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Lo sai che? Cartella notificata via pec: cosa contestare

Lo sai che? Pubblicato il 17 luglio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 17 luglio 2017

La notifica via pec della cartella esattoriale deve rispettare alcuni requisiti: ecco quando conviene fare ricorso.

L’Agenzia delle Entrate Riscossione può dare la prova della notifica telematica della cartella esattoriale attraverso la copia analogica della cartella e delle relative ricevute di accettazione e consegna. La notifica via pec è valida, anche se manca l’attestazione di conformità, qualora il contribuente non contesti la conformità agli originali di tali documenti.

È quanto affermato da una recente sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Milano [1] illustrando i requisiti necessari ai fini della validità e regolarità della notifica via pec delle cartelle esattoriali.

Si può negare di aver ricevuto la pec?

La legge prevede l’obbligo di procedere alla notifica a mezzo pec qualora i destinatari degli atti di riscossione siano professionisti e imprese individuali o società.

L’uso della posta elettronica certificata comporta come conseguenza che il documento trasmesso via pec non abbia forma cartacea ma digitale e si rende applicabile il principio secondo il quale: «il documento informatico trasmesso in via telematica si intende spedito dal mittente se inviato al proprio gestore e si intende consegnato al destinatario se reso disponibile ali ‘indirizzo elettronico da questi dichiarato nella casella di posta elettronica del destinatario messa a disposizione dal gestore» [2].

Dunque, all’esito della operazione tramite uno o più gestori che garantiscono la regolarità del servizio, non è possibile per il mittente negare di avere trasmesso il messaggio e gli allegati e il destinatario a sua volta non può contestare di averli ricevuti.

Come si prova la notifica via pec della cartella

In sintesi la prova della notifica telematica della cartella esattoriale può essere fornita dall’Agenzia delle Entrate Riscossione attraverso la copia analogica della cartella e delle relative ricevute di accettazione e consegna: la prova della notifica sarà da ritenersi data se la conformità all’originale di tale copia, in tutte le sue componenti, è attestata da un pubblico ufficiale a ciò autorizzato o se la conformità di esse (per quanto prive dell’attestazione) non sia disconosciuta dal contribuente.

La legge non prescrive in nessun caso che la cartella sia formata in origine come documento analogico o come documento informatico: anzi, la natura e le modalità di gestione telematica dei ruoli fanno ritenere piuttosto che la cartella “nasca” come documento informatico e che la stampa notificata nelle modalità tradizionali sia una mera riproduzione del documento nativamente informatico.

Firma della cartella esattoriale

Secondo i giudici non è prescritta alcuna firma dell’esattore sulla cartella, come ha peraltro affermato la Suprema Corte di Cassazione [3]: «In tema di riscossione delle imposte sul reddito, la mancanza della sottoscrizione della cartella di pagamento da parte del funzionario competente non comporta l’invalidità dell’atto, la cui esistenza non dipende tanto dall’apposizione del sigillo o del timbro o di una sottoscrizione leggibile, quanto dal fatto che, al di là di questi elementi formali, esso sia inequivocabilmente riferibile all’organo amministrativo titolare del potere di emetterlo».

In altri termini, è sufficiente che il “documento” cartella esattoriale sia conforme al modello approvato dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate e che l’atto stesso sia inequivocabilmente riferibile al concessionario per la riscossione.

La cartella deve quindi i riferimenti ai dati del ruolo e, a pena di nullità, l’indicazione del responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo e di quello di emissione e di notificazione della stessa cartella.

Il contribuente deve contestare la conformità all’originale

Il Codice dell’Amministrazione Digitale [4] stabilisce che le copie e gli estratti su supporto analogico del documento informatico, conformi alle vigenti regole tecniche, hanno la stessa efficacia probatoria dell’originale se la loro conformità non è espressamente disconosciuta. Resta fermo, ove previsto l’obbligo di conservazione dell’originale informatico.

In altri termini, in difetto di contestazione della conformità della copia analogica dei documenti informatici da parte del contribuente, deve ritenersi validamente fornita la prova della notifica a mezzo pec della cartella esattoriale attraverso la produzione delle “stampe” delle ricevute pec di accettazione e di avvenuta consegna.

Il contribuente interessato a rendere invalida notifica deve contestare la conformità all’originale della cartella, evidenziando, per esempio, la mancanza di asseverazione da parte di un pubblico ufficiale.

Se la notifica via pec è irregolare

Secondo i giudici, anche se anche dovesse ravvedersi un’irregolarità della notifica via pec, non ne potrebbe comunque conseguire la inesistenza dell’atto ma tutt’al più un vizio di nullità. La nullità sarebbe quindi sanabile con il raggiungimento dello scopo: portare l’atto a conoscenza del destinatario.

Ciò vuol dire che se il contribuente impugna tempestivamente la cartella ricevuta via pec sana l’eventuale vizio di notifica. In tal caso il ricorso è consigliabile solo se ci sono altri vizi di merito da contestare.

In altri termini, non basterebbe dire che la notifica via pec è illegittima se sono stati rispettati i passaggi principali della procedura, ma servirebbero ulteriori fondati motivi per contestare la pretesa esattoriale e vincere il ricorso.

note

[1] CTP Milano, sent. n. 3940/2017.

[2] Art. 3 DPR n. 68/2005.  

[3] Cass. sent. n. 4757/2009.

[4] Art. 23, c. 2.


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1 Commento

  1. AVV. M. Monteleone, se ho capito bene la pec di un documento in pdf e dunque non firmato digitalmente (tipo pdf.7m) è valido se all’interno e riportata la dicitura di copia conforme all’originale da parte del pubblico ufficiale. Grazie

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