dal difensore di fiducia”), anche alla luce dell’insegnamento rinvenibile nella sentenza delle Sezioni Unite n. 5396 del 29/01/2015, Bianchi, Rv. 263025.
Con tale arresto, in particolare, si è precisato che l’avvertimento ex art. 114 cit. deve essere dato solo quando l’organo di polizia, sulla base delle specifiche circostanze del fatto, ritenga di desumere un possibile stato di alterazione del conducente, indicativo dello stato di ebbrezza; e, segnatamente, “prima di procedere” all’accertamento mediante etilometro. Tali indicazioni di ordine sistematico, rispetto all’ambito di operatività dell’avvertimento del diritto all’assistenza difensiva, appaiono rilevanti ai presenti fini, poiché – dopo aver rilevato che gli avvisi in questione non devono essere dati al conducente all’atto del compimento di accertamenti preliminari e meramente esplorativi – il Supremo Collegio ha però chiarito che “prima” di procedere all’accertamento mediante etilometro, al conducente deve essere dato avvertimento della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia.
Sulla scorta di tali principi, quindi, si è di recente affermato, con riferimento all’ipotesi di cui all’art. 186 co. 7 C.d.S. (cfr. in motivazione sez. 4 n. 9236 del 2016 non massimata), che il sistema delle garanzie, delineato dal combinato disposto degli artt. 114 disp. att. cod. proc. pen. e 354 cod. proc. pen., scatta nel momento in cui la polizia giudiziaria procede all’accertamento, per via strumentale – che ha natura indifferibile ed urgente – del tasso alcolemico, invitando il conducente a sottoporsi alle due prove spirometriche, secondo le modalità indicate dall’art. 379, reg. es. cod. strada. Tale sistema introduce, in sostanza, una verifica tecnica che prende avvio con la richiesta di sottoporsi al test strumentale e, in tale scansione, l’avvertimento del diritto all’assistenza del difensore costituisce presupposto necessario della relativa procedura, indipendentemente dall’esito della stessa e dalle modalità con le quali il test venga concretamente effettuato.
In conclusione, deve essere ribadito, anche in questa sede, il seguente principio di diritto: “l’avvertimento della facoltà di farsi assistere da un difensore, ex art. 114 disp. att. cod. proc. pen., deve essere rivolto dagli organi di Polizia stradale al conducente del veicolo, nel momento in cui viene avviata la procedura di accertamento strumentale dell’alcolemia, con la richiesta di sottoporsi al relativo test; tale avvertimento deve essere dato anche in caso di rifiuto alla effettuazione dell’accertamento da parte dell’interessato”, da ritenersi valido anche per il caso di accertamento riguardante il reato di guida in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti, stante l’identità della ratio delle due distinte previsioni e l’applicabilità del disposto di cui all’art. 114 disp. att. cit. ad entrambe.
Pur emendata, nei termini che precedono, l’affermazione contenuta nelle sentenze di merito, secondo cui, in caso di rifiuto non sussisterebbe l’obbligo di dare al conducente l’avviso ex art. 114 disp. att. cit., l’insieme delle circostanze fattuali, rinvenibili sia nella sentenza d’appello, che in quella appellata che con la prima si salda nel conforme giudizio di penale responsabilità (accesso consentito in questa sede, stante la natura processuale della formulata doglianza), evidenzia che l’imputato si era allontanato dal nosocomio rifiutandosi di firmare, così rendendo impossibile procedere all’avviso ex art. 114 disp. att. c.p.p.. In altri termini, il comportamento dell’imputato, ponendosi a monte dell’avvio della procedura di cui l’avviso in esame costituisce necessario segmento, ha reso in concreto impossibile procedere nei termini di legge, dovendosi condividere il giudizio formulato dalla Corte territoriale a proposito della evenienza che l’E. , ove reperito in tempo reale un difensore, avrebbe anche potuto non ricusare l’accertamento al quale si è opposto, trattandosi di mera congettura smentita dall’immediato allontanamento dell’imputato dal nosocomio senza neppure sottoscrivere il verbale di accertamento e il modulo per l’acquisizione del consenso informato.
4. Il secondo motivo è parimenti infondato.
La parte ricorrente si è limitata ad affermare che la motivazione rassegnata dal giudice d’appello per giustificare la mancata conversione della pena sarebbe assente perché il richiamo ai precedenti penali dell’imputato non assolverebbe all’obbligo motivazionale. Trattasi di ragionamento che non svolge alcuna effettiva critica alle ragioni che hanno giustificato il rigetto della relativa istanza, che, in quanto frutto di un percorso argomentativo congruo, logico e non contraddittorio, si sottraggono allo scrutinio di legittimità.
5. Al rigetto segue la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali.


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2 Commenti

  1. Come è possibile per il conducente dimostrare che non è stato avvisato della facoltà di farsi assistere da un avvocato? Grazie in anticipo

  2. NEL 2012 HO FATTO UN INCIDENTE DA SOLO CONTRO DEI PALETTI EROI IN STATO DI EBRZZA MI È STATA CONFISCATA L’ AUTO E SONO STATO CONDANNATO ALLA REVOCA DELLA PATENTE PER 3 ANNI E A 1 ANNO ARRESTI DOMICILIARI DALLE ORE 20 ALLE 8 ADESSO HO GIÀ SCONTATO TUTTO MA ADESSO SONO ANDATO PER RINNOVARE I DOCUMENTI È NON VOGLIONO DARMELI VALIDI PER L’ESPATRIO COSA POSSO FARE ? GRAZIE

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