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È vero che chi rompe paga?

16 luglio 2017


È vero che chi rompe paga?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 luglio 2017



La prescrizione e la misura del risarcimento del danno per chi rompe un oggetto di proprietà altrui.

Chi rompe paga, dice un detto. E per il diritto? Cosa prevede la legge nel caso in cui qualcuno, inavvertitamente, rompe un oggetto appartenente a un’altra persona? Chi rompe qualcosa di proprietà del condominio, del vicino di casa, dell’azienda dove lavora o di una pubblica amministrazione deve pagare i danni? A quanto ammonta la somma che si deve versare per il risarcimento e dopo quanto tempo cade in prescrizione il debito? Cerchiamo di capirlo in questo breve ma sempre attuale chiarimento.

Spesso, dietro la saggezza popolare, si nascondono regole eterne. Lo stesso diritto non nasce autonomamente, ma dalla percezione che la società ha del giusto e dell’ingiusto: il legislatore ne prende atto e lo eleva al rango di norma. Se, per ipotesi, in una collettività, condividere la terra fosse ritenuto giusto e civile, verosimilmente non esisterebbe neanche per la legge il concetto di proprietà privata. Salvo quando si tratta di questioni necessarie per la pubblica sicurezza (ad esempio il divieto di uccidere) da imporre a prescindere dal sentire popolare (è giusto obbligare la gente a pagare le tasse o a moderare la velocità in auto anche se per molti possono esserci delle valide “eccezioni”), in tutti gli altri casi la legge non è che lo specchio della volontà di una determinata cultura spazio-temporale.

Tutto questo per dire che se, per la collettività, è vero che chi rompe paga, altrettanto lo è per la legge. Il codice civile contiene una norma che è uno dei pilastri del diritto privato: l’articolo 2043 cod. civ. recita nel seguente modo:

«Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno».

Da tale norma si possono trarre le seguenti conclusioni.

Risarcisce chi è in malafede ma anche chi è imbranato

Affinché scatti la responsabilità per aver rotto un oggetto altrui non è necessario farlo con dolo; basta anche la semplice colpa ossia l’imprudenza, la negligenza o l’imperizia professionale. Insomma l’imbranato paga come chi agisce per malafede.

La responsabilità è esclusa solo se si dimostra che l’evento si è determinato per il sopraggiungere di una causa di forza maggiore, esterna e improvvisa, non evitabile né prevedibile. Si pensi a una persona che presta un’auto a un amico e questi, di notte, la parcheggia in un’area sicura. Tuttavia, una sera, un fulmine di forza superiore alla media, rompe un albero che va a finire sul tettuccio della macchina. In questo caso non c’è l’obbligo di risarcire il danno. Ci sarebbe stato se, invece, l’amico avesse parcheggiato l’auto in prossimità di un tronco che già appariva pendente e prossimo alla rottura; in tale ipotesi è facile ravvisare una colpa.

In termini giuridici si definisce:

  • fatto doloso: un fatto è tale quando colui che lo ha commesso lo ha voluto e preveduto come conseguenza della sua azione o omissione;
  • fatto colposo: un fatto è tale quando non è stato cagionato intenzionalmente, ma si è verificato a causa di negligenza, imprudenza o imperizia ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline.

Ci deve essere il danno e questo non deve essere irrisorio

È vero che chi rompe paga, ma non è ammesso chiedere il risarcimento se non c’è stato un danno effettivo e attuale. Non si può chiedere il risarcimento per un danno che, al momento, non c’è ma si pensa che si possa verificare in futuro. Il danno deve essere non infimo. Ad esempio non si può chiedere il risarcimento del danno al parrucchiere per aver tagliato una ciocca di qualche centimetro in più del dovuto a meno che non si dimostri che proprio questo ha impedito di ottenere l’acconciatura richiesta per una particolare occasione (un matrimonio). Non si può chiedere il risarcimento per una tasca scucita quando questa è facilmente riparabile anche da una persona non esperta di sartoria. Non si può pretendere i danni per poche foglie di prezzemolo su cui il cane del vicino ha fatto i bisogni.

Il danno non deve concernere necessariamente un oggetto materiale, ben potendo essere a beni immateriali come l’onore e la reputazione, la privacy, la salute, ecc.

Rapporto di causa-effetto

Il risarcimento è ammesso solo a condizione che causa del danno sia stata la condotta del responsabile. Se, ad esempio, si fa cadere un vaso che era già rotto e unito da una colla leggera, non idonea a tenere uniti i vari pezzi, non ci può essere richiesta di risarcimento. Allo stesso modo non spettano i danni a chi compra un oggetto che mostra subito dei difetti, dovuti però non ad un errore di fabbricazione ma dal cattivo uso che ne ha fatto l’acquirente stesso.

Prescrizione del diritto al risarcimento

Un elemento essenziale della regola «chi rompe paga» è che l’obbligo di risarcire i danni non è per tutta la vita, ma per massimo 5 anni; se, infatti, in tale arco di tempo il danneggiato non si fa vivo, il danneggiante non può più essere citato in causa ed è libero dal debito, il quale ormai è caduto in prescrizione.

Misura del risarcimento

Veniamo ora al problema dei soldi. A quanto ammonta il risarcimento che deve pagare chi rompe? Bisogna corrispondere la somma pari al valore che aveva l’oggetto al momento dell’acquisto, di modo che il danneggiato possa comprarne uno nuovo, o una somma pari al valore residuo del bene, quello cioè al momento del danneggiamento? La giurisprudenza preferisce questa seconda soluzione per evitare speculazioni. Così, ad esempio, se a seguito di un incidente stradale, l’auto si rompe completamente l’assicurazione non deve pagare una macchina nuova al danneggiato ma verifica il valore residuo del mezzo secondo la quotazione che esso aveva al momento del sinistro.

note

Autore immagine: 123rf com

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1 Commento

  1. Buonasera, sono una collaboratrice domestica… Dopo aver appeso lo specchio al muro, é caduto dopo circa 4 ore, ma io non ero presente. Chi paga i danni, considerando che, lavoro in nero e in quella casa c’é un gatto che sale ovunque! Io dopo averlo appeso, ho verificato la stabilità dello specchio e ho invitato la padrona di casa x verificare se andasse bene! Chi é responsabile?

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