Diritto e Fisco | Editoriale

Come l’Agenzia Entrate controlla i conti senza mandato del giudice

18 luglio 2017


Come l’Agenzia Entrate controlla i conti senza mandato del giudice

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 luglio 2017



I rischi sulla privacy dei contribuenti: un nuovo controllo indiscriminato dei conti correnti non soggetto né ad autorizzazione preventiva né a successiva verifica.

Il nuovo Agente della riscossione può accedere, visionare e ispezionare i conti correnti degli italiani senza dover prima ottenere un “mandato” dal giudice. Si tratta di un potere di indagine straordinario, che non ha precedenti nella storia della riscossione esattoriale del nostro Paese. È questa una profonda novità partita dal 1° luglio scorso, con cui i contribuenti sono chiamati oggi a confrontarsi e a valutare le relative conseguenze. Cessa la caccia al tesoro che, un tempo, era stata anche l’ostacolo al pignoramento presso terzi e che ne ha rallentato spesso l’attuazione. Capitava infatti che, pur in presenza di cartelle di pagamento notificate da diverso tempo, il contribuente si trovasse con il conto bancario o postale libero da blocchi. Da oggi non sarà più così e, anzi, il pignoramento del conto corrente sarà quasi istantaneo, una procedura applicata in modo automatico come è stato il fermo auto per tutti questi anni. Ma procediamo con ordine e vediamo di cosa si tratta e come l’Agenzia delle Entrate controlla i conti senza mandato del giudice.

Un nuovo nemico

Si è parlato a lungo, negli scorsi mesi, di come Agenzia Entrate Riscossione, ossia il nuovo esattore che ha sostituito Equitalia, possa pignorare i conti correnti dei contribuenti senza autorizzazione del giudice. La questione però è stata eccessivamente enfatizzata dalla stampa: si tratta, infatti, di un potere che l’Agente della Riscossione ha sempre avuto (di tanto avevamo già parlato in Pignoramenti del conto senza giudice: la bufala). La legge speciale sull’esecuzione esattoriale, infatti, prevede che il pignoramento del conto passi attraverso una semplice “lettera” indirizzata alla banca e al debitore, senza un’udienza davanti al giudice come invece avviene coi privati. Non siamo quindi in presenza di una nuova facoltà riconosciuta ad Agenzia Entrate Riscossione, per quanto, di certo, essa sia particolarmente incisiva.

Ciò che, tuttavia, non è stato detto – e che invece costituisce la vera novità in materia di riscossione – riguarda la precedente fase della ricerca dei conti correnti da pignorare: qui sì che è stata rivoluzionata la disciplina in “onore” del nuovo esattore; qui sì che si arriva ai conti correnti degli italiani senza alcuna autorizzazione del tribunale, autorizzazione che un tempo era invece necessaria per accedere ai dati delle banche. Ecco quindi come l’Agenzia delle Entrate controlla i conti senza permesso del giudice.

Accesso ai conti senza mandato del giudice

Il vero problema dei pignoramenti è la ricerca del bene da pignorare. Una ricerca non sempre facile e che una recente riforma ha voluto semplificare consentendo ai creditori di accedere alle banche dati delle pubbliche amministrazioni, previa autorizzazione del Presidente del Tribunale. In esse vengono contenute una serie di informazioni utili a conoscere il patrimonio del debitore: redditi di lavoro dipendente o pensionistici, possesso di redditi da locazione o da attività imprenditoriali, conti correnti e altri depositi bancari. Una volta avviati gli atti preparatori al pignoramento (la notifica al debitore del titolo esecutivo e del precetto), il creditore si fa autorizzare dal Presidente del Tribunale ad accedere all’Anagrafe Tributaria e all’Anagrafe dei conti correnti per poter prendere visione di tali informazioni e procedere poi “a colpo sicuro” con il pignoramento.

Fino a ieri anche Equitalia era tenuta a rispettare questa trafila e a chiedere il “permesso” al Tribunale prima di poter “spiare” nei conti correnti dei contribuenti. Senonché è stata proprio questa limitazione a spingere l’ex direttore della società per azioni a suggerire al Governo una modifica sostanziale della disciplina. Modifica che sappiamo essere confluita proprio nella trasformazione dell’agente della riscossione da società privata in ente pubblico. In forza di ciò, la legge che ha decretato la nascita di Agenzia Entrate Riscossione [1] ha riconosciuto espressamente a quest’ultima la possibilità di accedere ai rapporti finanziari senza mandato del tribunale. Essa «può acquisire le informazioni relative ai rapporti di lavoro o di impiego, accedendo direttamente, in via telematica, alle specifiche banche dati dell’Istituto nazionale della previdenza sociale». Il che significa che, con un semplice click del computer, il funzionario di turno, al 61° giorno dalla notifica della cartella potrà:

  • sapere in tempo reale in quale banca il contribuente deposita il proprio stipendio, la pensione, i redditi di impresa o quelli professionali;
  • inviare contestualmente una lettera (ossia l’atto di pignoramento) alla banca e al debitore con cui comunica il blocco delle somme depositate;
  • ordinare alla banca di accreditare le suddette somme direttamente all’Agente della riscossione, senza previa autorizzazione del giudice, se il contribuente entro 60 giorni non avrà pagato o non avrà fatto richiesta di rateazione (la quale sola blocca il pignoramento del conto).

 

Conti correnti trasparenti

Con la modifica legislativa viene ultimata la perfetta trasparenza dei conti correnti dei contribuenti in ogni fase del rapporto con l’amministrazione finanziaria, da quella preventiva dell’accertamento a quella finale della riscossione. I rapporti con le banche non hanno segreti già nella fase preliminare in cui l’Agenzia delle Entrate effettua le verifiche sull’evasione fiscale, procedendo alle indagini bancarie; non ne hanno nel momento in cui il credito passa all’esattore e questi controlla presso quale banca eseguire il pignoramento; non hanno infine filtri del giudice nel momento in cui il pignoramento vero e proprio viene ordinato.

Cosa cambia rispetto al passato?

Intanto balza subito all’occhio l’automatismo della procedura, che consentirà di avviare l’esecuzione forzata senza spendere tempo e soldi per le autorizzazioni del tribunale (tutto, come detto, avverrà all’interno dello stesso ufficio di Agenzia Entrate Riscossione senza aggravi di spese legali). Dubbi si pongono inoltre in merito al rispetto della privacy e alle garanzie che l’accesso alle banche dati non venga effettuato in via indiscriminata e senza un’obiettiva e specifica finalità. Non dimentichiamo peraltro che il personale transitato ad Agenzia Entrate Riscossione è lo stesso di Equitalia, il quale è stato a suo tempo assunto “a chiamata libera”, secondo criteri e logiche delle società private e che ora si trova a gestire un ente pubblico con tutti i poteri che da ciò conseguono.

note

[1] DL 193/2016.

Autore immagine: 123rf com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI