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Lo sai che? Cartella di pagamento: è valida se viene data al convivente?

Lo sai che? Pubblicato il 17 luglio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 17 luglio 2017

Legittima la notifica affidata al familiare convivente con più di 14 anni anche senza la comunicazione di avvenuta consegna con successiva raccomandata.

«Ti è arrivata una raccomandata quando non c’eri; l’ho firmata io per te». Quante volte abbiamo sentito questa frase quando, assenti da casa per qualche ora, un  parente ha aperto al postino e ha ritirato la nostra corrispondenza. Allo stesso modo, anche una cartella di pagamento, notificata dall’Agenzia Entrate Riscossione, può essere consegnata a un familiare convivente qualora il destinatario non sia in quel momento presente. Ma la legge non è sempre perfetta e, a volte, lascia spazio a lacune nella tutela del cittadino. Come in questo caso. Ciò che stiamo per dirti, infatti, potrebbe lasciarti interdetto e metterti in allarme. Per quanto possa sembrarti strano, tutte le volte in cui una cartella di pagamento viene notificata a un familiare convivente, l’effettivo destinatario potrebbe non saperlo mai. Possibile? Sì; e a ricordarlo è una recente sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia [1]. Ma procediamo con ordine.

Prima di spiegarti quando la cartella di pagamento è valida se viene data al convivente e quali possono essere i rischi per il destinatario della notifica, è bene fare una precisazione importante.

La cartella è valida anche se il destinatario non l’ha mai ricevuta

Tutte le volte in cui bussa alla porta un ufficiale giudiziario o un postino per consegnare un atto del tribunale (ossia uno dei cosiddetti «atti giudiziari»), non trovando in casa il destinatario può dare la busta a uno di questi soggetti: a) un familiare convivente con almeno 14 anni e in piena capacità di intendere e volte (non deve, quindi, essere necessariamente maggiorenne); b) un addetto alla casa come la domestica, con cui vi sia un contratto di lavoro; c) il portiere (di tanto avevamo già parlato nella nostra guida sugli Atti giudiziari per debiti). Se l’atto giudiziario viene affidato a una delle suddette persone, l’incaricato alla posta spedisce all’effettivo destinatario una seconda raccomandata in cui – proprio al fine di garantirgli la conoscibilità della comunicazione – lo avvisa del tentativo di notifica e che il plico è stato consegnato a un’altra persona legittimata a riceverlo. In questo modo, si consente al soggetto assente di recuperare la busta. Una cautela in più per evitare dimenticanze da parte dei familiari che hanno “firmato” al posto altrui. Questa seconda raccomandata va sotto il nome di Can (comunicazione di avvenuta notifica).

Ebbene, come già chiarito dalla Cassazione [2], la legge [3] non prevede l’obbligo del Can in caso di notifica di cartella di pagamento. Nella pratica significa che chi convive con un parente smemorato o poco ordinato potrebbe un giorno trovarsi sottoposto a pignoramento senza comprenderne la ragione, non avendo mai saputo della notifica della cartella esattoriale. Per comprendere meglio come stanno le cose facciamo un esempio.

Sempre meglio chiedere, di tanto in tanto, ai propri familiari se hanno ricevuto raccomandate per conto nostro

Immaginiamo una persona che, tutte le mattine, esce per andare al lavoro. A casa resta la moglie che è solita ritirare la posta dalla cassetta delle lettere e firmare le raccomandate indirizzate al marito. Un giorno, però, il postino consegna una serie di cartelle di pagamento spedite da Agenzia Entrate Riscossione e indirizzate all’uomo per non aver questi pagato una serie di multe e il bollo auto. La donna, che proprio in quel momento sta per uscire, mette di fretta le buste all’interno della propria borsa e se ne dimentica. Al rientro lascia la borsa nell’armadio senza riprenderla per un paio di mesi. Dopo qualche tempo all’uomo viene comunicato il preavviso di fermo sull’auto. Questi, che non ha mai ricevuto prima una richiesta di pagamento da parte dell’esattore, va allo sportello a chiedere informazioni, ma lì gli fanno notare che la notifica è andata a buon fine perché gli atti sono stati consegnati alla moglie. Dal canto suo il debitore fa rilevare che di tanto non ha mai saputo niente, sia perché la moglie si è dimenticata di dargli le cartelle, sia perché il postino non lo ha avvisato del tentativo di notifica. Secondo però l’addetto, la notifica è regolare e il fermo auto pienamente legittimo. Chi dei due ha ragione?

Secondo la giurisprudenza unanime, è valida la cartella di pagamento notificata al familiare convivente. Tuttavia non bisogna inviare al destinatario una seconda comunicazione con cui lo si informa della consegna dell’atto a un’altra persona anche se questi non è mai venuto a conoscenza della cartella e, di conseguenza, non l’ha potuta neanche impugnare nei termini di legge.

Quando la raccomandata contenente una cartella di pagamento non viene consegnata al debitore personalmente, ma a un familiare convivente, a una persona addetta alla casa o al portiere, per il perfezionamento della notifica non è necessario l’invio della seconda raccomandata informativa (Can).

note

[1] Ctr Lombardia, sent. n. 166/22/2017.

[2] Cass. ord. n. 12083/2016.

[3] Art. 26 Dpr n. 602/1973.


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