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Lo sai che? Condominio: chi rompe paga?

Lo sai che? Pubblicato il 18 luglio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 18 luglio 2017

In caso di danni alle parti comuni del condominio è vero che chi rompe paga, ma l’assemblea condominiale non ha il potere di prendere decisioni sul risarcimento

Chi di noi non conosce il proverbio «chi rompe paga ed i cocci sono i suoi»? I proverbi sono lo specchio della saggezza popolare. Specchio che si riflette sicuramente nella legge, talvolta – però – con sfumature diverse che necessitano di essere approfondite.

Facciamo il caso del condominio e poniamoci le seguenti domande: cosa si deve fare nel caso in cui sia stato un singolo condomino a danneggiare una parte comune dell’edificio? Si pensi all’androne, alle scale, all’ascensore, maldestramente danneggiati da un singolo inquilino: ebbene, cosa può fare il singolo condomino che intende essere rimborsato per le spese sostenute a causa dei danni causati da altri?

La risposta è semplice: gli può fare causa per ottenere il risarcimento del danno.

Il codice civile, infatti, contiene un’importantissima norma [1] che recita così: «Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno».

È innegabile, quindi, che anche in materia condominiale vale il detto “chi rompe paga“.

Al riguardo, però, è necessario fare due precisazioni.

Prima di tutto è importante sapere che, in tali casi, il singolo condomino potrà agire limitatamente alla sua quota. Il risarcimento spettante ad ogni inquilino, infatti, sarà limitato alla propria quota di partecipazione alla spesa frutto del danno.

Proprio in tale ambito la Cassazione [2] ha avuto modo di precisare che «qualora il danno subito dalla cosa comune sia causalmente imputabile ad uno dei comproprietari, il comproprietario del bene danneggiato può agire nei confronti del danneggiante per il risarcimento dei danni per equivalente solo pro-quota, e non per intero.  Il pregiudizio patrimoniale subito dal comproprietario, infatti, corrisponde alla spesa posta a suo carico per la riparazione del bene comune; sicché in favore del predetto può essere liquidato solo l’importo su lui gravante in proporzione al suo diritto di comproprietà, e non anche la parte di esborso dovuta dal comproprietario danneggiante».

Un altro importante aspetto da non sottovalutare concerne i poteri, che in tali ipotesi, può esercitare l’assemblea di condominio.

Al riguardo, la domanda che ci si potrebbe porre è la seguente:  è lecita la deliberazione assembleare che, sulla base del convincimento della maggioranza, addebiti la responsabilità di un fatto e quindi le spese a chi è ritenuto responsabile?

La risposta è no.

Ed infatti, una cosa è agire in giudizio per ottenere il risarcimento (pro quota) connesso al fatto illecito altrui, altro è decidere in assemblea di addebitare l’intera spesa a chi ha commesso tale fatto.

L’assemblea non ha questo potere, nemmeno se esercitato a maggioranza. Detto potere spetta solo ai giudici.

Il perché è semplice: un conto è chiedere ad un giudice di accertare un fatto e trarne le conseguenze in ordine alle responsabilità. Cosa del tutto diversa è decidere fuori da un’aula di Tribunale e senza il consenso dell’interessato, di addossargli una responsabilità e fargliene pagare, in termini economici, le conseguenze.

Sul punto anche la giurisprudenza [3] ha chiarito che «nel caso di danni causati da uno o più condomini alle parti comuni, l’assemblea condominiale non ha la competenza di attribuire i costi per le riparazioni a carico del soggetto ritenuto responsabile dell’evento lesivo. In tal caso o il soggetto chiamato a risarcire il danno presta corso volontariamente alla richiesta di risarcimento oppure sarà necessario promuovere una formale richiesta all’autorità giudiziaria affinché emetta una corrispondente domanda.  Ciò in quanto i poteri dell’assemblea sono limitati, ai sensi dell’art.1123 cc. al solo riparto delle spese tra tutti i condomini oppure ad una delibera di azione nei confronti dei condomini che abbiano dato causa alle spese medesime, ma non l’attribuzione diretta di spese a carico del condomino ritenuto responsabile delle stesse. Sarebbe quindi nulla la delibera con cui venisse statuita la responsabilità di una determinata spesa e la creazione di un titolo di pretesa creditoria nei confronti del presunto responsabile, rappresentando un tentativo di autotutela».

In conclusione, nel caso di danni alle parti comuni del condominio è vero che chi rompe paga, ma è sbagliato che l’assemblea condominiale si sostituisca al giudice nella deliberazione del risarcimento che, si badi bene, ciascun condomino potrà ottenere solo pro quota.

note

[1] Art. 2043 cod. civ.

[2] Cass. Civ. sent. n. 20733 del 23.11.2012.

[3] Trib. Modena sent. n. 458 del 07.03.2012.


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2 Commenti

  1. Praticamente se in un condominio ci sono bambini che sfasciano tutto, costa più fare richiesta tributaria che magari pagare in millesimali un danno altrui… W l’Italia come sempre che tutela le persone responsabili e paganti!!!

  2. Ma perché il proprietario di un immobile, si rifiuta di riconsegnare il deposito cauzionale e non gli accade nulla se non portarlo in tribunale?

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