Donna e famiglia Come difendersi dallo stalker

Donna e famiglia Pubblicato il 18 luglio 2017

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Cosa prevede la legge per proteggere la vittima di stalking dal proprio persecutore? Conoscere i propri diritti è fondamentale per tutelarsi al meglio: una breve guida per difendersi dagli stalker.

Diritto di querela, misure di protezione, risarcimento dei danni e difesa legale gratuita sono alcuni degli strumenti che la legge mette a disposizione delle vittime di stalking. Una guida ci spiega quando e come utilizzarli per una tutela efficace.

I giornali ci parlano spesso di storie di stalking che finiscono in tragedia e di vittime lasciate sole o mal tutelate dalle autorità che dovrebbero proteggerle contro i propri persecutori. La conoscenza dei propri diritti e degli strumenti per tutelarli al meglio è il primo passo per proteggersi efficacemente contro stalking e reati simili: minacce, molestie, violenze domestiche ecc.

Cos’è lo stalking

Anzitutto è necessario aver ben presente quando si può parlare di delitto di atti persecutori (stalking) [1] e quando no.

Si ha stalking solo se:

  • il persecutore molesta o minaccia la vittima con atti ripetuti, cioè con minacce o molestie che devono ripetersi, anche solo due volte;
  • a causa delle molestie o minacce la vittima incorre in uno stato grave e duraturo di ansia, paura o fondato timore per l’incolumità propria o dei propri familiari, oppure gli atti persecutori costringono la vittima a cambiare le proprie abitudini di vita.

La querela

Di regola il reato è punibile solo se la vittima presenta una valida querela contro lo stalker entro sei mesi dai fatti. Il termine di sei mesi deve essere contato non dal primo atto di persecuzione, bensì dal momento in cui le minacce o le molestie si ripetono, perché è solo da questo momento che si può parlare di stalking.

A differenza di molti altri reati procedibili a querela, a tutela ulteriore della vittima è stabilito che:

  • la querela può essere rimessa, cioè ritirata, solo con dichiarazione resa davanti al giudice, che valuterà se la decisione è spontanea o è frutto di minaccia o altre pressioni da parte dello stalker;
  • nel caso in cui le minacce dello stalker siano gravi (es. minacce di morte, con uso di armi), la querela è irrevocabile.

Nel caso in cui lo stalking abbia come vittima un minorenne, oppure un disabile, il reato è procedibile d’ufficio, cioè non servirà che la vittima presenti querela perché si possa procedere contro lo stalker. La procedibilità d’ufficio è prevista anche nel caso in cui insieme agli atti persecutori lo stalker commetta altri atti che sono procedibili d’ufficio (es. violenza privata, resistenza a pubblico ufficiale, porto abusivo d’armi ecc.).

Il divieto di avvicinamento alla vittima e le altre misure cautelari 

Insieme alla querela, la vittima può chiedere al magistrato l’adozione di misure cautelari a propria tutela.

La misura più comune in questi casi è il divieto di avvicinamento dello stalker alla vittima [2]. Se il giudice accoglie la richiesta, può prescrivere allo stalker di non avvicinarsi alla persona, ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima e dai familiari della stessa (es. abitazione, luogo di lavoro, scuole ecc.) e di non comunicare con gli stessi, con ogni mezzo (telefono, social network ecc.).

La richiesta di misure cautelari può provenire anche dalla polizia che interviene in seguito ad una querela o dal pubblico ministero.

Nei casi più gravi, oppure quando lo stalker non rispetta i divieti imposti dal giudice, possono essere applicate misure più gravi, come il divieto di dimora, gli arresti domiciliari o la custodia in carcere.

Il risarcimento

Oltre alle misure di protezione immediata dalla violenza dello stalker, è bene ricordare che la vittima può chiedere che il responsabile sia condannato al risarcimento del danno provocato dagli atti persecutori.

Il risarcimento può essere chiesto nell’ambito del processo penale, costituendosi parte civile, oppure in un separato processo civile.

Il gratuito patrocinio

La legge stabilisce che le vittime di alcuni reati, tra i quali rientra lo stalking, possano chiedere l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato (gratuito patrocinio) anche se superano le condizioni di reddito generalmente stabilite per poter accedere al beneficio [3].

La vittima potrà quindi rivolgersi ad un avvocato e costituirsi parte civile senza pagare alcun contributo e senza dover corrispondere alcun compenso all’avvocato: queste spese saranno infatti interamente sostenute dallo Stato.

L’ammonimento

Nei casi meno gravi, quando si ritiene che possa essere efficace anche solo un avvertimento allo stalker, la legge prevede che la vittima possa rivolgersi al Questore, esponendo i fatti che la riguardano [4].

Se il Questore ritiene fondato il racconto della vittima, convoca il responsabile degli atti persecutori e lo intima formalmente di cessare il proprio comportamento illecito (ammonimento). Nel caso in cui lo stalker detenga legalmente armi, il Questore può prendere provvedimenti quali la sospensione, la limitazione o la revoca del porto d’armi o di altre autorizzazioni.

L’ammonimento del Questore può essere chiesto solo se la persona offesa non ha ancora presentato querela. Se lo stalker continua la propria condotta persecutoria, si procede d’ufficio alla denuncia penale e la pena in caso di condanna è aumentata.

note

[1] Art. 612-bis cod. pen.

[2] Art. 282-ter cod. proc. pen.

[3] D.P.R. n. 115/2002, art. 76.

[4] D.L. n. 11/2009, art. 8.


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